Entrare nel mondo non significa necessariamente diventare come il mondo. A volte vuol dire restare a guardarlo con gli stessi occhi di prima. È quello che succede a Bob Harris (Bill Murray), protagonista di Lost in Translation di Sofia Coppola, un uomo che si muove, cambia contesto in un paese a lui sconosciuto, incontra persone, ma non abbandona mai la sua malinconia, sempre la stessa ma forse più consapevole. È anche quello che succede a Fulminacci, alla prova dei palazzetti con quest'ultimo tour e con il rischio forse di snaturarsi, come spesso succede con artisti che si affacciano al grande pubblico.

C’è infatti qualcosa di strano all'inizio nel vederlo nel mezzo di un palco così grande, quello dell'Unipol Forum di Milano. Un cantautore che ha costruito parte del suo successo sui dettagli e sull'ironia, con le sue insicurezze dette a mezza voce, immagini quotidiane, frasi che sembrano buttate lì. Eppure non c'è frattura nel momento in cui lo ritrovi improvvisamente davanti a migliaia di persone, non appare forzato, ma è proprio il contesto ad adattarsi a lui. Se a inizio concerto poteva spaventare l'abbandono di venue più intime (per quanto rimaniamo convinti che dia il meglio proprio lì), è nella seconda metà del concerto che ogni dubbio viene fugato, restando volutamente quasi goffo nei movimenti, ironico nei tempi, sempre leggermente fuori asse nei modi. È esattamente quello che funziona, nessuna retorica da live, nessuna posa.

Ed è con questa attitudine che in due ore di concerto trovano spazio brani tratti da tutti i suoi lavori (compreso l'ultimo Calcinacci, che non ci aveva colpiti), sempre in giacca e cravatta, in linea con il racconto retrò iniziato a Sanremo.
“Ringrazio soprattutto voi, cioè da qua voi non avete capito quanti siete, siete stupendi, grazie. Anche se non ci conosciamo mi sembra che ci vogliamo bene da una vita, grazie davvero." dirà a fine serata ai 15.000 del Forum di Assago, e alla fine il punto è proprio questo: come Bob Harris, non diventare altro ma riuscire a essere la stessa cosa, anche quando il palco diventa enorme.