Gomma | Sacrosanto

by morghiss
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Voto:

B
Raro

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Gomma. Un’aria goffa e poco professionale, un tono lamentoso e una totale assenza di carisma sul palco. Ci ricordiamo bene i fischi che si presero prima quando aprivano i concerti di Calcutta e la totale freddezza del pubblico al Todays di due anni fa. Esordivano ormai quasi due anni fa con un pestato Toska. Ciò che colpiva più di tutto era che in Italia dilagava quella nuova ondata di it-pop che seguiva le scie e il ritmo del primo Frah Quintale, ed ecco che invece dal nulla si impone una band acerba, rock come fu tutta la scena simil-Verdena che spopolò più di dieci anni fa. Insomma: lamentosi, senza carisma e anche anacronstici. Ma il successo dei Gomma all’epoca non fece che confermare, due anni fa come oggi, quanto in realtà ci sia sempre bisogno di musica suonata, di chitarre ferrose e dirette, dei suoni acerbi di chi ha appena imparato a suonare e non ha nelle mani l’esperienza di anni di concerti, di canzoni di chi non ne ha mai scritte e di cantanti che non sanno cantare. In sostanza, come può essere nato Toska, quel primo disco dei Gomma, non è così difficile da immaginare: prendete quattro ragazzini di provincia e chiudeteli in garage per qualche tempo, il risultato sarà questo post-punk cupo ed emotivo, adolescenziale, che ha l’odore dei corridoi di scuola, delle prime fumate notturne e brucia come le post-sbornie domenicali. I Gomma si imponevano di raccontare il malessere contemporaneo, con le loro sinuose storie di periferia, che suonano con la loro voce malata e colpevole.

Spariscono per un po’, un EP (quel “Vacanza“) a compensare l’attesa prima di questo “Sacrosanto” secondo album. Qualche lezione di canto fa in modo che, ad un primo ascolto, tutto sembri improvvisamente più professionale, ma lo spirito e quell’asprezza, di cui parlavo prima, di fatto intrinseca alla band, rimangono sotto pelle, intatte ed evidenti. Un album che è un continuo dialogo con un interlocutore immaginario, al quale chiediamo, elemosiniamo, attenzioni, poi chiediamo di andarsene, e poi di tornare di nuovo. “Sacrosanto” dei Gomma suona come la prima storia d’amore, straziante e devastante, talvolta strana e macabra, ma pur sempre alienante e le cui ferite, ahimè, durano per sempre. La forza dei Gomma, esattamente come nel primo album, non è quella del sapere essere innovativi o particolarmente virtuosi, quanto piuttosto di saper creare un immaginario ben preciso, di saper afferrare l’ascoltatore per il bavero della giacca e trascinarlo in una spirale di disagio, feste alcoliche e ferite sentimentali. Se non vi sentite così, vi sentirete così ascoltando “Sacrosanto“.


Il disco si apre con Fantasmi che può avere o meno riferimenti con il fenomeno del ghosting (a me piace pensare di sì): una disperata descrizione di chi è arrivato alla deriva, in assenza di quell’interlocutore testardo, è tutto allo scatafascio, ed è difficile persino sentirsi in colpa. Segue Pessima Idea, dove si parla di consumare le nocche, per entrare in questa storia nuova che sta per farci incredibilmente male, eppure una volta che ci siamo dentro non riusciamo più ad uscirne. Speravo solo ti stancassi presto di me. Segue Verme, o anche manifesto e difesa dell’essere un verme. Segue Quarto Piano, ballad in un inconfondibile stile Gomma di ricordi di quando andava tutto bene. E poi c’è Strade, che le strade sono tutte le altre donne che ti portano via da me. Segue Come va, Paolo, storia di chi non dà mai un lamento. Segue l’ipnotica Balordi, una linea di chitarra che manda fuori di testa, il vero cavallo di battaglia del disco che potrebbe far innamorare di questa band difficile anche i più scettici. Poi c’è Animali, che è un brano solo di passaggio. Tamburo, una sorta di rivincita per tutta la passività dimostrata nel corso del disco: “Farò di te il mio tamburo“. Chiusura con Santa Messa (struttura interessante), che è già un cult, andate in pace.

Un buon secondo disco. Musicalmente più curato del primo, ugualmente sincero, e mai ripetitivo. Gli adolescenti che avevano firmato quel primo album sono tornati, cresciuti e convinti, e con rinnovata rabbia da portare sul palco. I Gomma stanno ponendo le basi per far crescere un’intera generazione con loro, una generazione di felicità negate, amori sempre superficiali e porte sbattute in faccia. Un buon album diretto, viscerale, sincero, che si ascolta dall’inizio alla fine. I Gomma non sono solo un gruppetto rock di Caserta, sono un nuovo manifesto generazionale contro l’indifferenza, un supplica di una generazione fumata, zoppicante e scheletrica. I Gomma sono una delle poche vere alternative alla musica indie-pop italiana, alla musica che non si suona più, ai live con le basi. Teniamoceli stretti, perchè quelle sincere e dirette, sono creature rare.

I Gomma saranno in tour con le seguenti date:

31/01/19 Serraglio, Milano

02/02/19 Covo Club, Bologna

16/02/19 Scugnizzo Liberato, Napoli

22/02/19 La Fine, Roma

23/02/19 Bronson, Ravenna

01/03/19 Baluardo Della Cittadella, Modena

02/03/19 Officine Meca, Ferrara

08/03/19 Lumiere, Pisa

09/03/19 Arcadia, Schio (VI)

22/03/19 Scumm, Pescara

30/04/19 Spazio 211, Torino

Info e biglietti: https://www.dnaconcerti.com/gomma/

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morghiss

Pane, amore e ritenuta d'acconto. Concerti sotto la pioggia, film notturni, maratone seriali e relative conseguenze.

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