Human Performance Parquet Courts 8 aprile 2016
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I Parquet Courts sono una band rock originaria di Denton, Texas. Il gruppo è formato da Andrew Savage, Austin Brown, Sean Yeaton e Max Savage. La band ha origine a Brooklyn nel 2011.

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Solo un anno dopo i Parquet Courts pubblicano il loro primo album: Light up gold. Disco post-punk legato ai suoni particolarmente dissonanti ma delicati dei Velvet Underground e dei primi Sonic Youth.

Nel 2014, a distanza di due anni, i Parquet Courts hanno già registrato e pubblicato il loro secondo disco, che prende il nome di Sunbathing Animal. Album che a differenza del primo si apre molti più orizzonti musicali, ma che fondamentalmente rimane di natura post-punk.

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Sempre due anni più tardi, l’8 Aprile 2016, esce il loro ultimo lavoro chiamato Human Performance.

Tutti i brani di Human Performance sono perle perfette. In ogni nota si sente la raffinatezza del vecchio stile e quanto il gruppo abbia lavorato sulle canzoni per arrivare alla perfezione.

Perfezione che possiamo ascoltare in Dust, seconda traccia dell’album, di cui è stato pubblicato un video su youtube circa due mesi fa. 

La traccia legata al video, nonostante sia abbastanza lineare nella suo completo, riesce a trasmettere davvero qualcosa. Un senso di inquietudine e di consapevolezza. Ovviamente legata ad un sound decadente e distorto come i gruppi indie rock degli anni ‘70.

Il testo di Dust ci riporta subito al motivo per cui ascoltiamo i Parquet Courts. Per quel loro suono vintage e polveroso, ovviamente e giustamente parliamo di una polvere che vale un sacco di soldi.

“It comes through the window
It comes through the floor
It comes through the roof
And it comes through the door
Dust is everywhere”

Berlin Got Blurry, l’ultima traccia di Human Performance ha un suono molto meno decadente e più moderno, ma comunque, lo stile dei Parquet Courts si sente anche in questa ultima canzone. Brano dominato come la maggior parte degli altri dalle chitarre e dalla voce di Andrew Savage, che appare anche nel video come “protagonista”.

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Insomma un lavoro molto ben costruito, con influenze punk anni ‘70 però molto più colte e pensate, ma sopratutto un disco all’insegna della contestazione, che non compare solo nelle loro canzoni ma anche nella loro vita quotidiana. Dopo aver prodotto il loro primo EP, American Specialties, aver dato sfogo al vizio di Savage di disegnare le copertine dei dischi, stampe e locandine, dopo il rifiuto di farsi pubblicità sui social network come Facebook, la band ha incontrato la Rough Trade, etichetta inglese, eppure ha mantenuto il vizio di essere indipendente da certe logiche del mercato. In tutto e per tutto, i Parquet Courts, sembrano avere le idee chiare sulla strada da seguire e noi ci auguriamo, vista la bellezza di questo ultimo lavoro, che continuino a saperlo.