LIVE REVIEW: “Are You Satisfied?” Album Launch Party

by Giulia

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Chiunque abbia mai sentito almeno parlare degli Slaves probabilmente saprà che questo duo formato da Isaac Holman (Batteria e voce) e Laurie Vincent (Basso/chitarra e backing vocals) si sta rapidamente affermando sulla scena musicale inglese per la sua peculiarità: il loro genere musicale è definibile come punk a tutti gli effetti, coronato da un mix di influenze rock e garage, ma nonostante ciò i due si presentano come dei veri e propri “polished gents”, due damerini dalla faccia pulita vestiti Fred Perry dalla testa ai piedi, i tatuaggi sapientemente coperti. Ciò che colpisce ancora di più è che nonostante il loro sia un genere “cattivo” per antonomasia, sono davvero quel tipo di adorabili ragazzoni che (parlo per la parte femminile dello staff) potremmo tranquillamente presentare alle nostre madri.

Per avere la conferma di questo basta dare un’occhiata alle loro varie pagine social, dove la loro interazione con i fan consiste nel raccontare aneddoti tratti dalla loro vita quotidiana e nel fare domande del tipo “quali sono i vostri biscotti preferiti? Bourbon o Custard creams?” creando dei veri e propri dibattiti che i ragazzi si divertono spesso e volentieri a far riemergere durante i loro live, tra un brano e l’altro. Insomma, si presentano come quegli amici casinisti e un po’ burloni che tutti, prima o poi, abbiamo desiderato.  E da bravi ragazzi quali sono gli Slaves hanno deciso di realizzare questo desiderio, almeno per una sera, organizzando un party di lancio per celebrare l’uscita del loro album d’esordio, “Are You Satisfied?”, pubblicato il 1 Giugno sotto Virgin EMI.

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La location prescelta è il Red Gallery a Shoreditch, uno spazio creativo nel cuore dell’est di Londra (il paradiso hipster per eccellenza) adeguatamente arredato per l’occasione: muri dipinti di fuxia, un enorme cartonato raffigurante la copertina del disco con due buchi al posto del muso dei cagnetti per le foto face-in-hole, vassoi di biscotti su ogni tavolo (see what they did there?). Appesa al muro, una collezione di poster dei loro concerti e foto quasi certamente ripescate direttamente dai loro album di famiglia. Persino i bagni erano stati riempiti di graffiti e scritte recitanti i titoli e parte dei testi delle loro canzoni più famose.

La performance vera e propria si è tenuta al piano inferiore, un seminterrato con il soffitto così basso da poterlo toccare ed un’atmosfera soffocante. Probabilmente un riferimento simbolico a quella che fino a poco più di un anno fa era la realtà in cui versavano gli Slaves: la cosiddetta gavetta, fatta di piccoli locali poco illuminati e caldi come forni, birra scadente e una buona dose di caro vecchio spirito DIY. A riportarci alla realtà ci pensa l’enorme scenografia-logo della band che troneggia sul palco, l’unico punto illuminato dell’intera sala. Un reminder che appena un anno dopo le cose per il duo di Turnbridge Wells sono decisamente cambiate.

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I festeggiati salgono sul palco elegantemente in ritardo e dopo l’ormai rituale urlo di Isaac HELLO LANDAAAN! il set inizia con “Ninety Nine”, uno dei brani più carichi dell’intero album che viene suonato quasi per intero per l’occasione. Segue una carrellata delle loro hit più famose tra cui “Where’s Your Car Debbie?”, “Cheer Up London“, “The Hunter” e “Feed The Mantaray”, che vede l’invasione di palco con conseguente stage diving da parte di un roadie in costume da manta. I momenti divertenti non mancano di certo: gli spazi tra una canzone e l’altra vedono Isaac e Laurie scherzare tra di loro e con il pubblico, oltre ad una battaglia di cibo improvvisata durante la quale vengono lanciate banane e limoni alla folla. Insomma, se mai vi servisse una sana dose di  randomness, la prossima volta sapete dove andare.

Tra i punti salienti dell’intero set l’esecuzione di “Sugar Coated Bitter Truth”, uno dei brani contenuti nel primo EP della band e ripreso come degna chiusura di “Are You Satisfied?” che racchiude l’essenza della band al suo esordio. Un brano arrabbiato con un retrogusto di amara rassegnazione che porta un’ondata improvvisa di serietà nella sala: nessuno urla più, nessuno poga, tutti ascoltano rapiti le parole tremendamente oneste del testo. A riportarci all’atmosfera energica e festosa del party è “Hey!”, l’ultimo brano in scaletta nonché un altro tra i più celebri della band.  Come da tradizione, nel bel mezzo della performance Isaac e Laurie si gettano dal palco, suonando l’intera canzone trasportati dalle mani del pubblico. Sfidando ogni legge della fisica i due riescono ad alzarsi in piedi sostenuti dalla folla, circondati da una giungla di braccia alzate e cellulari pronti a filmare quell’evento epico.

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Il party è continuato fino a mezzanotte inoltrata nella sala superiore, dove Isaac e Laurie hanno fatto gli onori di casa girando tra la folla, firmando dischi e chiaccherando con chiunque del più e del meno. Quello che più colpisce è l’umiltà di entrambi, quanto ancora sembrino increduli quando gli vengono fatti i complimenti per la performance o per l’album.

Noisy Road meets Slaves!
Noisy Road meets Slaves!
E non a caso: in un solo anno la band è riuscita a raggiungere obbiettivi che altri non raggiungono nemmeno in anni di gavetta estenuante. Un contratto con la Virgin EMI, live slots ad alcuni dei più importanti festival inglesi, un tour che ha visto molte delle date fare sold out in pochissimo tempo, un promettente album d’esordio che siamo sicuri non tarderà a scalare le classifiche inglesi e non solo.  Dopo tutto questo, la domanda-titolo “Are You Satisfied?” diventa decisamente retorica: per la band e per i fan la risposta non può che essere una…YES WE ARE!

 

Giulia

The pink-haired one. Quando non cerco di evitare la morte nei moshpit mi trovate a rovistare tra i vinili nei negozi di dischi pù polverosi di Londra. In quel di Albione ho studiato Music Management e ogni tanto scrivo la mia opinione in mondovisione. Potrei sembrare una persona seria e pacata, ma non contateci troppo. Sono pur sempre quella che preferisce andare ai concerti da sola per evitare che le persone vedano la sua vera natura.

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