Billie Eilish | When we all fall asleep, where do we go?

by Jess

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Billie Eilish sa di cosa hai paura.

Lei stessa, confessa, soffre di incubi ricorrenti da anni e fa a pugni con i sogni per riuscire a controllarli. Prende i mostri sotto al letto, le tarantole, la solitudine, li sublima, li mette in scena e lo spettacolo che ne risulta è macabro ed inquietante. Ma dove andiamo veramente quando ci addormentiamo?

“When we all fall asleep, where do we go?” è il primo album di Billie Eilish Pirate Baird O’Connell, scritto e prodotto in collaborazione con il fratello Finneas. Non un vero e proprio debutto per un’artista che negli ultimi tre anni ha visto il suo nome eletto a idolo di una generazione: bored è stato inserita nella colonna sonora della serie Netflix Tredici, when we were older è parte della soundtrack del pluripremiato Roma di Alfonso Cuaron e il video di when the party’s over ha conquistato l’intero web. È tutto vero, sapete? Il liquido blu che le scorre sul viso come lacrime, anche la tarantola e il letto gigante sotto al quale si trasforma in un demone notturno. Billie odia gli effetti in CGI e se deve stupire, vuole farlo sul serio.

Ci mette, oltre alla musica, la faccia e il look, l’aria da tomboy, i pantaloni larghi e le catene da rapper, l’espressione apatica e un’aura gotica che, in fondo, vuole tenere lontano gli sguardi indiscreti. Billie Eilish è un ottimo ritratto della sua generazione, contesa tra la voglia di apparire al mondo e il bisogno di coerenza interiore, di ricostruire un’identità fatta a pezzettini. Siamo tutti persone diverse sui social, in famiglia, con gli amici, ma chi siamo veramente?

Quello di Billie è forse il caso in cui il contorno colpisce ancor di più della musica; non a caso, per il lancio dell’album, l’artista ha progettato una experience oltreoceano per tutti coloro che vogliono vivere i brani di “when we all fall asleep”, un museo attrezzato per catapultare il pubblico nei suoi incubi, nella sua testa, nella sua immaginazione. Probabilmente chi avrà ascoltato i pezzi su Spotify avrà notato qualcosa di simile, perché ad ognuno di essi è stata accompagnata una rappresentazione grafica della ragazza, in tema con le atmosfere sonore del disco. È un progetto furbo, che sfrutta uno dei grandi punti di forza del fenomeno Billie Eilish, ma personalmente ho apprezzato molto il tentativo di fondere arte musicale e visiva. Non è certo un’idea nuova, un millennial shock rock (o pop?) consapevole di emergere nell’era dell’immagine; possiamo biasimarla? Assolutamente no.

Io amo Billie Eilish, la sua irriverenza, la sua sfacciataggine. Mi piacciono il suo stile essenziale ed incisivo, i suoi testi cinici e crudi. Apprezzo pure la pesante influenza elettronica che caratterizza la gran parte di “when we all fall asleep” rispetto ai suoi precedenti pezzi (ocean eyes e bellyache su tutti). In effetti nell’album convivono due anime, i ritmi pesanti di bad guy, bury a friend e you should see me in a crown con la delicatezza di i love you, goodbye e when the party’s over, così come evidente che esistano due Billie Eilish: da una parte la ragazza schiva, disillusa, con una serie di esperienze forti alle spalle (molti ricollegano il testo di bury a friend alla morte del rapper XXXTENTACION, grande amico della cantante), dall’altra la donna che diventerà, provocante e sensuale.

My mommy likes to sing along with me
But she won’t sing this song
If she reads all the lyrics
She’ll pity the men I know

– Bad guy

Mi stupisce sempre quando un’artista anagraficamente giovane si lancia nell’impresa di esplorare il mondo degli adulti e riesce a risultare credibile. È il caso di xanny, schierata contro l’uso (e abuso) di farmaci per trattare i disturbi d’ansia, sintomo di un disagio generazionale che Billie si prende la briga di rappresentare. In fondo, parliamo pur sempre di un’adolescente californiana (e quel duh in bad guy ne è la piena conferma), abituata alle dinamiche dello showbiz, poichè in famiglia sono tutti attori e musicisti navigati, e a tutte le controindicazioni della vita sotto i riflettori; anche se per noi non si tratta di realtà quotidiane, è facile immaginare che per lei, i suoi amici e compagni, al contrario, le cose vadano proprio così. Ciò che rende speciale la cantautrice è la sua volontà di non dipingere tutto bianco o nero, ma di prendere ciò che di affascinante c’è da entrambe le parti e metterlo in scena.

All the good girls go to Hell
‘Cause even God herself has enemies
And once the water starts to rise
And Heaven’s out of sight
She’ll want the Devil on her team

– All the good girls go to hell

A volte la dissonanza tra la sua voce, la musica e le tematiche che affronta, come in all the good girls go to hell, è quasi disturbante ma fa parte del gioco. Xanny è, a parer mio uno dei pezzi migliori del disco, con quello sbuffo seguito da una pausa di sospensione a metà canzone, il silenzio. Molti al suo posto ne sarebbero stati spaventati, ma lei gioca spesso con l’assenza del suono, è a suo agio, forse a scapito della digeribilità dell’intero lavoro. Il messaggio è chiaro: se cerchi un album facile, vai da un’altra parte …

Sono stati in molti ad esprimere la preoccupazione che, un giorno, in un futuro non troppo lontano, Billie Eilish possa decidere di rientrare a far parte del gruppo, smettere di essere quella diversa. Dal canto mio, credo che “when we all fall asleep where do we go?” sia rappresentativo della direzione che l’industria musicale sta prendendo, più impegnata e meno commerciale. D’altra parte credo che lo stile di Billie, così personale, corra il rischio di diventare troppo personale; con questo lavoro, nel quale i fratelli O’Connell si sono mossi all’interno di una gamma di suoni piuttosto limitata, la ragazza si è cucita addosso una cifra stilistica unica e la domanda sorge spontanea: riuscirà a rimanere Billie Eilish senza risultare ripetitiva?

In definitiva, “when we all fall asleep, where do we go?” è un gran bel progetto, musicalmente e visivamente interessante. Certo ci sono brani non particolarmente memorabili, come listen before I go, che nonostante il testo particolarmente forte non spicca altrettanto a livello sonoro, e 8, che trovo molto divertente seppur nel complesso si può considerare un colpo messo a segno per la giovane cantautrice. È arrivato il momento di lasciare che Billie Eilish indossi la sua corona.

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