Justice | Woman

by Daniele Convertino

Quando si pensa ai Justice non può non venire subito in mente Padre Livio di Radio Maria. Perché in molti momenti della vita l’uomo saggio si domanda: cosa farebbe Padre Livio? E quando si tratta nello specifico di musica: Padre Livio lo passerebbe su Radio Maria? Una profonda riflessione in merito va affrontata quando si parla di Gaspard Augé e Xavier de Rosnay, meglio conosciuti come i Justice, che suonano qualcosa che oscilla tra disco e french house.

Da sinistra: Gaspard e Xavier, i Justice in concerto.
Da sinistra: Gaspard e Xavier, i Justice in concerto.

Ma che c’entrano i Justice con Radio Maria? Non servono grandi occhi per notare una certa ossessione iconografica per la simbologia cristiana su ogni singola copertina del duo francese (e nella scenografia dei live). Non ne è esclusa nemmeno quella dell’ultimo disco, Woman (Ed Banger/Because, 2016), ed è forse quella visivamente migliore. Tuttavia, Woman non è l’album migliore dei Justice, quindi c’è da chiedersi: Padre Livio lo passerebbe o condannerebbe la band per blasfemia incolpandoli della Settima Guerra Mondiale?

Copertina di Woman.
Copertina di Woman.

Già Audio, Video, Disco, secondo lavoro del duo francese, non era ai livelli di Cross e prendeva una direzione diversa: un apparente progressive-rock. Il debutto, infatti, colpì per la distorsione di una moltitudine di sonorità electro-pop e french house che, stando a quanto disse lo stesso Xavier de Rosnay, non sembra musica disco «al primo ascolto». Ma nelle parole di Xavier Cross è un’«opera disco» e, soprattutto in Waters Of Nazareth, «se non fai caso alla distorsione, le linee di basso sono tipicamente disco». Sarà anche vero, ma bisogna faticare parecchio per non far caso alla distorsione.

Una linea di basso molto disco è invece quella di Safe And Sound, traccia di apertura di Woman. Sullo slap-bass si poggia un coro e degli archi, ad indicare la direzione dell’album: pura disco. Per provenienza e affinità di genere, i Justice sembrano voler seguire la strada di Random Access Memories dei Daft Punk, ma con meno Nile Rodgers. Che il disco suoni molto sui bassi lo prova anche Alakazam !, traccia e singolo in cui i Justice hanno inserito diversi sample vocali. Un discreto lavoro di campionamento è presente in tutta la discografia (400 i sample utilizzati in Cross), ma non è imponente come quello degli Avalanches.

Stop, così come Randy, lasciano spazio a falsetti smodati e a sintetizzatori, elemento immancabile. Per intenderci: tastierine synth-pop. In Chorus ci sono accenni di distorsione che richiamano il debutto, ma i Justice, dopo la svolta pseudo prog-rock di Audio, Video, Disco, hanno sciacquato la strumentazione nella Senna e le sonorità distorte sono venute via.

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Copertina di Cross.

Da Cross a Woman, passando per Audio, Video, Disco, quindi, i Justice hanno vestito e svestito gli elementi chiave della loro grande opera disco con rifiniture frutto di esplorazioni – il prog-rock del secondo album – o di pura dedizione disco nell’ultimo lavoro. Di Cross è rimasto poco, ma, se non altro, ora è più chiaro che bisogna guardare a singoli come D.A.N.C.E. per capire i Justice. Questo dice Woman. E se non è il loro lavoro migliore, dunque, è  quanto meno quello più puro, sincero e caratterizzante.

Copertina di On 'n' On.
Copertina di On ‘n’ On.
Daniele Convertino

Direttamente dai putridi Bassifondi?, un tipico ribellino fuck-da-system schiavo della monotonia.

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