Il 19 agosto 2021 quando ancora Facebook andava di moda ed era la prima applicazione che si apriva non appena si sbloccava il telefono, una foto gigante di una mucca, in primo piano, era apparsa a tutti coloro che seguivano Andrea Laszlo De Simone. In un lungo post, annunciava un arrivederci a tempo indeterminato dalla scena musicale, non prima di aver chiuso in bellezza con quattro concerti speciali. In quel post ripensava all'estate del 2016, nella quale era andato in Liguria con la sua compagna e suo figlio che all’epoca aveva 3 anni e mezzo. Era nel pieno delle registrazioni di Uomo Donna, il suo secondo-primo album della carriera. Registrava principalmente la notte, quando suo figlio si addormentava. E proprio in una di quelle notti estive del 2016 aveva pubblicato un post su Facebook. Anche in quel frangente, la foto di una mucca. Per farla breve, il contenuto di quest'altra pubblicazione riguardava principalmente la paura che De Simone avesse nel cominciare un percorso nel mondo della musica. E lo faceva con una foto che per me significa Atom Heart Mother dei Pink Floyd, che per i buiatri e gli zootecnici è sinonimo di mucca Frisona e per tutti gli altri che non sono del settore dice soltanto che quella che stanno guardando in quel momento due bulbi oculari sia una semplice mucca.
Atom Heart Mother, per chiare ragioni anagrafiche, è un disco che ho scoperto tardi. La prima volta che ho ascoltato la suite intera di 23 minuti io non ci potevo credere che quella fosse musica pensata da un essere umano come me. Lungi dal fare paragoni azzardati, però la stessa sensazione l'ho avuta quando ho terminato l'ascolto di Una Lunghissima Ombra. Io non ci potevo credere che quella fosse musica scritta da un essere umano, proprio come me. Non lo so quale sia stata la gestazione che ha portato De Simone a produrre un disco del genere ma credo bastino pochi passaggi per innamorarsene perdutamente.
Una Lunghissima Ombra è un progetto audiovisivo in cui Andrea Laszlo De Simone riesce con una facilità disarmante a portare alla luce i pensieri intrusivi, quelli che sono costantemente presenti dentro di noi anche quando stiamo pensando ad altro e che finiscono per proiettare lunghe ombre sulla nostra esistenza. Per farlo, si è avvalso della metafora dell'ombra, scegliendo di rappresentare un punto di luce attraverso delle inquadrature fisse della realtà, un oggetto attraverso i testi delle canzoni e le ombre attraverso la musica. «Perché l’ho fatto? - si è chiesto - Per via delle mie ombre, temo». Ed è forse la risposta più esaustiva possibile. Probabilmente dolorosa, ma che include una quantità immensa di verità.
Una Lunghissima Ombra ha il pregio di essere benedetto dalla sapienza, più che dai tecnicismi e dalla maestria lirica (che comunque, ad ogni modo, sono largamente presenti). È un disco che, fin dall'ascolto dei suoi interludi tra un brano e l'altro, riesce ad avere sempre ben chiara una meta, a rivolgersi ad un pubblico di appassionati, mai domo e che ha costantemente sete di ascolto. La qualità maggiore di questa fatica sono proprio quegli intermezzi musicati, i quali, decisi, si vanno ad innestare sui finali dei brani, creando delle parentesi nel caos. I brani sono proprio quelle spaccature di luce in una coltre ingestibile di nubi, in maniera similare a come accadeva in un disco-impresa come IRA di Iosonouncane, dov'era il buio pesto, il fondo gelido, a farla da padrone. Ad ogni ascolto, sempre più, appare come ogni canzone sia imprescindibile, indissolubilmente legata a doppio, triplo filo con l'altra senza però mai risultare un disco ripetitivo. In questo senso, i refrain sono spesso anaforici, puntuali, che non arrivano mai troppo tardi, neanche mai troppo presto. Qui c'è la maestria di De Simone: dove tutti piazzerebbero un momento catchy, lui fa lievitare pian piano la situazione. Come accade in Planando sui raggi del sole, dove, soltanto per sei minuti, i Wilco e Battisti si stringono la mano e anche loro planano sulle note, non andandoci però in picchiata o rischiando di bruciarsi con virtuosismi funambolici ma cercando il giusto equilibrio nell'ecosistema della forma canzone, anche dal punto di vista testuale:
Se la ragione
Ti porta in dote
Tutti i suoi lumi
Tu chiudi gli occhi
E soffia
Soprattutto in brani di questo tipo, si denota anche l'esperienza accumulata nel realizzare negli ultimi anni delle colonne sonore sempre di elevata fattura, culminata con la vittoria del Premio César per la migliore musica originale di Animal Kingdom (Le Règne Animal), film del 2023 di Thomas Cailley.
Una Lunghissima Ombra è per molte ragioni il miglior album italiano che sia uscito in questo 2025. Non perché venga decretato per acclamazione ma lo diventa in automatico perché un'epopea (anche visiva, dal momento che il lyric movie collegato al disco rappresenta dei quadri fissi di realtà in movimento) di questo genere merita un trattamento particolare. Il disco, a partire dalla tecnica di registrazione vocale e dalla sua conseguente resa che potrebbe non intercettare più di un gusto (ma di questo il cantautore torinese ne è più che consapevole), è destabilizzante, a tratti sognante. Ricordo tattile, in questo, fa un grande lavoro, perché rende il valzer una musica masticabile per tutti. Ripete questo schema in un brano come La notte, prendendo in prestito lo scherzo (in senso orchestrale) e riportando alla mente, sul finale, il mondo fiabesco e incantato dei fratelli Grimm.

Per non parlare di Aspetterò. Uno di quei pezzi nei quali non vedi l'ora arrivi la parte del ritornello (perché sai che arriverà) e che sia proprio così, esattamente così come lo avevi immaginato nella tua testa. Non è però la sensazione di prevedibilità a rubare l'orecchio (e l'occhio) dell'ascoltatore, quanto più un senso di coinvolgimento completo e rassicurante "perché di niente è fatto tutto ed io lo so".
Quando ha un crescendo clamoroso, uno dei rari casi di brano che appena termina, nonostante non si è ancora a metà disco, non vedi l'ora di rimettere su per riascoltarlo, almeno, ancora un'altra volta:
È colpa della bocca
Stupida
Come me
E del tuo corpo che la tocca
I brividi salgono anche con Per te, dove a miscelarsi sono le voci di De Simone e la figlia. Una dedica, mai celata, di amore senza limiti. E, in un qualche modo, nell'economia di questo disco, c'entra benissimo. Soprattutto inserito in quella posizione.

In ultimo, Andrea Laszlo De Simone con questo disco sente l'urgenza di dirci che probabilmente non avrà capito niente di come funzioni l'esistenza, se non il fatto che probabilmente c’è meno da capire di quanto ci sia da accettare. Non è reale e Colpevole, dove arriva un'inaspettata incursione in stile Niccolò Contessa, sono probabilmente i brani ai quali tiene di più. Il manifesto, nero su bianco, di questa ora di musica, di questo progetto, che vengono sbandierati apertamente:
La coscienza
A volte pure si sbaglia
Ma quindi, se non riusciamo nemmeno a fidarci della nostra coscienza che cosa ci resta? La nostra ombra. Da cui non riusciamo mai a scappare e che proiettiamo (lunghissima) e che ci rincorre (chiarissima) soprattutto nelle giornate più assolate. E, forse, più felici.
