Tycho @ Estragon: Hawaii e palme dorate a Bologna

by Alessia Nosari

Questa è una storia di confini e di come sono stati superati. Di come, per amore della musica dal vivo, mi sono schiodata del divano e coperta del venerdì sera per fare qualcosa di un po’ diverso. Forse esagero quando dico di essere arrivata ai confini del mondo per vedere Tycho in concerto, ma vi assicuro che il viaggio per raggiungere l’Estragon è stato un’avventura ai limiti della tangenziale bolognese. Chi ha frequentato il locale in passato saprà che trovare l’entrata non è così immediato e mette a dura prova la dedizione nei confronti della musica dal vivo. Dopo svariati “era meglio se stavo a casa”, finalmente trovo il parcheggio della sala concerti famosa per aver ospitato nomi importanti e tiro un sospiro di sollievo. Alle 21:30 il locale poco affollato si gode le note di MAIOLE, orgoglio locale dell’electro pop che ci delizia con un sound fresco tutto da ballare in attesa dell’atto principale della serata.

Quando dico di aver superato dei confini per questo concerto, non mi riferisco solo a quelli di Bologna. Mi sono sempre immaginata situazioni estreme quando pensavo alla musica elettronica dal vivo: troppo monotona per entusiasmarmi o troppo scatenata per godermela. Quindi ho deciso di scavalcare la mia comfort zone fatta di concertini indie per andare a conoscere la visione musicale di Scott Hansen, in arte Tycho. Durante più di dieci anni di carriera, la musica del compositore e produttore di San Francisco è stata definita in tanti modi: ambient, elettronica, chillwave, electronic pop dream e così via. Non sono una grande fan delle etichette di genere, ma un termine mi ha colpita più degli altri: IDM, Intelligent Dance Music. Secondo le svariate spiegazioni presenti sul web, la IDM sarebbe una branchia della musica elettronica con caratteristiche più complesse rispetto alla techno e, quindi, più adatta all’ascolto e alla comprensione. In effetti, durante il set di Tycho mi ritrovo nella descrizione.

L’artista statunitense sta viaggiando l’Europa e il mondo con un bagaglio di ben cinque album in studio, ma la maggior parte delle canzoni in scaletta appartengono a Epoch, l’ultimo album uscito nel 2016 che si è guadagnato una nomination ai Grammys. Nonostante Scott Hansen componga in solitario, durante il tour divide il palco con il chitarrista/bassista Zac Brown (non presente a questo concerto), il batterista Rory O’Connoril e il bassista/tastierista/addetto ai sintetizzatori Billy Kim. I tre fanno il loro ingresso alle 22:30 e il set si apre con l’energetica “Glider”, seguita da alcuni brani tratti dal terzo album Dive e dal quarto Awake, tutti rilasciati dall’etichetta indipendente americana Ghostly International.

Nell’ambiente dell’elettronica, visuals e sound vanno a braccetto: Scott Hansen, infatti, è anche un graphic designer e fotografo. Ha persino un blog, dove sotto lo pseudonimo ISO50 carica il proprio portfolio fotografico. L’occhio da designer e l’orecchio da produttore creano dei capolavori. I sintetizzatori di “Hours” estesi all’ennesima potenza si espandono per tutto l’Estragon, trasformando il cemento della sala in una distesa di palme dorate.

Nonostante Tycho sia molto apprezzato e conosciuto un po’ ovunque, una buona fetta del pubblico è andata a sentirlo perché incuriosita da questo nome internazionale. Ho notato un certo schema fisso ai concerti di musica elettronica: all’inizio il pubblico scruta con attenzione chi sta sul palco, ondeggia un po’, ma rimane concentrato con gli occhi fissi sugli artisti; poi, man mano che ci si addentra nella serata, c’è chi prende confidenza e chi perde interesse e chiacchera con gli amici. È quel momento in cui tutti sono concentrati che mi affascina, come se le persone stessero cercando di “capire” quello che sentono.

Io, al contrario, cerco di capire quello che vedo. Le visuals scelte per il singolo “Horizon”, “Awake” e “Epoch” stimolano la mente a viaggiare sulle note ritmate e gli accordi leggeri. Tra pattern geometrici e tramonti monocromatici, Tycho porta il sole della West Coast a Bologna, facendoci immergere in un vibe riconducibile solo al Coachella e alle corone di fiori. E a quel punto capisco che il concerto non inizia quando loro salgono sul palco e non finisce con il tripudio di sintetizzatori di “Division”. È proprio quel vibe unico che Tycho crea e in cui ci si deve immergere a capofitto passando dai video, al nome delle canzoni, al merchandise, alle tracce costruite durante il live set.

Con una setlist equilibrata e lunga il giusto, Scott Hansen e amici sono riusciti a costruire un live molto piacevole da ballare spensierati. Non è stato un concerto memorabile da lasciare a bocca aperta, ma Tycho ha sicuramente superato le mie aspettative, ponendosi come un artista umile e focalizzato sulla propria idea di musica senza seguire mode scontate.

Si riaccendono le luci e sparisce la sabbia, le camicie di lino e i cocktail creati dalla musica ambient di Tycho per tornare al cemento e al freddo di ottobre. Attorno a me vedo facce soddisfatte che si accumulano allo stand del merchandise. A quanto pare l’estetica di Tycho è piaciuta parecchio. Mani frenetiche cercando di accaparrarsi le magliette, i vinili e i poster raffiguranti tramonti geometrici e triangoli dalle mille sfumature. Chissà, forse nella speranza di riportare le Hawaii a Bologna.

Photo credit: Mikki Gomez

Alessia Nosari

Mi lamento sempre della musica alla radio, raccolgo i centesimi tra i cuscini del divano per andare ai concerti e sogno di lavorare come tour manager di Bon Iver. Nel frattempo scrivo, cerco, scopro, ascolto musica non-stop.

Altri articoli che potrebbero interessarti

Dicci la tua