Lucio Corsi | Bestiario Musicale

by Federica Di Gaetano

Voto:

Seleziona

Ogni qualvolta un determinato artista (così come una serie tv, un libro, un film) esplode e ottiene una certa attenzione mediatica io me lo perdo, salvo poi riscoprirlo con mesi, se non anni, di ritardo.
Questa volta è successo che, nonostante io ascolti una notevole quantità di musica che potremmo semplicisticamente annoverare sotto l’immensa (e spesso infelice) categoria “indie italiano”, per qualche astruso motivo il nome di Lucio Corsi, ventitreenne dai capelli improbabili cresciuto nelle campagne che circondano Vetulonia, un paesino che conta poco più di 250 anime, in provincia di Grosseto, mi era sfuggito. Almeno fino a qualche settimana fa, quando una delle mie più care amiche mi ha consigliato di dedicare una manciata del mio tempo all’ascolto di Altalena Boy / Vetulonia Dakar, doppio ep pubblicato nel 2015 per Picicca. Il primo approccio è stato con Cocomero, un brano surreale in cui figura la frase “mangiare un maiale è come mangiare Alessandro” . Ed io, che fra le tante cose sono pure vegetariana, non potevo non rimanerne folgorata. Insomma, il consiglio è stato certamente azzeccato, dato che da quel momento in poi la sua musica ha iniziato a monopolizzare le mie giornate, per buona pace del mio fidato Spotify, che a breve inizierà a rifiutarsi di riprodurre le sue canzoni.

 

Il 27 gennaio esce sempre per Picicca il nuovo album di Lucio, Bestiario musicale, che arriva a due anni di distanza dalla pubblicazione del precedente lavoro.

“Ho preso otto animali tipici della mia zona, annotandomi tutte le caratteristiche e anche la mitologia che si portano dietro, e ho fatto un pezzo per ognuno di loro. Sono canzoni notturne perché gli animali selvatici escono prevalentemente la notte e sono in forma quasi del tutto acustica poiché nella macchia non si trovano molte prese di corrente per eventuali amplificatori (tranquilli non sono chitarra e voce ma arrangiate, in genere con chitarra, pianoforte, contrabbasso, spinetta e percussioni)”

E’ con questo parole che l’artista ha scelto di presentare il disco sul suo sito, che per l’occasione ha assunto le vesti di una sorta di sussidiario online, all’interno del quale sono stati inseriti otto audio racconti, uno per ognuno degli animali protagonisti di Bestiario Musicale, accompagnati da alcuni splendidi disegni . Si tratta di “storie per metà reali e per metà fantastiche, brevi descrizioni musicate che presentato ogni animale anticipando le canzoni”.

Ma chi sono i protagonisti di queste otto canzoni? C’è innanzitutto l’upupa, il re della foresta “che canta allegra le sue origini di zebra e se ne frega di chi la vede come un male”. C’è la civetta, che può rappresentare il diverso che troppo spesso fa paura (“pensa che nel bosco dei panda gira voce che hai ferito tua mamma”). C’è la lepre, che ha battuto tutti sul tempo ed è stata la prima a raggiungere la luna con un salto (meraviglioso il verso “una luna a due facce, perché la terra ne ha una e a lei ne servono di più, perché è sia uomo che donna, perchè città e campagna”). Troviamo poi la volpe (“dall’albero mi son buttata giù, il panorama era troppo bello. E’ stato il vento, io non c’entro, è stato il vento e tutta questa gente, io non c’entro niente” ) e il lupo. C’è l’istrice, protagonista di quella che è forse la canzone più bella di tutto il disco (“se la bellezza dei fiori non fosse nei petali ma nelle spine vi venderebbero davanti ai cimiteri”) e c’è il cinghiale. Infine, la lucertola, che chiude il Bestiario Musicale con la voce di Lucio che ci dice che di questi tempi persino i draghi “si sono dovuti adeguare, prima c’era più spazio sia in cielo che in terra, ora è tutto un negozio, è tutta una pizzeria”.

Questo disco spiega alla perfezione perché Lucio Corsi mi piaccia tanto. E’ un cantastorie e le canzoni che preferisco sono proprio quelle in cui viene racconta una storia, anche se all’apparenza a fuori di testa; negli ep precedenti si parlava di dinosauri, alieni e viaggi in treno, mentre qui abbiamo una bizzarra e variegata compagnia di animali. In venticinque minuti o poco più permette di immergersi completamente in un mondo di suoni e colori  fantastici, ma forse nemmeno troppo distanti dalla realtà. Inoltre, in un panorama musicale in cui sembra che tutti facciano a gara chi riesce a creare l’immagine più contorna, la metafora più ardita, riesce nell’impresa di sorprendere e lo fa con (apparente?) semplicità.
Se mi venisse chiesto di spiegare cosa vogliono dire le canzoni che compongono Bestiario Musicale non ne sarei in grado (qualsiasi interpretazione potrebbe sembrare un po’ raffazzonata) e credo che proprio in questo aspetto si nasconda il suo punto di forza: ognuno di noi è libero di lasciarsi trasportare e attribuire a questi strampalati racconti il significato che preferisce. Io ho avuto la sensazione di essere stata catapultata improvvisamente in un libro di favole, di quelli che mi leggevano i mie genitori da bambina, prima di addormentarmi.

Non mi resta altro che sperare di poter avere presto l’occasione di vedere tutti gli animali che compongono questo viaggio musicale prendere vita sul palco di un concerto.

Federica Di Gaetano

Vedo tutto rosa. Mi piace il folk. Non mangio gli animali ma non sono pazza.

Altri articoli che potrebbero interessarti

Dicci la tua


Ci trovi anche qui: