Kendrick Lamar | untitled unmastered

by Daniele Convertino

Come si reagisce ad un album di Kendrick Lamar? Come si reagisce ad un album a sorpresa di Kendrick Lamar? Era già successo con To Pimp A Butterfly, donato al mondo una settimana prima della data annunciata, per un motivo mai ben specificato, ma che non ha permesso al mondo di prepararsi adeguatamente a riceverlo. Eppure, quello che ha detto il mondo, è che di To Pimp A Butterfly c’era proprio bisogno. Forse di untitled unmastered (Aftermath/Interscope/TDE, 2016) tutto questo bisogno non c’era, dopo un certo The Life Of Pablo.

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Il nuovo album del rapper (definizione poco esaustiva, in realtà) di Compton è più una raccolta, in senso stretto, di scarti di registrazione – demo, roba che non ha trovato spazio su TPAB, ma non per questo troppo brutta perché fosse ascoltata. Tutt’altra storia, di certo non nuova, in tanti sensi. untitled unmastered non aggiunge nulla di nuovo alla poetica musicale di Lamar e non si propone nemmeno di farlo, per quello che ho appena scritto.

I produttori e collaboratori-featuring sono gli stessi ed alcune tracce erano già note al pubblico, o meglio, al mondo, perché eseguite live. Si tratta di untitled 03 05.28.2014, meglio nota come Untitled, perché eseguita durante un’apparizione sul palco del Colbert Report, a dicembre del 2014. In molti si aspettavano di trovarla su TPAB ed infatti ne ha tutti gli attributi: manifesto dell’interculturalismo, sfumature jazz, crude sonorità vocali, ma Kendrick, evidentemente, ha ritenuto opportuno scartarla. Lo stesso deve essere accaduto per untitled 08 09.06.2014, meglio nota come Untitled 2, eseguita, invece, davanti al pubblico di Jimmy Fallon.

Alla lista va aggiunta anche: untitled 05 09.21.2014. Chi ha guardato i Grammy Awards e il momento di Kendrick, ne conosce già dei frammenti e difficilmente può dimenticare ciò che Lamar ha fatto vedere – al mondo – in un’esibizione di un altro livello, un’altra lega, un altro universo. Violenta, perversa, disturbante è la visione, quindi meglio parlare agli occhi:

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Violenta, perversa e disturbante è la realtà, non chi la rappresenta. D’altronde l’arte raccoglie e getta in faccia, per parafrasare Verga. E così fa Kendrick Lamar. L’esibizione gli è valsa la “Best rap performance”, carica di clamore mediatico per la coreografia e, soprattutto, la scenografia: una prigione, dei carcerati (tutti di colore ed ammanettati, incluso Kendrick). E il tutto prende letteralmente fuoco poco dopo. Il clamore mediatico è seguito anche alla vittoria di cinque premi su undici nomination, un risultato straordinario ma il cui raggiungimento è stato decisamente faticoso, dopo lo scandalo Macklemore, una vicenda che aiuta a comprendere il contesto in cui è uscito To Pimp A Butterfly ed è esploso Kendrick.

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Riesce poco facile scrivere di untitled unmastered senza citare TPAB, perché ne ha tutti gli elementi fondamentali: le sfiatate del sassofono di Kamasi Washington (The Epic è da ascoltare, anche a puntate, visto che dura 2 ore e 53 minuti) un po’ su tutto il disco e il piano di Robert Glasper, in particolare su untitled 05 09.21.2014, a conferire al disco quell’atmosfera jazz perfettamente integrata con l’hip-hop. Ed ancora: le variazioni vocali – tonali – di Kendrick, che passano dalle note graffianti di untitled 01 08.19.2014 al funk di untitled 08 09.06.2014.

Se ci sono delle differenze TPAB ed untitled unmastered di sicuro sono nelle produzioni, a livello sonoro, su untitled 02 06.23.2014 e su untitled 2014-2016 (nella prima parte), con dei beat che si possono ascoltare su buonissima parte dei dischi hip-hop contemporanei. Decisamente “contemporaneo” è proprio il produttore di untitled 2014-2016: il figlio di Alicia Keys e Swizz Beatz, Egypt, di cinque anni. E’ lui a cantare «Compton is where I’m from», al minuto 2:40, circa. Nessuna pressione bambino.

Se untitled unmastered aggiunge davvero poco di nuovo rispetto a TPAB, allora perché pubblicarlo? La scelta di farlo uscire a sorpresa ha giocato indubbiamente a vantaggio di Lamar, semplicemente perché «Kendrick Lamar ha pubblicato un disco» sono parole sufficienti per spingere milioni di ascoltatori a cercare la prima fonte disponibile per ascoltarlo (infatti è possibile ascoltarlo su QUALUNQUE piattaforma musicale). In realtà, la Top Dawg Entertainment ha annunciato, di recente, di avere del materiale in uscita dei Black Hippy, incluso Lamar. Inoltre, lo stesso Kendrick, dopo l’esibizione sul palco dei Grammy, ha dichiarato di avere del materiale inedito di cui ha detto di essere «innamorato».

Ma poi, vuoi che dopo la pubblicazione di The Life Of Pablo, Lamar non abbia voluto riappropriarsi dell’attenzione di tutti? Con tutto il lavoro di preparazione – lavoro di regia – svolto da Kanye West prima e dopo l’uscita del suo disco, di Kendrick Lamar ci si era quasi dimenticati, forse. Eppure il rapper di Compton ha ricevuto le chiavi della sua città, in quanto «esempio positivo», ha vinto cinque Grammy ed Obama ha prima  dichiarato che la sua canzone preferita del 2015 è How Much A Dollar Cost (da TPAB) e poi che «Kendrick vincerebbe in una battaglia rap contro Drake». Non è Obama la persona da cui ci si aspetta un’opinione attendibile in fatto di musica, ma in questo caso non sembra essersi sbagliato più di tanto e, nel frattempo, per Lamar la fama è cresciuta a dismisura.

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Chissà chi vincerebbe in una battaglia rap tra Kendrick Lamar e Kanye West: di certo, se si fanno battaglia a suon di album, di pezzi buoni o di scarti, ci guadagniamo tutti.

Daniele Convertino

Direttamente dai putridi Bassifondi?, un tipico ribellino fuck-da-system schiavo della monotonia.

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