01 novembre 2026

Willie Peyote live all'Atlantico di Roma: la locura è tutta nella band

La sera di Halloween, Willie Peyote ha corso un rischio che pochi rapper italiani possono permettersi: evocare il fantasma di Sanremo senza nemmeno fare gli scongiuri. «Fortunatamente quest'anno non ci sarò», ha scherzato dal palco dell'Atlantico di Roma, salvo lasciare aperto uno spiraglio per le prossime edizioni. Certi spettri, si sa, tornano quando meno te lo aspetti. Per il resto, niente formule magiche: a tenere in vita le canzoni del torinese ci hanno pensato sei musicisti in carne e ossa, protagonisti di un concerto che ha trovato nella musica suonata la propria ragione migliore.

Willie Peyote live all'Altantico Roma nel 2026
Willie Peyote in concerto all'Atlantico di Roma, 2026 | Credits: Mariachiara Panone

Vale la pena nominarli tutti: Daniel Bestonzo alle tastiere, Dario Panza alla batteria, Luca Romeo al basso, Damir Nefat alla chitarra, Enrico Allavena al trombone e Pugni ai cori e alla chitarra acustica. Una formazione che farebbe la felicità di parecchi colleghi e che Guglielmo - freddo fuori e caldo dentro, tipo termos - ha il merito di non relegare al ruolo di accompagnamento. Il basso e la batteria, pur se ai poli opposti del palco, si cercano continuamente, il trombone interviene con una personalità tutta sua (e non solo con il bis di C'era una vodka, che quest'anno compie 11 anni), mentre le tastiere riempiono gli spazi senza soffocarli. C'è una padronanza tecnica impressionante, ma soprattutto un'intesa che permette di giocare con gli arrangiamenti, spostando gli accenti e dando nuova vita a canzoni che su disco non sempre possiedono la stessa energia.

Anche la voce di Willie è in ottima salute. Rispetto al passaggio romano del 2022 a Capannelle, appare più sicura, meglio controllata e, soprattutto, meno affaticata nei momenti in cui il rap lascia spazio al canto. Il torinese sembra divertirsi, e questa è una buona notizia per chi continua ad apprezzarne la capacità di trattare il pubblico come un interlocutore anziché come una platea da blandire. Le battute arrivano con la consueta naturalezza, senza bisogno di spiegare dove si trovi la parte divertente.

Willie Peyote si esibisce con la band all'Atlantico, Roma, 2026
Willie Peyote in concerto all'Atlantico di Roma, 2026 | Credits: Mariachiara Panone

Il problema, semmai, arriva quando alla bontà dell'esecuzione non corrisponde quella della scrittura. Anatomia di uno schianto prolungato, il suo ultimo album uscito a maggio, contiene brani che dal vivo acquistano una forza insospettabile, ma anche passaggi nei quali l'ispirazione sembra procedere con il freno a mano tirato. È una sensazione che la band riesce spesso a mascherare, ma non a cancellare del tutto. Curiosa anche la distribuzione del repertorio: Pornostalgia, il disco del 2022, è praticamente scomparso, salvo una fugace citazione di Ufo all'interno di un medley clamoroso che ha previsto anche un passaggio di Bitter Sweet Symphony e una reference interessante a PIMP di 50 Cent nella versione della Bacao Rhythm & Steel Band, la colonna sonora portante del superbo film Anatomia di una caduta. Questa selezione, compresi i riferimenti celati e le intuizioni, lascia comunque intravedere un rapporto non del tutto pacificato con la produzione discografica più recente, sintomo di una fase creativa in cui la volontà di esplorare nuove direzioni non sempre trova una scrittura altrettanto convincente.

La serata conosce poi un momento di flessione abbastanza netto, e questa volta la responsabilità è soprattutto della scaletta. La parentesi acustica, concentrata in un unico blocco, finisce per sommare diversi momenti di stanca. Prese singolarmente, quelle interpretazioni avrebbero probabilmente trovato una collocazione efficace anche altrove; messe una dietro l'altra, invece, rallentano eccessivamente uno spettacolo che fino a quel punto aveva fatto del movimento la propria qualità migliore. Non è una questione di volume o di intensità, perché un concerto può benissimo emozionare anche sottovoce, ma per farlo deve saper scegliere quando abbassare i toni.

Willie Peyote, rapper torinese in concerto a Roma
Willie Peyote in concerto all'Atlantico di Roma, 2026 | Credits: Mariachiara Panone

Eppure la cosa più interessante, osservando l'Atlantico, è che il rapporto tra Willie Peyote e il suo pubblico sembra ormai prescindere dalle oscillazioni qualitative dei dischi. C'è chi lo segue da quando Sanremo era ancora un bersaglio delle sue battute e chi lo ha conosciuto proprio grazie all'Ariston, ma le differenze finiscono per contare poco. Le canzoni più amate continuano a trovare un'eco immediata, quelle nuove vengono accolte senza diffidenza. È un pubblico fedele, a proprio agio con un artista che non ha mai preteso di piacere a tutti e che, forse proprio per questo, ha finito per costruirsi una comunità piuttosto solida e autentica.

Willie Peyote dal vivo funziona ancora molto bene, anche quando il materiale a disposizione non è sempre all'altezza della sua reputazione. La voce è cresciuta, il rapporto con il pubblico non ha perso spontaneità e l'impianto musicale è di una qualità rara. Qualche scelta di scaletta avrebbe meritato maggiore attenzione, ma sarebbe ingeneroso lasciare che siano quei passaggi a definire la serata. Perché all'Atlantico, più che l'anatomia di uno schianto, è andata in scena quella di una band che sa perfettamente come evitarlo.

Gallery fotografica a cura di Mariachiara Panone.