Jack White | Boarding House Reach

by Chiara Bustreo

Voto:

A-
Nuovo rock

La prima immagine che mi è venuta in mente ascoltando questo nuovo capolavoro di musica, cinismo e passione, è il nostro caro White con la vestaglia aperta su una maglia bianca sporca di sugo, con gli slip logori in bella vista, in evidente post-sbornia e in preda ad un raptus degno di Nostradamus. Urla contro le persone per strada, grida che il mondo sta finendo e che “Voi, gente, siete totalmente assurdi” (Ezmerelda Steals the Show). Il tutto perché perdiamo il tempo che ci rimane in questo mondo che lentamente sta collassando su se stesso, portando a spasso il nostro cagnolino dalle dimensioni evidentemente sproporzionate, vestito con il cappotto firmato da Paris Hilton.

Forse quest’immagine mi è stata suggerita dai due video pubblicati, soprattutto quello del singolo d’apertura, Connected By Love, che è stato rilasciato poco ore dopo l’uscita dell’album. Questo singolo è uno dei pochi brani insieme a Over and Over and Over che ricorda il buon vecchio Jack e quel rock che l’ha reso famoso con i The White Stripes. Ma dovete sentire il resto del lavoro per capire che bomba sia.

Fatto sta che questo terzo album è arrivato dopo quasi 4 anni di silenzio durante i quali l’artista, sempre e comunque fuori dagli schemi, ha cercato collaborazioni strane ed azzardate ma, come dice sempre mia mamma, “tutto fa brodo”. Quindi sull’onda dell’ultimo album di Bowie “Blackstar” affidato alle sapienti mani di musicisti jazz, Jack White ha fatto suonare i suoi pezzi di “Boarding House Reach” a musicisti hip hop e R&B. E forte di questa nozione si sente, nel sesto brano Ice Station Zebra, quella collaborazione sfumata con Jay-Z che ha lasciato comunque una stampo indelebile nelle trame del nuovo lavoro dell’artista. Infatti, l’arrangiamento funk con influenze hip hop c’è, forte e chiaro. Che poi non si sia concluso niente con il marito di Beyoncé e che quindi sia toccato a Jack rappare è una cosa che ci si mette via: diciamo che forse non è il suo campo. Però, come dice lo stesso artista proprio in questo pezzo (non del tutto apprezzato dalla critica proprio per il suo rap): non andrò mai dove vuoi che me ne vada (…) Ascolta se vuoi sentire e se non lo sopporti, allora…”, beh, immedesimatevi in Jack White e finite la frase nel modo più colorito.

L’album, uscito il 23 marzo sotto l’etichetta discografica Third Man Records dello stesso White, era stato anticipato dall’uscita di Respect Commander e Connected By Love già a metà gennaio. Poi è seguita l’uscita dalla splendida Corporation che rimanda ai Weather Report, Run DMC, Beastie Boys, ai Rage Against the Machine se avessero fatto funk, e ad un Jack pazzo, che urla e distorce il suo stesso grido fino a farlo diventare un tutt’uno con la nota stridula della sua chitarra. La loro sintonia è sempre un’emozione inspiegabilmente inaspettata. Everything You’ve Ever Learned insieme a Why Walk a Dog?, una ballad blues, e parti strumentali in diverse canzoni come in Respect Commander (campionamenti anni 80 su una canzone tipicamente da telefilm poliziesco anni 70) o lo stesso singolo Connected By Love fanno sentire un lato soul, il jazz di New Orleans, con influenze e stacchi funk, Hammond degni di Steve Wonder, bonghi come se piovessero e coretti gospel. Tutti suoni vintage emulati con sintetizzatori, computer e poi distorti per mostrare anche il lato fantasticamente moderno di quest’album. Addirittura in Get in the Mind Shaft si sente Prince, le linea melodica e la voce elettronica che ci ricorda il grande funkman.

Altra linea musicale dell’album è il country blues sentito, principalmente, in uno degli ultimi pezzi, What’s Done is Done. Mentre Humoresque, brano che chiude il nuovo lavoro di Jack White, è una rivisitazione in chiave pop di una melodia di una composizione del ceco Dvořák del 19esimo secolo, tipico studio da violino per i bambini che stanno imparando a suonare lo strumento. Nonostante tutte queste influenze e le canzoni in 8 bit che parlano della Misofonia (patologia neurologia riscontrata dopo aver avuto un’esperienza negativa con un determinato suono verso il quale si è meno tolleranti, ci si infastidisce o, addirittura, infuria. ndr), un puzzle di gridi elettronici, discordanti e un piano apparentemente improvvisato in Hypermisophoniac, la chitarra rimarrà sempre l’assoluta protagonista in tutti gli album di White. Potente, travolgente e sensuale al limite del divieto +18.

Grande attenzione in questo lavoro è data ai testi, che lasciano sempre un po’ dubbiosi sul perché l’artista non si sia ancora dato alla scrittura di saggi filosofici o psicologici. Sono testi che fanno riflettere sul fatto che è troppo tardi per cercare di capire come funziona il mondo (“Vuoi imparare?/ allora taci/ taci / taci e impara”) e che, dopotutto, “stiamo tutti copiando Dio”. Oltre ad essere testi sono anche filastrocche, ninne nanne, racconti di vita personale. Come in “Get in the Mind Shaft” dove Jack evoca il ricordo della prima volta in cui suonò un pianoforte:

Quando ero piccolo / sono andato in una casa abbandonata. / In una delle stanze / ho trovato un vecchio pianoforte. / Io non sapevo come si suonasse. / Così sono solo andato a tentoni tra i tasti, / ho premuto giù i pedali. / Sono stato seduto lì per ore / cercando di capire come / costruire una melodia. / Dal mio cervello alla punta delle mie dita / e dopo un momento / ho premuto tre note insieme / allo stesso tempo.”

Altre storie le troviamo tra la doppia voce tremolante di White in Ezmerelda Steals the Show e in Abulia and Akrasia, per non parlare dello scontato nodo alla gola mentre si ascolta la straziante Connected By Love.

Con “Boarding House Reach” siamo di fronte all’inizio della rivoluzione del rock moderno e, come si sa, ogni rivoluzione ha fin dall’inizio i suoi sostenitori e gli oppositori. Purtroppo non possiamo dire che a tutti potrà piacere questo (magnifico) album, ma Jack ha osato e ha compiuto un altro passo all’interno della sua perenne evoluzione artistica. E’ sempre alla ricerca di esperienze e suoni nuovi. E come ogni genio, magari non verrà compreso fin da subito. E al grido “Sì, sto pensando di fare un salto gigante […] e creare un esercito gigante. Chi è con me?” (Corporation) nessuno si unirà alla sua rivoluzione all’inizio. Ma tra poco tempo, quando risentiremo le sue canzoni penseremo a quei diecimila volti che lui ha cercato di far convivere di album in album e, tra l’altro, creando musica pazzesca. Ma prendiamoci il tempo per ascoltare quest’album difficile, perché è indubbiamente impegnativo, per bene: per cogliere tutte le sfaccettature di un’artista di cui non si riuscirà mai a capire tutto. Le influenze rock, il grunge, l’elettronica, il blues, il country e infine il jazz e il funk, fanno di Jack White uno degli artisti più completi di questo secolo. E’ come fare un viaggio nell’autentico Orient Express, ma nello spazio, diretti verso un pianeta inesplorato per cominciare la vostra nuova vita: ecco cos’è quest’album.

Dopo tre eventi speciali che vedranno coinvolte Los Angeles, New York e Londra, il tour inizierà il 19 aprile a Detroit, ma (piangete con me) l’artista per la parte europea non ha considerato l’Italia. Indigniamoci insieme.

Chiara Bustreo

Mi piace il profumo della polvere del caffè e mi fanno paura i temporali e le galline. Un giorno mi piacerebbe diventare una sirena.

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