Big Thief | Two Hands

by Federica Di Gaetano

Voto:

A-
Viscerale

Two Hands, prodotto da Andrew Sarlo e pubblicato lo scorso 11 ottobre per 4AD è il quarto album dei Big Thief, quartetto indie folk proveniente da Brooklyn e capitanato da Adrianne Lenker, che porta avanti uno dei progetti musicali più apprezzati degli ultimi anni. Il disco è stato presentato dalla stessa band come “il gemello terrestre” del “celestiale” U.F.O.F, terzo lavoro in studio della band, registrato fra i boschi dello stato di Washington e arrivato solo cinque mesi fa. Nel caso in cui non fosse già chiaro quanto sia prolifica la Lenker, tutto ciò è successo dopo aver realizzato un album solista, abysskiss, alla fine 2018. In sostanza, ha pubblicato tre album nel giro di soli 12 mesi. Nonostante la band avesse materiale pronto per due dischi, si sono subito resi conto di non voler realizzare un doppio album, perché ritenevamo che sarebbe risultato troppo denso e molto contrastante; desideravano, invece, che entrambi ricevessero la giusta attenzione.

I feel like they’re siblings. They come from the same place, and all the songs were written in the same time span, and they were forming in the womb of all of our spirits. So there’s some connective DNA, but they’re very different beings.

I brani sono stati registrati principalmente dal vivo e senza sovraincisioni e la scelta dello studio di registrazione per Two Hands non è stata casuale, ma è ricaduta sul Sonic Ranch di Tornillo (Texas), appositamente scelto per la sua localizzazione del caldo e secco Chihuahuan Desert of Texas, fortemente in linea con la cifra stilistica delle nuove canzoni.

Two Hands has the songs that I’m the most proud of; I can imagine myself singing them when I’m old. Musically and lyrically, you can’t break it down much further than this. It’s already bare-bones.

La voce fluttuante di Adrienne ci culla attraverso 10 tracce, per un totale di 39 minuti di durata. Il disco si apre con Rock and Sing, dove le chitarre riecheggiano dolcemente fondendosi con basso e batteria. Mentre l’atmosfera ricreata è quasi quella di una ninna nanna, evanescente, tenera e intimista, Adrienne si mette completamente a nudo nel testo, mostrando con orgoglio la propria fragilità («I am that naked thing swimming in air»). E riesce a far letteralmente salire la voglia di piangere insieme a lei, come canta nel ritornello. La stessa schietta vulnerabilità la si ritrova anche in Cut My Hair, la traccia finale del disco, quasi a chiudere un cerchio.

Tell me I’m pretty, tell me I’m rare
Talk to the boy in me, he’s there

Ci sono brani in cui la scrittura è attuale e politica, alle prese con questioni sociali di primaria importanza, ma senza mai cadere nell’ovvietà o nel puro desiderio di far rumore sbattendoti la violenza dritta in faccia. Forgotten Eyes, seconda traccia del disco, nonché secondo singolo estratto, è un vero e proprio inno alla tenerezza e alla compassione nei confronti di tutti gli esseri umani che sono stati abbandonati o dimenticati e pone la problematica dei senzatetto in maniera intelligente e delicata. La voce di Adrienne si stende su una serie di riff di chitarra fino a esplodere in un ritornello tanto semplice quanto vero e incisivo e quasi si spezza mentre pronuncia la parola needs.

The wound has no direction
Everybody needs a home and deserves protection

In The Toy, brano costituito da quattro strofe e nessun ritornello, viene presentato uno dei più grandi problemi che affliggono l’America contemporanea, ovvero il commercio e l’utilizzo di armi da fuoco («the toy in my hand is real»). Nell’accattivante Shoulders, presente già da anni nel repertorio live della band, si possono scorgere rimandi all’emergenza climatica, specialmente nel ritornello urlato da Adrienne:

And the blood of the man
Who’s killing our mother with his hands
Is in me, it’s in me, in my veins

La title track Two Hands, una delle uniche due canzoni dell’album che presentano voci a doppia traccia, descrive in maniera agrodolce una relazione che si sta deteriorando. Il tempo trascorre attraverso un arpeggio di chitarra acustica e brevi tocchi di xilofono, batteria e maracas, mentre il narratore riporta le immagini che una storia ormai naufragata ha lasciato impresse, dai ricordi più dolci alle, discussioni, fino ad arrivare a una sorta di lieto fine, con la presenza di nuovi amici.

You somehow took me in
Both arms, my marked up skin
Two hands, places you had been
I needed

C’è spazio anche per le ballad folk acustiche, come dimostrano Wolf  («when she holds me in her jaw all my blood dripping»), che ha atmosfere quasi fiabesche, Those Girls («those girls might hear me cry») e Replaced («pull  on your new wool coat, try to remember the words you once wrote»).
Not è stato il primo singolo estratto ed è certamente una delle punte di diamante del disco, nonché la perfetta sintesi di tutti gli elementi che rendono i Big Thief una delle band più interessanti degli ultimi anni. Si tratta di un violento e sorprendente viaggio di 6 minuti nella testa e nel cuore di Adrianne, che si esprime esclusivamente attraverso la negazione di una serie di concetti, immagini e domande senza risposta. In questo brano la sua voce non è soave, quasi sussurrata, ma tanto potente da suonare come un disperato ululato. Un crescendo emotivo che si destreggia fra riff di basso e chitarre distorte che esplodono in un potente e prolungato assolo.

Nor the blood of you bleeding
As you try to let go

Two Hands è un disco intimista ed essenziale, che parla della realtà terrena e quotidiana, ed è estremamente viscerale. Mostra nuda e cruda l’interiorità di chi lo ha inciso e ti fa sentire il suo dolore e le sue paure sulla tua pelle, ti entra nelle ossa con la sua semplicità. Quando due album escono a soli cinque mesi di distanza l’uno dall’altro e appaiono così tanto perfettamente contrapposti, metterli a paragone potrebbe sembrare quasi inevitabile. Ma discutere su quale sia il lavoro migliore tra questo e U.F.O.F. sarebbe assolutamente sterile: sono due facce della stessa medaglia e dimostrano che questo è sicuramente l’anno dei Big Thief, riusciti a pubblicare non uno ma ben due dei migliori album del 2019.
Lo scorso giugno ho avuto la fortuna di assistere al loro live al Beaches Brew di Marina di Ravenna, andato in scena al tramonto in una cornice a dir poco magica, a pochi passi dal mare e con il cielo rosa sullo sfondo. E’ stato senza ombra di dubbio il mio live preferito di quest’anno, forse uno dei miei preferiti di sempre e se solo ci ripenso mi commuovo: insomma, un’esperienza a dir poco indimenticabile. Il quartetto tornerà nel nostro paese nel 2020 per due imperdibili date, il 22 febbraio al Locomotiv Club di Bologna e il 23 al Circolo Magnolia di Milano. Fidatemi di me, ne vale davvero la pena.

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Federica Di Gaetano

Vedo tutto rosa. Mi piace il folk. Non mangio gli animali ma non sono pazza.

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