Frank Ocean | Blond(e)

by Daniele Convertino

Nessuno ci sperava più. Nessuno sperava più nel ritorno di Frank Ocean, o meglio, in un nuovo album, dopo il debutto channel ORANGE (Def Jam), che risale al 2012. Fu un disco sensazionale, spalleggiato da colossi della black music più mainstream che ci sia, quali Jay Z e Kanye West. Fu – passato remoto obbligatorio – sui beat di Watch The Throne (Roc-A-Fella, 2011), precisamente quelli di No Church In The Wild e di Made In America, che il grandissimo pubblico udì la voce di Ocean, aprendogli la strada al debutto su major.

A debutto sensazionale, solitamente, seguono tour lungo non più di un anno e secondo disco. Solitamente. Per Frank Ocean non è stato così, e Blond(e) – il titolo non è ancora chiaro -, il suo secondo, ma, di fatto, terzo album, è uscito quattro anni dopo. Ocean ha infatti pubblicato un visual album, Endless, seguito da Blond(e). Studiando la lezione di Kanye, Frank Ocean ha generato livelli di hype impressionanti.

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Annunci, notizie, singoli, magazine, titoli non chiari, post su Tumblr ed un quadro di incertezza generale hanno solo prefigurato quello che è il presente ed il futuro delle uscite discografiche, che ormai – a partire dai Death Grips fino a Kanye West – dipendono quasi interamente dalla dimensione dei media “social”, e dalla profezia dei quindici minuti di fama di Andy Warhol. Tutto ciò, ancora prima di mettersi a parlare di musica, ed è questo il punto.

Ma, parlando di musica, quel che viene fuori da Blond(e) è che ha conservato i tratti essenziali dell’R&B poppeggiante, carico di sintetizzatori, di channel ORANGE, assieme alla produzione. Malay, tra gli altri, figura ancora tra i principali produttori, anche dopo aver cercato di riprodurre channel ORANGE assieme a Zayn Malik. I crediti, come tutto il resto, non sono chiari, e pare si trovino sul magazine Boys Don’t Cry (inizialmente era questo il titolo del disco), distribuito in edizione limitata in una serie di negozi temporanei. Il magazine attesta anche specifiche influenze, come quella di David Bowie.

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L’album, invece, attesta il sopravvento del guitar pop, su quello che dovrebbe essere etichettato come R&B, supportato da un lavoro che lo contamina con l’elettronica, abilmente orchestrato da James Blake. La prima traccia di Blond(e), Nikes, è quella che più richiama le atmosfere di channel ORANGE, ma già a partire da Ivy, brano successivo, si comprende la piega che prende tutto il disco, rispetto al debutto. Piega, come detto, guitar pop.

Un guitar pop esplicitamente influenzato dal “pop” targato UK. In White Ferrari, Ocean cita Here, There and Everywhere dei Beatles, e Jonny Greenwood dei Radiohead ha collaborato sia alla realizzazione di Endless sia a quella di Blond(e). Anche il soggiorno a Londra ha fatto la sua parte, probabilmente, e non è da escludere che il titolo del magazine, Boys Don’t Cry, sia un riferimento ai Cure. L’elemento “guitar” si fa ancora più esplicito in Pink + White, dove viene suonata in acustico e che, con il featuring di Beyoncè (non è l’unica artista upper class ad aver collaborato con Ocean: pare vi siano anche Kanye West, Pharrell Williams e Kendrick Lamar), ha proprio la dimensione di un singolo.

Da Skyline ToSelf Control, la chitarra assume un ruolo importante un po’ in tutto l’album, in misura non ben definita, sancendo ulteriormente la deriva pop dell’R&B. In realtà, si potrebbero tranquillamente invertire le parti e parlare di una deriva R&B nel pop. Vedi: Robin Thicke. Con Nights a riassumere un po’ tutti gli elementi di Blond(e), guitar pop, R&B e synth, in tre parti quasi distinte, il disco si scinde e nella seconda parte si concede una strofa rap incalzante su Solo (Reprise), prima di ritornare ad accennare ai toni di channel ORANGE.

Non sembra che Frank Ocean abbia la pretesa di rappresentare un modello per il pop/R&B. E se ha influenzato Zayn Malik, è stato principalmente per il carattere sensazionale di channel ORANGE, di cui, dopo quattro anni, non è rimasto molto. Non sembra avere nemmeno la pretesa di voler stabilire un nuovo corso dei rapporti tra artisti e case discografiche: Endless è stato pubblicato con la Def Jam, ma lo stesso non vale per Blond(e), che invece è auto-prodotto. Questo dettaglio è stato diffuso da Pitchfork, che pure inizia l’articolo dicendo che Frank Ocean è diventato un artista «indipendente».

Se così fosse, almeno Ocean avrebbe risparmiato il mondo dall’auto-celebrazione di “indipendenza” in stile Chance The Rapper. Tuttavia, sia Frank Ocean sia Chance The Rapper hanno inizialmente pubblicato i loro ultimi lavori in esclusiva su Apple Music (e proprio quest’ultima riporta “Blonde” come titolo, nonostante sulla copertina ci sia scritto “blond”). «Un’azienda (la Apple, ndr) che vale 700 miliardi di dollari» scrive FACT Magazine, interrogandosi su quanto si possa definire “indie” un artista supportato dalla Apple.

Indipendente/auto-prodotto o meno, è comunque il caso di chiedersi cosa resterà di Blond(e), pensando a ciò che è stato di channel ORANGE. Quanto ha influito il carattere “sensazionale” di quel disco nell’esasperazione di quest’ultimo? Un’esasperazione ben sfruttata che ha ben definito anche il carattere di Blond(e): sensazionale.

 

 

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Daniele Convertino

Direttamente dai putridi Bassifondi?, un tipico ribellino fuck-da-system schiavo della monotonia.

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