06 ottobre 2026

Prima vengono le canzoni: le foto del concerto dei Lemon Twigs a Milano

Sul palco dei Lemon Twigs gli strumenti sembrano avere pochi proprietari fissi. Brian e Michael D’Addario si dividono le voci, cambiano posizione, lasciano spazio agli altri e poi tornano al centro, mentre alle loro spalle Danny Ayala e Reza Matin completano una band in cui la precisione non produce mai l’impressione di qualcosa di immobile. Basta poco perché diventi evidente la differenza tra ascoltare i Lemon Twigs su disco e averli a pochi metri di distanza.

Il rischio, con loro, è sempre lo stesso: parlare prima dei riferimenti e soltanto dopo delle canzoni. Beatles, Beach Boys, Big Star, il pop californiano, ma anche il power pop degli anni Settanta. Tutto vero, tutto riconoscibile, ma dal vivo anche abbastanza secondario. Perché quando le armonie di Brian e Michael D’Addario si incastrano sopra chitarre suonate con molta più forza di quanto facciano immaginare le registrazioni, la domanda su quale decennio stiano evocando perde rapidamente interesse.

The Lemon Twigs in concerto in Santeria Toscana, Milano, 2026 | credits: Renato Anelli

Il concerto arriva pochi mesi dopo Look For Your Mind!, sesto album della band e ulteriore passaggio di una fase iniziata con Everything Harmony e proseguita con A Dream Is All We Know. Negli ultimi anni i Lemon Twigs sembrano aver progressivamente tolto dalla loro musica tutto ciò che poteva distrarre dalla scrittura, e il live rende ancora più evidente questa scelta. I brani arrivano uno dietro l’altro con pochissimo spazio sprecato: melodie immediatamente leggibili, cambi di voce, assoli brevi e soprattutto un lavoro sulle armonie che dal vivo potrebbe mostrare facilmente le proprie cuciture e invece regge con una naturalezza quasi irritante.

My Golden Years è ormai una specie di manifesto di questo periodo: una canzone che sembra ricordarne altre cento e che, dopo pochi secondi, riesce comunque a esistere per conto proprio. Lo stesso accade quando il repertorio recente porta dentro la scaletta Any Time of Day, They Don’t Know How to Fall in Place e i brani di Look For Your Mind!.

The Lemon Twigs in concerto in Santeria Toscana, Milano, 2026 | credits: Renato Anelli

È proprio questa continuità a rendere curioso il momento attraversato dalla band. Per anni i Lemon Twigs sono sembrati due fratelli capaci di ricostruire in studio un mondo musicale precedente alla loro nascita con una conoscenza quasi ossessiva dei suoi dettagli. Ora quel mondo si è fatto più collettivo. Ayala e Matin, entrati anche nel processo di registrazione dell’ultimo album, sul palco non hanno il ruolo di semplici accompagnatori e la musica guadagna una componente fisica che sui dischi rimane inevitabilmente più controllata. Quando il volume cresce, poi, la patina si rompe del tutto. Le chitarre diventano più sporche, Michael e Brian possono permettersi di forzare le voci e i pezzi costruiti con una cura quasi artigianale acquistano una fretta che gli fa bene. È lì che i Lemon Twigs smettono definitivamente di sembrare l’esercizio perfetto di due collezionisti cresciuti davanti a una pila di vinili. Resta semmai la sensazione opposta cioè quella che la loro scrittura sia diventata talmente consapevole del proprio vocabolario che a volte si può intuire con qualche secondo d’anticipo dove arriverà un cambio, quale armonia aprirà un ritornello, quando entrerà una chitarra. Ma è anche il limite di una band che ha deciso di lavorare dentro forme precise e di misurarsi con ciò che può ancora essere scritto usando quelle forme.

The Lemon Twigs in concerto in Santeria Toscana, Milano, 2026 | credits: Renato Anelli

Nel finale, la dimensione più raccolta lascia di nuovo spazio alla band intera e il concerto si chiude aumentando il peso delle chitarre, quasi ribaltando l’immagine più educata associata ai Lemon Twigs. Dopo una serata passata tra melodie che sembrano provenire da un’altra epoca, resta così soprattutto la sensazione di avere visto quattro musicisti molto presenti nel proprio tempo. Forse è questo il paradosso che i Lemon Twigs hanno finalmente smesso di dover risolvere. Non serve più stabilire quanto siano nuovi, né compilare ogni volta l’elenco dei dischi che hanno ascoltato, perché quando le canzoni funzionano così bene, vengono prima loro.