Placebo @ Assago Forum, Milano

by Federica Di Gaetano

I Placebo li ricorro da un bel po’, ma gira che ti rigira non ero ancora riuscita a vederli dal vivo. Il fantomatico giorno è finalmente arrivato ieri, 15 novembre 2016, quando la band capitanata da Brian Molko ha fatto tappa a Milano con il suo 20 years of Placebo, un tour volto a celebrare la carriera ventennale del gruppo e che segue la pubblicazione del greatest hits A place for us to dream (pubblicato lo scorso 7 ottobre).

 

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Parto col direi che mi sento ogni giorno più vecchia e, nonostante avessi la giornata libera e, dunque, l’occasione di mettermi in fila fin dalle prime luci dell’alba, l’idea di rimanere tutto il giorno in casa, sotto la mia meravigliosa coperta con le maniche a guardare Skam (una serie tv norvegese che negli ultimi giorni mi sta rubando la linfa vitale) mi è sembrata decisamente più allettante. Me la sono presa con comodo e, dopo aver rischiato l’ipotermia, non riuscendo a capire se mi stessi dirigendo ad Assago oppure al Polo Nord, sono finalmente giunta davanti al Forum, giusto in concomitanza con l’apertura dei cancelli. E qui mi permetto di fare la rompipalle della situazione e rimproverare il fatto che, in termini di sicurezza e controlli, proprio non ci siamo: va bene non perquisire minuziosamente ogni singola persona che entra all’interno del palazzetto, ma quanto meno chiedere di aprire le borse credo che sia indispensabile.

Alle 20.00 in punto, mentre tutti i presenti sono concentrati a bere birra e guardare annoiati la pubblicità che presenta i concerti in programma nei prossimi mesi, ecco che, nello stupore generale, sale sul palco Brian, il quale annuncia di avere una brutta notizia: i Joy Formidable, band gallese a cui spetterebbe il ruolo di opening act, in seguito a un guasto al proprio van, si sono visti costretti ad annullare il proprio show. Nonostante alla maggior parte del pubblico non paia importare poi molto, io sono parecchio dispiaciuta, dato che ho amato parecchio i loro lavori (in particolare The big roar, 2011) e non vedevo l’ora di assistere a un loro live; inoltre, senza nessuna band di supporto l’attesa all’interno della location è sempre parecchio noiosa. La cosa alquanto surreale è che, subito dopo, Brian afferma di avere anche una buona notizia: ad intrattenerci prima del concerto ci sarà infatti un bizzarro personaggio, ovvero un suonatore di gong, proveniente dal centro milanese Alma Matters. Tutto abbastanza assurdo. Una volta terminata questa pittoresca esibizione le luci finalmente si abbassano e, accompagnato da un applauso scrosciante, ha inizio un video omaggio in memoria di Leonard Cohen (scomparso il 7 novembre, all’età di 82 anni), seguito dalla riproduzione del video del singolo Every you, every me.

Finalmente la band fa capolino sul palco e inizia a intonare le prime note di Pure morning. Al termine dell’esibizione Molko prende il microfono dando il benvenuto a tutti i presenti (“ladies, gentleman and who’s found himself in between”), ricordando che questo concerto sarà una celebrazione per i loro vent’anni di carriera e immediatamente i fans iniziano a intonare un simpatico “happy birthday, Placebo”. Subito dopo è il turno di Jesus’ Son e Loud like love , durante la quale si alzano moltissimi laccetti arcobaleno. Fin da subito capisco che questo concerto sarà parecchio lungo: Brian appare infatti particolarmente allegro e con molta voglia di interagire con il pubblico, raccontando di essere stato anche lui fra i tanti che ieri sera si sono riversati per le strade per osservare quella che è stata definita la “supermoon” e mostrando una sfocatissima foto scattata da lui, per poi lanciarsi in uno slogan ambientalista che ha come tema uno dei beni più preziosi per l’essere umano, l’acqua. Successivamente afferma che “quando moriremo ci ritroveremo tutti, ovunque sarà”, per poi eseguire Soulmates. Si arriva poi a Too many friends, che cito in particolare perché a mio parere contiene una delle frasi più fighe degli ultimi anni, cioè “My computer thinks I’m gay, what’s the difference, anyway?”. Ci sono state poi Space Monkey e Exit Wounds, due dei momenti più alti di tutta la serata, durante le quali Molko sfoggia una rabbia e una carica emotiva pazzesche. Si prosegue con Without You I’m Nothing : nel corso dell’esibizione vengono proiettati alcuni filmati di repertorio che ritraggono i membri del gruppo in compagnia dell’immenso David Bowie, con il quale hanno avuto l’onore di collaborare e, al termine dell’esibizione, un Brian visibilmente commosso ringrazia il Duca Bianco con un semplice “grazie David”.

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Dopo 36 DegreesLady of the Flowers Brian prende nuovamente in mano il microfono, annunciando la fine di quella che rinomina “la parte malinconica del nostro set”, ricordando che lo scopo di questo tour è quello di dare vita ad una festa e invitando tutti i presenti a lasciare da parte, almeno per un attimo, il dolore e la malinconia e a scatenarsi. Il pubblico prende immediatamente in parola il leader e, sulle prime note di For What It’s Worth parte persino un discreto pogo, che prosegue poi su Slave to the Wage, Special k e Song to Say Goodbye. Con The bitter end si chiude per la prima volta il sipario, la band scende dal palco, per poi fare ritorno pochi minuti dopo per eseguire gli ultimi pezzi in scaletta.
La parola passa al bassista Stefan Olsdal, il quale dopo aver inforcato un meraviglioso basso arcobaleno pronuncia un bellissimo messaggio di uguaglianza: “life is not just black and white. Be who you wanna be”. 

 

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Mentre le note di Nancy boy riecheggiano, a fare da padrona è l’immagine presente sullo sfondo: la rappresentazione di un pacchetto di sigarette con impressa il volto di Donald Trump e un messaggio che recita “seriously harms you and others around you”. Evocativa. 
La band conclude lo spettacolo con una cover, Running Up That Hill (A Deal with God) di Kate Bush, al termine della quale Brian e Stefan ringraziano vivamente tutti coloro che hanno scelto di ascoltare la loro musica e si lanciano letteralmente fra la folla.  

Dai Placebo avevo grandi aspettative e, devo ammetterlo, le hanno persino superate. Cioè che più di tutto mi ha lasciata senza parole è stata certamente la figura di Brian Molko, carismatica, stravagante, grintosa, iconica. Oltre a essere dotato di una voce meravigliosa, che dal vivo rende quasi allo stesso modo che in studio, sul palco è semplicemente perfetto. Nulla è lasciato al caso: le movenze, le espressioni del viso, lo scandire delle parole. Ogni cosa è perfettamente al proprio posto, viene inserita esattamente nel momento più adatto. La carica emotiva che riesce a trasmettere è eccezionale, in ogni momento del suo spettacolo si ha la sensazione di trovarsi di fronte un eccezionale mix di dolcezza e rabbia, delicatezza e inquietudine, che portano lo spettatore a non riuscire a staccargli gli occhi di dosso nemmeno per un minuto. D’ora in poi ne sono certa, qualora mi verrà chiesto di nominare frontman perfetto, il nome di Brian Molko mi salterà subito alla mente.
Che il live dei Placebo mi abbia decisamente entusiasmata appare chiaro, quindi per concludere non mi resta che dire una cosa: Brian e Stefan, prima di scendere dal palco, hanno promesso che torneranno presto e, questo è certo, io non me li lascerò scappare.

 

Qui la scaletta completa del concerto:

Pure Morning
Loud Like Love
Jesus’ Son
Soulmates
Special Needs
Lazarus
Too Many Friends
Twenty Years
I Know
Devil in the Details
Space Monkey
Exit Wounds
Protect Me from What I Want
Without You I’m Nothing
36 Degrees
Lady of the Flowers
For What It’s Worth
Slave to the Wage
Special K
Song to Say Goodbye
The Bitter End
Encore:
Teenage Angst
Nancy Boy
Infra-red
Encore 2:
Running Up That Hill (A Deal with God)
(Kate Bush cover)

 

 

Federica Di Gaetano

Vedo tutto rosa. Mi piace il folk. Non mangio gli animali ma non sono pazza.

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