Phoenix @ Fabrique, Milano

by Silvia Rizzetto

Scrivere un live report oggi all’estremo delle forze non è una mossa geniale, tanto meno egocentrica perché in questo stralcio di diario non troverete una perfetta disamina tecnica ma un regalo delle mie emozioni provate in una delle esibizioni più riuscite al Fabrique di Milano, il concerto dei Phoenix del 20 marzo, seconda tappa italiana (la prima fu a Roma lo scorso 22 luglio) dell’inarrestabile tour promozionale di Ti Amo (Glassnote Records, 2017; recensito su NoisyRoad da Maria Vittoria Perin), sogno di un viaggio sentimentale nel Bel Paese in un’estate dei primi anni Ottanta. Un freddo tollerabile ha partecipato all’apertura dei cancelli, tardata alla vista delle scarse decine accodate che, fortunatamente, venivano intrattenute sia dalla riproduzione casuale della discografia degli headliner proveniente dalle casse del venditore di panini parcheggiato nel lato opposto di via Fantoli sia dalle prove di Giorgio Poi, brillante cantautore indie scelto dagli stessi Phoenix per aprire il loro concerto. Ricordo ancora quel messaggio improvviso di Laurent Brancowitz, subito fotografato e pubblicato su Facebook dal giovane musicista, che annunciava così la sua presenza:

Phoenix ❤️

Posted by Giorgio Poi on Montag, 30. Oktober 2017

Fa niente (Bomba dischi, 2017) è un album che si sposa con le finalità perseguite dal quartetto francese, è una raccolta di melanconiche visioni sussurrate da un timbro troppo complesso da definire perché acuto, metallico e al tempo stesso tenerissimo, a cui rispondono ritmi jazz rimacinati nel pop televisivo degli anni Sessanta, capaci di affacciarsi alla modernità grazie all’intervento di una loop station e di un crash forato, sospinti già dal secondo brano in scaletta (L’abbronzatura) verso lidi lontani, dove un flauto sottile di legno faceva la sua stridula apparizione in una psichedelica jam session. Si rimane bruciati dal merito dei compagni di Giorgio, Matteo Domenichelli (basso; tastiera) e Francesco Aprili (batteria), c’era comunque chi era venuto appositamente per loro, infatti tra l’onda animata si potevano scorgere T–shirt bianche con un cerchio colorato di rosso, celeste e giallo avente al suo interno la scritta «poi» in corsivo; tra i cori si percepiva una richiesta accorata del singolo Semmai, non eseguito perché l’esibizione è durata poco più di mezz’ora, il tempo necessario per presentare il singolo Il Tuo Vestito Bianco come alternativa alla strumentale Patatrac. Di seguito sono riportati i brani presentati:

  1. Paracadute;
  2. L’Abbronzatura;
  3. Il Tuo Vestito Bianco;
  4. Le Foto Non Me Le Fai Mai;
  5. Fa niente;
  6. Acqua Minerale;
  7. Tubature;
  8. Niente Di Strano.
Fotografia di Rodolfo Sassano.

Tolto il telone nero che copriva le strumentazioni dei Phoenix (lo vedete nella fotografia pubblicata sopra), una grancassa decorata da una lampadina a forma di cuore e un vecchio telefono rosso preannunciavano delle delizie; uno sguardo alla gente durante la pausa mi ha permesso di capire quanto i milanesi amino spaccare il minuto per il divertimento e che arrivarci in anticipo non fa per loro perché hanno l’agenda ricca di impegni: molti di essi sono entrati nel locale ascoltando vecchie perle quali Ancora Tu; Centro di Gravità PermanenteBerta Filava, modelli per la composizione di Ti Amo. La parete del Fabrique è troppo bassa per contenere un elemento scenografico fondamentale, uno specchio che se fosse stato posto avrebbe riflesso i performer e le luci arcobaleno caratterizzanti il logo della band, tuttavia la sua mancanza non è stata risentita, come esplica la foto in copertina scattata da Francesco Prandoni. Diversamente dagli altri musicisti di successo, i Phoenix entrano sereni sul palco a luci soffuse, non sentono il bisogno di fare apparizioni trionfanti: solo una voce registrata, quella di Valentina De Luca del Ti Amo Speciale, li introduce nella prima canzone dell’ultimo album, J-Boy.

Fotografia di Rodolfo Sassano.

Un’esplosione di energia e di colori si è protratta per un’ora e mezza, mentre il pubblico roteava e saltava caloroso, consapevole che le dieci tracce dell’anno scorso sono dei cadeau che i Phoenix hanno fatto al loro Paese. Ed è l’affascinante penisola la patria di origine dei virtuosi chitarristi, i fratelli Laurent e Christian Mazzalai, freschi di un viaggio alla ricerca delle proprie radici; degli applausi scroscianti hanno fatto da sottofondo ai loro assoli che accompagnavano i continui dialoghi intimi tra il cantante Thomas Mars, volato dal palco, e gli spettatori che lo sorreggevano con animo mentre cantava Rome, If I Ever Feel Better ed una reinterpretazione di Ti Amo, rinominata nella scaletta Ti Amo Di Più. Durante il crowd surfing è avvenuto il momento più emozionante della serata: Mars ha intonato un soave medley di Countdown ed Emozioni di Lucio Battisti sulle note della chitarra solista di Christian Mazzalai, per poi concludere il suo incantesimo con la romantica Goodbye Soleil. Se leggerete articoli più specifici di questo, non troverete nessuna nota negativa al riguardo perché l’emozione -il gioco di parole è necessario- era reciproca: i Phoenix avevano raggiunto il loro obiettivo, offrire un’ idea di Italia rassicurante agli stessi italiani. Certo, c’è stata qualche piccola negligenza, ma errare humanum est, e i colpevoli non sono da identificare nell’ entourage del gruppo (d’altronde, come direbbero i criticoni navigati, “il Fabrique è sempre il Fabrique”), ma vi posso assicurare che i problemi con l’audio sono stati risolti nel primo quarto d’ora, quando le bombe classiche erano già state scagliate (Lasso; Entertainment; Lisztomania; Trying to be Cool) e i fotografi correvano nella stretta passerella. Che eleganza e che classe, questi Phoenix! Persino i vestiti di scena -per i concerti del Ti Amo tour hanno deciso di vestirsi allo stesso modo- parevano ben studiati, pur nella loro casualità: già prima dell’estate il bassista Deck D’Arcy aveva scovato il colore che sarebbe diventato il protagonista dell’ inverno seguente.

Fotografia di Andrea Leone.

Un concerto del genere non si poteva perdere, difatti si è scoperto del sold–out grazie ad un quasi commosso Mars. Un’umiltà non ipocrita e un repertorio sempre in fieri, canzoni sfortunate (Love Life; Rally; Armistice) che dal vivo acquistano giustizia: questa è la peculiarità dei Phoenix, genuini nonostante la fama, con un Grammy sotto braccio e con la benedizione di un mito vivente chiamato Francis Ford Coppola. Si è già parlato del punto più alto della serata, ma ce ne sono stati altrettanti: Mars ammiccava sperando che il pubblico lo seguisse con quelle semplici frasi scritte da lui in italiano, e per farsi largo tra la folla cercava la sua fiducia pronunciando «grazie», facendosi dunque capire in modo inequivocabile; lo stesso personaggio si è zittito nel bel mezzo di Lisztomania perché incredulo dei suoi ammiratori, i quali non sbagliavano nemmeno una parola del ritornello; si aggiungano le grida patriottiche nelle volte in cui i Mazzalai si sono scambiati delle occhiate e dei sorrisi dolcissimi e quando nell’encore Mars ha finalmente risposto al Telefono, esprimendo il suo amore per la moglie Sophia. La loro professionalità si è dimostrata maggiormente nella successione senza sosta di Too Young e Girlfriend e nella sperimentazione del brano elettronico Sunskrupt!, mashup di Bankrupt! e di Love Like a Sunset Part I e Part II. Non c’è successo che è stato dimenticato, a parte Everything is Everything e Run, Run, Run, contenute in Alphabetical (Virgin Records, 2004), album ormai relegato in soffitta, e si è prediletto per il lavoro più riuscito, Wolfgang Amadeus Phoenix (V2 Records, 2009), eseguendolo tutto eccetto Fences. Uscendo dal locale, un acquazzone gelido come il primo Fiordilatte dell’anno ha salutato il primo giorno di primavera, ultimo colpo di coda di un’influenza che, ahimè, credevo di aver raggirato. I Phoenix hanno organizzato la serata con i seguenti brani:

  1. J-Boy;
  2. Lasso;
  3. Entertainment;
  4. Lisztomania;
  5. Trying to be Cool;
  6. Love Life;
  7. Role Model;
  8. Rally;
  9. Too Young;
  10. Girlfriend;
  11. Sunskrupt!;
  12. Ti Amo;
  13. Armistice;
  14. Rome;
  15. If I Ever Feel Better;
  16. Countdown / Emozioni (cover);
  17. Goodbye Soleil;
  18. Telefono;
  19. Fior di Latte;
  20. 1901;
  21. Ti amo di più.
Fotografia di Vincenzo Nicolello.

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Silvia Rizzetto

Uno sfortunato insieme di atomi amante del passato, dei cimiteri e del Romanticismo.

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