Honne | Warm On A Cold Night

by Giulia

Don’t speak Italian? Here’s the English version

Per quanto in Italia quello degli incontri online rimanga un argomento ancora tabù, dovete sapere che in Inghilterra si parla di Tinder alla luce del giorno, trattandolo alla pari di un qualsiasi altro social network. Per chi di voi non lo sapesse (tanto lo so che sotto sotto lo sapete tutti…) il sito si presenta come un’applicazione installabile sul cellulare, che vi permette di scorrere tra una miriade di profili selezionati in base alla distanza calcolata dal GPS, e in buona parte dal semplice fato, nonché di selezionare le persone che giudicate attraenti. Se anche quelle persone fanno lo stesso con voi ottenete un Match, che vi permette di chattare con l’individuo in questione ed, eventualmente, di incontrarlo.

Perciò, la metafora che sto per utilizzare in questa recensione rappresenta una situazione comune a più o meno tutta la popolazione Inglese…e ovviamente, alla sottoscritta.

Spesso e volentieri, succede che quando si conosce una persona in questo modo passino settimane prima di riuscire ad incontrarsi. In questo lasso di tempo ci si scrive più o meno frequentemente, i semplici messaggi diventano note vocali, foto ammiccanti, una cosa tira l’altra finché non ti ritrovi a raccontare ad un perfetto sconosciuto di quella vacanza coi tuoi genitori del 1998 o della tragica e sospetta morte del tuo primo pesce rosso senza sapere di preciso come ci sei arrivato, ma ogni scusa è buona per non far morire la conversazione. Quando arriva il fatidico momento del primo appuntamento la scena è sempre più o meno la stessa: ci si ritrova seduti in un locale immersi nel più totale imbarazzo, perché ormai si conosce già la vita dell’altra persona meglio della propria e non è rimasto più nulla da scoprire.

Tecnicamente qualcosa sì, ma non penso di dovervi dire io di che cosa si tratta.

La prima fatica discografica del duo britannico Honne, intitolata Warm On A Cold Night, è l’equivalente musicale di una Tinder Date. Dopo la carrellata di EP che l’ha preceduto, formata da ben cinque lavori, il fatto che l’album non sia niente di nuovo per chi ha seguito la band fin dall’esordio non è di certo una sorpresa. Il fatto che la band sia cresciuta dal punto di vista musicale è tuttavia innegabile, e questo disco rappresenta la sintesi di un percorso durante il quale gli Honne hanno scolpito, modellato e definito il loro sound unico ed eclettico, fondendo tutte le diverse influenze che li caratterizzano fino a trovare il mix perfetto.

Il ruolo di apertura del disco è affidato al brano d’esordio della band, il primo mai pubblicato in assoluto ed omonimo all’album Warm On A Cold Night. E’ una ballad electro-pop orecchiabile e sensuale, coronata da una finta voce radiofonica di sottofondo che, in un accento americano portato all’estremo e un tono profondo e leggermente sdolcinato invita l’ascoltatore a chiudere gli occhi e abbandonarsi completamente alla musica (“so if you ain’t got a lover just close your eyes…and listen to Honne”).

Quella che segue è una sorta di montagna russa emozionale, sulla quale si viene trasportati attraverso sonorità eclettiche e testi contenenti per la maggior parte parole d’amore, magari scontate ma che non arrivano mai al melenso. Si passa dalle sonorità a tratti funky di One At a Time Please, un brano che riporta al sound profondamente seventies di band come i Jungle (nominati dalla band stessa tra le proprie principali influenze musicali) a tracce synth-soul tendenti al lo-fi quali Till The Evening e FHKD. Brani estratti dai numerosi precedenti EP sono ovviamente disseminati nell’album: una menzione speciale va fatta per i brani All In The Value e Coastal Love, tormentoni ricorrenti nei dancefloors della Londra hipster, nonché per il duetto Someone That Loves You con la cantante solista Izzy Bizu, la cui voce di velluto si sposa perfettamente con quella di Andy, il cantante del duo.

Al contrario di quello che succede nelle Tinder dates tuttavia, l’elemento dominante per gli Honne sono i sentimenti. Non è affatto una sorpresa, considerato che la band stessa definisce il proprio genere musicale come “un insieme di vibrazioni calde e sensuali adatte alla tarda notte, musica adatta a fare bambini” e che il loro nome stesso deriva da una parola giapponese (nel caso non ve ne foste ancora accorti, gli Honne hanno una leggera ossessione per tutto ciò che riguarda il Giappone) che viene usata per definire i sentimenti e i desideri più profondi di un individuo. Al contrario, il nome della loro etichetta discografica auto-fondata Tatemae rappresenta l’estremo opposto, ovvero i sentimenti e i desideri che un individuo mostra nei contesti pubblici. See what they did here?

In conclusione, nonostante non sia nulla di nuovo Warm On A Cold Night si presenta come un album generalmente godibile, la colonna sonora ideale per quando durante il cosiddetto Netflix-And-Chill Netflix non è ormai più necessario. E’ certamente un album prevedibile a causa della valanga di EP che l’hanno preceduto, ma rimane comunque un lavoro interessante che combina senza sforzo e con una naturalezza disarmante un numero indefinito di influenze e sonorità musicali all’apparenza molto diverse e incompatibili.

E al contrario delle storie d’amore nate su Tinder, questo è un match che funziona perfettamente.

 

 

Giulia

The pink-haired one. Quando non cerco di evitare la morte nei moshpit mi trovate a rovistare tra i vinili nei negozi di dischi pù polverosi di Londra. In quel di Albione ho studiato Music Management e ogni tanto scrivo la mia opinione in mondovisione. Potrei sembrare una persona seria e pacata, ma non contateci troppo. Sono pur sempre quella che preferisce andare ai concerti da sola per evitare che le persone vedano la sua vera natura.

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