DIIV | Is The Is Are

by Fort

Dall’album di debutto Oshin, 2012, si è parlato molto di Zachary Cole Smith, ma purtroppo la maggior parte delle volte non si trattava di discussioni musicali. La relazione con Sky Ferreira, i problemi con la droga, l’arresto nel 2013. La musica era passata in secondo piano, e da qui il gap di quattro anni – cosa che non succede spesso alle band che pubblicano un debut molto apprezzato.

Cole ha tante, troppe cose da dire – e lo dimostra la lunghezza del disco (17 brani racchiusi in poco più di un’ora) – ma noi non potremmo essere più felici: questo ritorno lo aspettavamo da tempo, e ora ce lo godiamo.
Sì, perché Is The Is Are è un album di tutto rispetto, è quello che ci aspettavamo dai DIIV e abbiamo fortunatamente ottenuto: se non è allo stesso livello di Oshin, poco ci manca; per farci capire, sta come This Is All Yours sta a An Awesome Wave, o Room on Fire a Is This It. Dopo un primo disco soprendentemente bello, un secondo lavoro sulla stessa falsa riga, con la stessa qualità e nuova esperienza. Perché i fan non ne hanno abbastanza e perché è troppo presto per cambiare stile.

Le prime tracce sono sicuramente quelle che colpiscono subito, lo conferma il fatto che tra le prime quattro ci siano tre singoli già pubblicati.
Out Of Mind apre le danze e ti fa sentire subito a casa (potrebbe far benissimo parte di Oshin); Under The Sun è tra le mie preferite, per il ritmo sostenuto e una chitarra di sottofondo che dipinge una melodia difficile da togliere dalla testa – lo stesso discorso vale per Dopamine, forse ancora più bella.
In mezzo, Bent (Roi’s Song) che cattura nella sua ripetitività – qualcosa che i DIIV sanno fare benissimo.

Blue Boredom vede la comparsa di Sky – un brano che non è secondo me all’altezza degli altri ma non stona con il resto del disco; mentre Valentine dona una sensazione di chiusura, isolamento, introspezione, sia nella melodia che nel testo (“Keep me in distant sight – Of when it’s day and when it’s night – And how many weeks have passed).

Yr Not Far ricorda un po’ How Long Have You Known, mentre Take Your Time non brilla particolarmente.
La traccia che dà il titolo all’album, Is The Is Are, è senza dubbio nella top 5, uno dei brani più movimentati del disco e per questo ricorda un po’ l’amatissima Doused.

La seconda metà inizialmente colpisce di meno (Mire (Grant’s Song) Incarnate Devil), ma dopo alcuni ascolti cominciano a venire fuori le vere perle, come Healthy Moon Loose Ends , che accarezzano con la loro pacatezza.
Oppure Dust, un vero e proprio sfogo – “But now I’m fucked to die in a world of shit” – in cui è difficile non sentirsi coinvolti.

A concludere, Waste of Breath, una vera cantilena in cui Cole ribadisce l’inesorabilità della sua situazione:

It’s no good
it would be a waste of breath
to tell a man
that he’s got something better to do

 

Nell’ascoltarlo e riascoltarlo, Is The Is Are sembra molto una versione premium di Oshin, un’espansione ed evoluzione – le voci, ad esempio, si possono comprendere meglio.
Un album che, non bisogna nasconderlo, si apprezza molto di più sotto l’effetto di stupefacenti, e che riesce benissimo nel suo scopo, ovvero isolarti dal mondo per un’ora.
Definito “la luce in fondo al tunnel” dal frontman, questo LP sembra più accompagnartici,  all’interno del tunnel, e tenerti per mano – sapendo che sì, la luce in fondo c’è, ma qui dentro non si sta neanche così male.

Fort

Ho passato metà della mia vita cercando di essere come gli altri, e l'altra metà per tornare ad essere me stesso.

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