02 giugno 2026

Spring Attitude 2026: il racconto della quindicesima edizione del festival

Alla fine la testa sulle nuvole ce l'abbiamo messa davvero. Per due giorni, Roma ha vissuto la quindicesima primavera dello Spring Attitude, divenuta ormai una delle sue tradizioni più consolidate e allo stesso tempo più contemporanee della scena musicale romana. Una due giorni di festival in cui il merito è stato soprattutto quello di avere la capacità di intercettare il presente musicale senza rinunciare alla curiosità per ciò che verrà dopo, trasformando La Nuvola dell'Eur in uno spazio sospeso tra concerto e club.

Dalle 18 fino a notte fonda il pubblico ha iniziato a riempire gli spazi del festival con una particolare predisposizione all'eterogeneità, che rende - in questo senso - Spring Attitude un festival unico. È probabilmente questo il segreto di una manifestazione che magari senza avere più un'identità forte alla base (come accadeva ben dieci anni fa negli spazi dell'Ex Dogana), si è comunque evoluta, navigando verso nuove traiettorie sonore ma non cedendo in qualità.

Tra i momenti da incorniciare c'è stato il set di Gaia Banfi, capace di trasportare il pubblico in una dimensione rarefatta, offrendo uno dei concerti più suggestivi dell'intero weekend. Grande partecipazione al secondo giorno anche per Emma Nolde, che ha mostrato - ancora una volta - quella capacità rara di rendere ogni brano un'esperienza collettiva, mantenendo intatta la propria autenticità.

Se il versante cantautorale ha regalato i live più densi, quello elettronico non è stato da meno. Okgiorgio ha trasformato La Nuvola in un gigantesco dancefloor, firmando uno dei momenti più partecipati del festival, così come l'esaltazione collettiva per i Nu Genea, nonostante un terzo album non proprio all'altezza dei precedenti. Particolarmente atteso era anche il concerto di Motta dedicato al decennale de La Fine dei Vent'anni. Riascoltare integralmente uno degli album più importanti della musica italiana indipendente degli ultimi anni ha avuto il sapore di una celebrazione, ma non fine a se stessa. Prima O Poi Ci Passerà resta ancora uno dei motivi del perché il pisano (ma adottato da quindici anni nella Capitale) faccia bene al mondo della musica.

A chiudere idealmente il racconto di questa edizione ci hanno pensato anche i Dov'è Liana. Il trio francese ha portato sul palco tutta la leggerezza e l'energia che li ha resi uno dei nomi più interessanti dell'elettropop europeo recente, regalando uno dei set più divertenti dell'intera manifestazione. Cip Cip, in effetti, non vuole andarsene via dalla testa, nemmeno a distanza di ore dalla fine del live.

Nathy Peluso in concerto a Roma allo Spring Attitude 2026
Nathy Peluso in concerto allo Spring Attitude 2026, Roma | Credits: Liliana Ricci

Qualche nota stonata: Nathy Peluso e un dj set eccessivamente lungo, il palco block party con una scarsa anima da clubbing e Tony Pitony. Forse neanche un concerto in full band ha salvato il fenomeno del momento da una sensazione di mediocrità generalizzata che continua a caratterizzare un personaggio così costruito.

 

Tony Pitony in concerto allo Spring Attitude 2026, festival
Tony Pitony in concerto allo Spring Attitude 2026, Roma | Credits: Liliana Ricci

Ad ogni modo, dati alla mano, lo Spring Attitude 2026 resta una manifestazione vincente. Ha chiuso con quasi 20mila spettatori spalmati su due giorni, che hanno condiviso un importante spazio di scoperta. In una stagione sempre più affollata di festival, la manifestazione romana continua a distinguersi per mettere in dialogo linguaggi diversi e generazioni differenti. Con il rischio, probabilmente calcolato, di perdere un'anima elettronica più incisiva. Con una decisa svolta alla lineup che, a tratti, ha avuto qualche mancanza.

Almeno per un fine settimana, ha fatto guardare generazioni diverse nella stessa direzione. E mica è scontato.

 

La fotogallery della prima giornata

 

La fotogallery della seconda giornata