Bastille | Wild World

by Sara


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Bastille
Wild World

Uscita: 9 settembre 2016

Wild World segna l’attesissimo ritorno dei Bastille sulle scene dopo ben 3 anni di attesa: un’attesa che si era fatta ormai estenuante per i fan, distratti per un po’ dalla pubblicazione del terzo volume di mixtape VS. (Other People’s Heartache Pt. III) uscito a dicembre 2014, così come per le radio e per  gli amanti dell’alternative pop, quello orecchiabile, facile da cantare ma mai scontato che suona bene in macchina o ad una festa.

Wild World: un titolo composto da due parole, come il suo predecessore Bad Blood. Tante sono le affinità tra i due capitoli della discografia della band di South London, a cominciare dai titoli stessi: entrambi presentano un’allitterazione, quasi a voler creare già una magia a partire dal suono delle parole, prima che emerga, una frazione di secondo dopo, l’immaginario racchiuso in esse e di conseguenza nel disco. Prima di addentrarsi nel nucleo musicale di questo tanto atteso secondo LP dei Bastille è bene soffermarsi (anche se viene già naturale) a riflettere sulla copertina, presentata nello stesso stile da locandina cinematografica che ha sempre contraddistinto album e mixtape del quartetto. Due ragazzi seduti su un cornicione che si affaccia a strapiombo sulla città: brivido, vertigine, stupore, dubbio, eccitazione, paura, smarrimento, desiderio di scoprire quello che sta sotto di loro e che li circonda. Molteplici sono i pensieri che affollano la mente di questi due ragazzi normali, così come molteplici sono le sensazioni che ci pervadono nel momento in cui nella vita quotidiana ci fermiamo a riflettere sulle possibilità, le opportunità ma anche i pericoli che questo mondo grande e selvaggio ci offre. Difficile trovare uno scenario cittadino più azzeccato: la foto scattata infatti non a caso ritrae i grattacieli e i palazzi di una grande città, simbolo della ricchezza e modello della società occidentale di oggi, quello che ci affascina di più e nel quale vorremmo vivere. Wild World si preannuncia come un romanzo, o meglio, come una raccoltbastille-hi-res-diy-magazine-mikemassaro-6891a di storie in cui ogni canzone rappresenta un capitolo diverso ma al tempo stesso è unita alle altre da un filo conduttore che viene già presentato nella sua copertina.

Wild World rappresenta il perfetto continuum di Bad Blood: ne richiama le atmosfere cupe, il meraviglioso contrasto tra sonorità pop e testi riflessivi nonché i richiami ad un’altra arte amata da Dan, il cinema: in questo album i riferimenti cinematografici sono ancora più espliciti, con campionamenti di parti dialoghi di film più o meno celebri (dal celebre Weird Science di John Hughes al cortometraggio Changing) inseriti all’inizio o all’interno dei brani. Scelta azzardata e inconsueta per una band in cima alle classifiche pop di più di un continente, ma del resto i Bastille nascondono molteplici segreti dietro le loro canzoni così catchy, ed è proprio questo a renderli così interessanti.

Se un paio di brani a livello strumentale sembrano addirittura i fratelli gemelli di canzoni già pubblicate dalla band stessa (si parla della ballata dark Two Evils, che ricorda The Driver, e di Campus, che assomiglia a These Streets), le altre 17 canzoni (quelle della complete edition, un bellissimo regalo per i fan, che con l’edizione standard rischiavano di rimanere delusi conoscendo già esattamente metà del disco) spaziano a livello di sound e tematiche. L’uso del quartetto di archi è stato ridimensionato rispetto al lavoro precedente, e il loro ruolo è stato sostituito da altri suoni, primi tra tutti i fiati e le chitarre elettriche, totalmente assenti in Bad Blood. Lo sperimentalismo dei Bastille si vede infatti innanzitutto dal punto di vista musicale: nuovi strumenti che vanno perfettamente ad amalgamarsi con i tradizionali synth, batteria, basso e tastiere, confortando gli amanti dell’indie pop a tratti elettronico ma al tempo stesso stuzzicandone la curiosità.

A farla da padroni sono però i testi, che costituiscono il vero cuore di Wild World: ogni canzone è un capitolo a sé stante, e nell’arco del disco il talento riflessivo di Dan ha modo di spaziare tra innumerevoli sentimenti e sensazioni umane, sempre con il suo stile inconfondibile fatto di dialoghi rivolti ad un destinatario non ben identificato. Si passa così dai bizzarri sentimenti che assalgono cuore e mente dopo la perdita di una persona cara (Good Grief), alla dolceamara nostalgia per l’ormai lontana spensieratezza della gioventù (Winter Of Youth) e alla consapevolezza della fragilità di ogni aspetto della vita e della vanità di molte cose che riteniamo fondamentali (Glory); dalle mille ansie della vita quotidiana, comprese quelle create dalle news dei telegiornali (Snakes), ad un desiderio di liberazione da uno stato di malessere (Send Them Off); dall’oscura descrizione sotto forma di monologo della doppia natura dell’umano (Two Evils) per arrivare a quella di un sentimento complesso ma purtroppo comune come l’apatia (Lethargy). Warmth è invece la traccia che contiene il titolo dell’album: “Hold me in this wild, wild wildworldworld ‘cause in your warmth I foget how cold it can be” e presenta un altro tema, quello della forza prorompente con la quale i media di oggi entrano nelle nostre vite, gettandoci nello sconforto di fronte al male che avviene ogni giorno nel mondo. Il tema dei media e del loro potere viene ripreso con echi orwelliani in diverse tracce: in The Currents l’ispirazione è tratta da coloro che hanno un’opinione estrema e non sono aperti al dialogo (Dan ha espressamente dichiarato che è stata influenzata dall’ascesa di Trump e Farage); in Power invece è presente un potere oppressivo al quale la persona sottomessa cerca di ribellarsi e resistere. E ancora, in Way Beyond torna il senso di smarrimento tipico della nostra epoca misto al paradosso della vita sui social network: “if we don’t post it does it happen?”. Oil On Water racconta invece delle avventure sessuali romanzate di una ragazza raccontate su un blog, dove il tono ironico lascia trasparire un senso di tristezza.  Il disco, nella sua natura di manuale delle emozioni più disparate, lascia anche spazio alla vena più narrativa dei Bastille: Four Walls è una traccia che affronta il tema della pena di morte attraverso la storia del criminale Perry Smith, mentre Blame è una descrizione con chiari echi cinematografici del momento della resa dei conti tra due gangster. Il talento di Dan sta nel riuscire a descrivere in maniera chiara anche le emozioni più comuni, che spesso sono quelle più complesse: dalle sensazioni di una matricola che approda all’università, che con amarezza realizza di essere solo una mente in più all’interno delle aule (Campus), all’essere delusi da una persona che pensavamo di conoscere (Shame) e allo smarrimento di fronte all’evidenza di non poter tornare indietro e ricucire un rapporto che ormai si è logorato (Fake it).

Wild World è un disco ricco, la cui onestà nella semplicità e nei toni dark con cui vengono descritte le più svariate emozione si riconferma il marchio di fabbrica dei Bastille. Ascoltandolo si nota come la musica rispecchi perfettamente i testi e le tematiche, prefiggendosi come fine ultimo quello di ricreare e far provare le emozioni e gli stati d’animo descritti all’ascoltatore. Un pop studiato alla perfezione, che con la sua facilità d’ascolto e la sua ricercatezza dei testi crea un binomio unico. Come il suo predecessore, non si può dire che Wild World sia un disco ottimista: una delle uniche due tracce da cui emerge uno spiraglio di positività è An Act of Kindness, in cui viene descritto il sentimento che si prova di fronte ad un atto di gentilezza che si riceve, atto che ci lascia anche un po’ smarriti essendo abituati ad un mondo e ad una società egoista in cui tutto ha un prezzo. E per finire, la traccia che chiude il disco è The Anchor: un finale aperto con uno spiragli di ottimismo, un testo rivolto ad un Tu che diventa l’ancora alla quale aggrapparsi in questo mondo selvaggio in cui viviamo, che tanto spesso ci fa provare un senso di smarrimento.. e nel caso in cui questa ancora non ci sia o debba ancora essere trovata, ecco che la musica dei Bastille ne diventa una degna sostituta.

Dato che siamo professional, ecco la tracklist con le citazioni dei film inserite nelle canzoni:

  1. GOOD GRIEF – «So, what would you little maniacs like to do first?»
  2. THE CURRENTS – «When anybody preaches disunity, tries to pit one of us against the other… you know that person seeks to rob us of our freedom and destroy our very lives»
  3. AN ACT OF KINDNESS
  4. WARMTH  «When the event happens, there is little time to think of those things that people would like to have remain private. Getting caught up in the circus-like atmosphere, feeling less responsible to conventional ethical practices»
  5. GLORY
  6. POWER
  7. TWO EVILS
  8. SEND THEM OFF! –  «It was a slight on my honor, so he deserved it» / «But we’re talking about the most brilliant mind this world’s ever seen» 
  9. «Your mind exists somewhere altogether different; it lives in a world where feelings simply cannot be defined by words»
  10. LETHARGY
  11. FOUR WALLS (THE BALLAD OF PERRY SMITH) – «This is a collect call from Kansas State Penitentiary: being brought up one way and trying to see it another way is very difficult»
  12. BLAME
  13. FAKE IT – «And I don’t think that that’s a selfish want, I really don’t. I’m not saying that I have this capacity because it’s hard to develop that capacity on your own, when you’re being stopped at every turn».
  14. SNAKES – «Come on boys, let’s go tear this place apart!»
  15. WINTER OF OUT YOUTH – «So the question is, why doesn’t he grow up? Why does he still behave as a child? How can we help him get rid of these leftovers from childish behaviour?»
  16. WAY BEYOND – «What the fuck are y’all doing? This is the question!»

    «Television viewers have the choice of the tragedy play out from the seating and comfort of their living rooms. But victims have to respond to the pressure of the media while still in shock»

  17. OIL ON WATER
  18. CAMPUS
  19. SHAME
  20. THE ANCHOR – “What do you know about it?” / “Well, you gonna tell me…” / “Why, I can’t tell you. You don’t – you can’t – you can’t explain now what’s going on in your brain. You can’t tell somebody how – wha-what’s happening, what’s going on in your- I can’t.” / “Why don’t you just try?”
Sara

Ventenne con la testa tra le nuvole ma i piedi sempre per terra. Costantemente in bancarotta a causa del “carpe diem” in fatto di concerti, (troppo) spesso preferisco la musica alle persone.

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