Foo Fighters | Concrete and Gold

by Jacopo Giovanni Peroni

Voto:

B+
Cauto

Parto in quarta con un’ovvietà: certi artisti o gruppi ci possono piacere sin dai primi secondi di una canzone, per altri ci vuole magari uno studio più dettagliato e per altri ancora, alle volte, non ci sono proprio speranze per l’instaurazione del classico legame votivo che lega fan e musicisti. È del tutto normale vivere la scena musicale con questa sorta di strampalato approccio binomiale, ne siamo tutti fautori e per sempre sarà giustamente così. Tuttavia, nonostante divergenze e/o simili, non ci si può nemmeno astenere dal riconoscere a certi soggetti il loro grande operato nella storia della musica: questo il mio rapporto con i Foo Fighters, gruppo di cui non sono mai riuscito a diventare totalmente fan se non per quei tre o quattro classici estrapolati dai loro otto album e salvati in qualche meandro della mia libreria musicale, ma a cui allo stesso tempo però devo rendere merito per tutto ciò che sono riusciti a costruire dalla caduta del grunge. I Foo Fighters sono un’istituzione rock, che si erge come uno dei più solidi e duraturi baluardi del genere, una band a cui non si può rinfacciare assolutamente nulla, anzi andrebbe ringraziata per non aver mai smesso di crederci.

Negli ultimi mesi però, Dave Grohl era a ruota libera nel raccontarci del suo più recente operato alla guida dei Foo Fighters, ossia Concrete and Gold (RCA Records), rilasciato appena qualche giorno fa, lo scorso 15 settembre: una miriade di affermazioni che sembravano presentare l’album più esuberante del gruppo. Sinceramente, l’affermazione che più mi instillò il fattore curiosità fu il paragone dell’album con un Pet Sounds (Capitol Record, 1966) dei Beach Boys rivisitato dagli Slayer.

Già. Dagli Slayer.

Ma è davvero così? Eh, non è tanto semplice la questione.

Registrato in uno studio holliwoodiano sotto l’occhio vigile del produttore Greg Kurstin, Concrete and Gold, pur vantando numerosi camei di volti noti in più generi musicali, tra cui Alison Mosshart dei The Kills come voce di fondo e Sir Paul McCartney ad una batteria, appare come un album vecchio stile a stampo rock, in linea con la più classica formula dei Foo Fighters.

Sia chiaro: la band non si è reinventata né tantomeno persa in sperimentazioni varie; Grohl e compagnia volevano un album che fosse massiccio ed è così: Concrete and Gold è un titano sonoro, un muro spesso che si erge per ricordare al mondo che c’è ancora spazio per l’hard rock. I suoni sono stati tutti amplificati da un’elaborata produzione che rende massicce, quasi temibili, le tre chitarre e la batteria, padrone assolute delle undici tracce qui presenti.

Tralasciando la prima canzone, T-Shirt, un po’ filler, un po’ scherzone per chi ascolta con le cuffie (ndr: no seriamente, tenete il volume basso con questa, malgrado i primi trenta secondi vi incitino a fare il contrario), mi permetto subito di dire che la successiva Run è la perla dell’album: qui è ben visibile l’idea di fondo dell’album di far collidere Motorhead, ZZ Top e qualsiasi altro storico gruppo nella rielaborazione di Sgt. Pepper’s con l’inconfondibile tatto dei Foo Fighters.

Esperimento riuscito anche in brani quali The Sky Is A Neighborhood e La Dee Daa, graffiante brano di taglio quasi ironicamente critico sullo sfondo di una base che friggerebbe qualsiasi amperometro.

Le influenze di certo non mancano né tantomeno finiscono qua: ascoltando Make It Right e la traccia omonima dell’album, Concrete And Gold, sembra di stare di fronte ai classici e venerandi Pink Floyd; mentre la title track sembra infatti un complesso ed elaborato omaggio generale verso di loro, Make It Right ha nella voce di Grohl quel vibe da Have A Cigar.

È però tutto oro quel che luccica? Insomma. La seconda parte dell’album ricade in territori già precedentemente esplorati dalla band, ne sono un esempio brani come The Line e Arrows, pezzi validi ma appesantiti da quel sentore di già sentito.

In definitiva, quando si parla di Concrete and Gold, bisogna prima delineare le proprie aspettative: state cercando un album che suoni come i più classici Foo Fighters? Ottimo, eccolo pronto e confezionato per un’altra epoca di hard rock. Bramate invece novità e vorreste ascoltare qualcosa di leggermente più azzardato della formula per cui sono noti i sei di Seattle? Beh, forse alla lunga Concrete And Gold potrebbe risultarvi stucchevole, malgrado l’ottima regia di fondo. È, senza dubbio, una ben curata antologia di tutto ciò che i Foo Fighters sanno fare meglio con anche numerose partecipazioni, forse meritevoli di più enfasi per diversificare l’album, ma che comunque conferma il gruppo come maestri del loro genere.

Perché allora non dare il cd in pasto al vostro dispositivo di fiducia e lasciare che il vostro gusto ed istinto vi guidino? In entrambi i casi, non ci perdereste nulla.

Jacopo Giovanni Peroni

Applicazione diretta del metodo socratico.

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