Lana Del Rey | Norman Fucking Rockwell!

by Federica Di Gaetano

Voto:

A
Splendido

Questa recensione partirà con una premessa piuttosto doverosa: a me di Lana Del Rey non è mai importato granché.
Non ho mai provato interesse per la sua musica, fatta eccezione per un paio di singoli come Video Games e Summertime Sadness, né tanto meno sono mai riuscita a comprendere davvero la venerazione che il mondo provava nei suoi confronti, sia come artista che come personaggio. Ho persino assistito a un suo live allo Sziget Festival di Budapest e ho trovato il suo show a metà fra l’insulso e l’imbarazzante, il che non mi ha certo invogliata ad approfondire la sua discografia. Circa un anno fa, però, qualcosa è cambiato improvvisamente: il 18 settembre 2018, infatti, è stata pubblicata Venice Bitch, probabilmente uno dei brani migliori degli ultimi anni. Qui Lana e il suo produttore Jack Antonoff hanno riscritto le regole da capo, registrando un singolo della durata di 9.37 minuti il che, di base, sembrerebbe la scelta meno radiofonica del mondo. Eppure funziona alla perfezione, ed è così intenso da mettere i brividi. La traccia, perfetta come colonna sonora di un viaggio in macchina a fine estate, durante il tramonto,  inizia con una struttura pop piuttosto standard, fatta di versi e coro, ma dopo i primi tre minuti esplode in un lungo assolo di chitarra elettrica, leggermente psichedelico. Lana osserva il tempo che passa e lo fa attraverso una manciata di istantanee di momenti felici vissuti insieme al proprio uomo.

You’re in the yard, I light the fire
And as the summer fades away
Nothing gold can stay
You write, I tour, we make it work
You’re beautiful and I’m insane
We’re American-made

A questo punto, completamente rapita, ho aspettato con trepidante attesa e enorme curiosità la pubblicazione del nuovo album di Lana, impaziente di scoprire se avrei ritrovati la stessa magia. E così è stato. Norman Fucking Rockwell!, pubblicato il 30 agosto 2019 per Polydor e Interscope Records è un disco bellissimo, senza dubbio uno dei migliori del 2019.

It’s called Norman Fucking Rockwell!, it was the album title since March. I mean, working with Jack I was in a little bit of a lighter mood ‘cause he’s so funny, so the title track and it are kind of about this guy who like, he is such a genius artist but he thinks he’s the shit and he knows it, and like he won’t shut talking about it. The narrative goes on and on. It’s so awesome I ended up with, you know, like, being creative on a pipe story or whatever. I just like the title track so much, that I was like, ‘Okay, definitely want the record to be called that.’

Come copertina dell’album è stato scelto uno scatto dalla sorella della cantante, la fotografa Chuck Grant e raffigura Lana e Duke Nicholson (nipote di Jack Nicholson) su una barca a vela. Non appena è stata resa nota, è subito saltata all’occhio la diversità rispetto a quelle degli album precedenti, che la raffigurano vestita di bianco e/o con una macchina sullo sfondo.
]Il disco si apre con la titletrack Norman Fucking Rockwell, il cui titolo fa riferimento al pittore e illustratore statunitense Norman Rockwell, il cui stile viene definito realismo romantico, famoso per aver illustrato scene di vita quotidiana dell’America del ventesimo secolo. Il brano, che inizia con il tagliente e bellissimo verso “you fucked me so good that I almost said “I love you” “e ha per protagonista un poeta immaturo e pretenzioso, che non riesce a parlare d’altro che di sé stesso (“Your poetry’s bad and you blame the news“). E la tagliente ironia di Lana la si ritrova anche in The Greatest (“I miss New York and I miss the music“), in cui Lana canta la propria nostalgia nei confronti di persone, luoghi e dell’industria musicale del passato.

Miss doing nothin’ the most of all
Hawaii just missed that fireball
L.A. is in flames‚ it’s getting hot
Kanye West is blond and gone
“Life on Mars” ain’t just a song
I hope the live stream’s almost on

Si prosegue poi con il primo singolo estratto Mariners Apartment Complex, una ballad di quattro minuti accompagnata da archi, pianoforte e chitarra acustica. Qui Lana, con lucidità e schiettezza, fa il punto sulla donna che è diventata nel corso degli anni e, con una velata frustrazione, si domanda perché debba costantemente sentirsi giudicata, quando in realtà sta solo cercando di essere la migliore versione di sé stessa. In un’intervista ha raccontato che per scrivere il brano si è ispirata alla frustrazione provata in seguito a una conversazione realmente avventura con un ragazzo che ha frequentato; durante una passeggiata a tarda notte, le ha messo una mano intorno alla spalla e, con tutta la tranquillità del mondo, le ha detto di essere convinto del fatto che stessero insieme perché entrambi erano tristi e incasinati allo stesso modo.

You took my sadness out of context
At the Mariners Apartment Complex
I ain’t no candle in the wind
I’m the board, the lightning, the thunder
Kind of girl who’s gonna make you wonder
Who you are and who you’ve been

They mistook my kindness for weakness
I fucked up, I know that, but Jesus
Can’t a girl just do the best she can?
Catch a wave and take in the sweetness
Think about it, the darkness, the deepness
All the things that make me who I am

La personale e introspettiva Fuck it I Love You è musicalmente uno dei brani più veloci e ritmati del disco ed è caratterizzata da chitarra elettrica, synth e da una batteria che si introduce con il primo ritornello. Qui Lana si mette a nudo, parla senza troppi giri di parole dei proprio problemi di alcolismo (“drink  lime green, stay up ‘til dawn /Maybe  the way that I’m living is killing me“) e del tentativo di cambiare il proprio stile di vita semplicemente trasferendosi da New York in California. Ma spostarsi fisicamente da un posto all’altro non cambia molto, se prima non è la tua mente a rendersi contro che è necessario cambiare (“so I moved to California‚ but it’s just a state of mind“).
All’interno di Norman Fucking Rockwell c’è spazio anche per una cover: si tratta di Doin’t Time (“Summertime, and the livin’s easy“), brano del 1996 dei Sublime, che è a sua volta una cover di Summertime dall’opera Porgy & Bess. Lana si attiene al testo originali, citando così Bradley Nowell e Marshall “Ras MG” Goodman, rispettivamente cantante e batterista della band, ma riesce a mettere il proprio marchio di fabbrica sul brano, conferendo all’immaginario estivo un’atmosfera inquietante e fuori dal tempo.

La canzone d’amore per eccellenza di questo disco è sicuramente Love Song, una ballad tenera e intima in cui la voce soffice di Lana si stende su un tappeto di archi e le parole vengono messe al centro della scena, in particolar modo nel ritornello (“the taste, the touch, the way we love it all comes down to make the sound of our love song“). Nella successiva Cinnamon Girl il tema amoroso si fa più cupo e a essere raccontata è una relazione tanto intensa quanto poco salutare (“you try to push me out, but I just find my way back in“). How To Disappear musicalmente sembra uscita direttamente dagli anni ’60 e immagina come sarebbe potuta andare a finire una storia d’amore che, purtroppo, è naufragata senza riuscire a trovare un futuro (“now it’s been years since I left New York, I’ve got a kid and two cats in the yard“). California prende certamente ispirazione dall’omonima canzone di Joni Mitchell del 1971. Il brano ha per protagonista una persona con cui Lana ha vissuto una relazione molto intensa e che non vive più negli Stati Uniti e all’interno del testo romanticismo e nostalgia si intrecciano perfettamente (“if you come back to California, you should just hit me up“). In The next best american record, costellata di riferimenti agli Stati Uniti, a partire da città come Malibù e Topanga, fino ad arrivare a band iconiche degli anni ’70, come Led Zeppelin e Eagles, gran parte del ritmo è costituito da una chitarra acustica. Il testo alterna immagini di vita personale a un analisi critica e malinconica nei confronti della ricerca sfrenata del successo, che spesso prevale sulla qualità del prodotto artistico realizzato (“and we were so obsessed with writing the next best American record“).

In Bartender, Lana riflette su come la sua vita sia cambiata nel corso del tempo, concentrandosi in particolare modo sul fatto che ha smesso di bere alcolici (“baby, remember, I’m not drinking wine but that Cherry Coke you serve is fine“) e che ormai la fama la costringe a fare di tutto per nascondersi il più possibile e rimanere lontana dagli occhi indiscreti della stampa e del pubblico (“60 miles from the last place I hide“). In linea con diverse altre tracce dell’album, Happiness is a butterfly è una canzone dai toni fortemente cupi, musicalmente composta principalmente da pianoforti, sopra i quali si estende la voce vellutata dell’artista e il titolo fa riferimento e il titolo è ispirato da una frase pronunciata dal romanziere americano Nathaniel Hawthorne.

If he’s a serial killer, then what’s the worst
That can happen to a girl who’s already hurt?
I’m already hurt

La chiusura è affidata all’incantevole hope is a dangerous thing for a woman like me to have – but i have it, sicuramente una delle canzoni migliori di questo disco, probabilmente una delle migliori della sua intera carriera. Il titolo è una citazione del personaggio Red (interpretato da Morgan Freeman) nel film The Shawshank Redemption (1994), scritto e diretto da Frank Darabont.
La sua voce, così delicata ed effimera da risultare straziante, è accompagnata semplicemente da un pianoforte. I riferimenti letterari, in particolare quelli alla straziante storia di una delle principali ispirazioni di Lana, la poetessa e scrittrice Sylvia Plath, si fondono perfettamente a particolari legati alla vita della cantante e ai problemi che ha dovuto affrontare, come per esempio la dipendenza dall’alcool (“spilling my guts with the Bowery Bums“).

I’ve been tearing around in my fucking nightgown
24/7 Sylvia Plath
Writing in blood on your walls
‘Cause the ink in my pen don’t look good in my pad

La canzone mostra una versione inedita di Lana, che da una parte appare come una donna adulta, che riflette sul proprio passato con un mix di amarezza e dolore, mentre dall’altra conserva ancora la fragilità e l’innocenza di una bambina bambina che combatte ancora contro i mostri sotto il suo letto (‘cause I’ve got monsters still under my bed that I could never fight off) e raggiunge l’apice della schietta sincerità nel verso “they write that I’m happy, they know that I’m not, but at best, you can see I’m not sad“.

Norman Fucking Rockwell è probabilmente l’album più maturo e profondo di Lana, nonché quello più ispirato. Nonostante conti quattordici tracce, per una durata complessiva di più di un’ora, scivola senza mai risultare pesante o rischiare di annoiare l’ascoltatore.  Musicalmente è piuttosto coerente e omogeneo, non sono presenti cambi repentini di stile o influenze troppo distanti fra loro, ma nonostante ciò a ogni traccia vengono conferiti esattamente il ruolo e l’importanza che le spettano e non si ha mai la sensazione di trovarsi ad ascoltare dei pezzi che hanno la funzione di filler. E’ un disco pervaso da citazione e cultura pop, da cui Lana attinge costantemente. L’universo che ha saputo costruire nel corso della sua carriera, fatto di nostalgica malinconia e atmosfere retrò è più forte che mai ed è accompagnato da una forte disillusione nei confronti del grande sogno americano e degli Stati Uniti, rispetto ai quali Lana cede il passo a un’osservazione più critica . E’ un album che i fan di Lana ameranno, poiché rappresenta un passo avanti nel suo discorso musicale senza mai discostarsi in maniera eccessiva da ciò che ha prodotto in passato ma, contemporaneamente, stupirà chi questa artista non l’ha mai digerita eccessivamente. Questo disco è il perfetto esempio di come Lana Del Rey abbia sia in grado di reinventarsi facilmente e con intelligenza, mantenendo il pieno controllo sulla sua immagine e senza mai scendere a compromessi di autenticità.
Piccola curiosità: Pitchfork ha assegnato al disco una valutazione di 9,4, ovvero il punteggio più alto che la testata ha dato dal 2014. Decisamente interessante, sopratutto se considerate che giusto qualche anno fa lo stesso Pitchfork definì Born To Die (2012), l’album d’esordio di Lana, un fake orgasm.

Insomma, Norman Fucking Rockwell è un disco praticamente perfetto. E sì, potrebbe davvero essere il next best American record.

Federica Di Gaetano

Vedo tutto rosa. Mi piace il folk. Non mangio gli animali ma non sono pazza.

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