Qualche foto degli eterni Pixies al PalaDozza di Bologna

by Renato Anelli

Chiunque sia della generazione a cavallo tra i gli anni ’80 e ’90 non può che essere stato colpito (in senso letterale e non) da “Fight Club” e dalla sua colonna sonora, che fa di Where is my mind il proprio simbolo e l’inno stesso del percorso di Edward Norton, Brad Pitt ed Helena Bonham-Carter verso un futuro decadente ma libero dalle catene della era contemporanea. Ancora oggi, a distanza ormai di 33 anni dalla loro formazione, quella stessa ribellione verso la modernità, questa volta musicale, è ancora insita nelle corde dei Pixies, e il concerto dello scorso venerdì sera ne è soltanto un’ennesima dimostrazione. In una delle città forse maggiormente legate alla cultura alternativa e di fronte alle oltre 5000 anime del PalaDozza, i Pixies danno infatti prova della loro dimensione, riuscendo a rapire tanto le generazioni cresciute con Black Francis e soci quanto le nuove generazioni che ritrovano nella band le stesse influenze che hanno definito un genere e ispirato icone adolescenziali come Kurt Cobain e Chris Cornell.

Dopo l’apertura dei bravissimi Blood Red Shoes, i Pixies regalano quindi più di due ore di spettacolo e quasi 40 brani rimanendo completamente fedeli alla versione di loro stessi di 30 anni prima, se non fosse per una formazione che purtroppo non vede più l’iconica bassista Kim Deal, rimpiazzata comunque egregiamente dalla bravissima Paz Lenchantin. Tra melodie scanzonate e riff distorti, armonie caotiche e ritmi ossessivi i Pixies ripercorrono così la loro intera carriera in una set-list che vede tra le altre Dabaser, Monkey Gone to Heaven, Where is my mind, Here Comes Your Man. Poco importa infatti se la maggior parte delle persone fossero lì per gli eterni successi del passato, piuttosto che per gli ultimi (un po’ opachi) album, perché forse questo è il pegno da pagare per gruppi importanti al punto tale da definire un vero e proprio genere musicale. Lo stesso Manuel Agnelli, icona sin dagli anni ’90 della scena indipendente italiana, ha più volte accostato la band di Francis Black all’aggettivo “seminale”, intendo così proprio la capacità di un artista di costituire un seme ed un modello per i posteri. Confucio diceva che occorre studiare il passato per comprendere il futuro e con il concerto di venerdì sera, abbiamo sicuramente avuto modo di studiare nuovamente i Pixies.

Di seguito le foto dell’eterno Renato Anelli

Renato Anelli

Suono in conservatorio. Ma non mi aprono mai.

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