Preoccupations | Preoccupations

by Daniele Convertino

È la prima volta che NoisyRoad recensisce il secondo disco di una band che cambia nome lasciando la formazione invariata, semplicemente per cause e forze esterne alla volontà del gruppo stesso. Si tratta dei Viet Cong, a cui è (apparentemente) spettata la decisione finale di cambiare nome in Preoccupations. Ad ogni modo, le pressioni ricevute per un nome che rievoca ferite ancora aperte di una guerra sanguinosa sono state alla base di questa scelta.

14441060_1248880048497683_1362919791630888754_n
Preoccupations, fka Viet Cong.

A suo tempo, abbiamo parlato della vicenda, con un po’ di amarezza e dispiacere personali da parte di chi scrive. Tuttavia, riflettendo con un minimo di lucidità, è stata la scelta migliore da parte di Flegel e compagni. La musica dei Preoccupations non ha mai avuto pretese di stampo politico ed infatti, dal debutto ex-omonimo Viet Cong (Jagjaguwar / Flemish Eye; 2015) al secondo neo-omonimo Preoccupations (Jagjaguwar; 2016) non è cambiata di troppo. Non sono cambiati né l’atteggiamento né l’impostazione sonori e canori. Il nuovo disco si dispiega seguendo sfaccettature e sfumature diverse in alcuni punti, ma che, per quanto minime, non dipendono sicuramente dal cambio di nome.

Nella recensione di Viet Cong abbiamo parlato di «labyrinthine post-punk» e il post-punk dei Preoccupations è crudo, grezzo e dispersivo, le chitarre stridono su una ritmica talvolta lenta ed incerta, talvolta incalzante e quasi aggressiva, mentre la voce di Matt Flegel (che suona anche il basso) è forse l’elemento più tetro nel complesso. Già, tetro. È semplice associare il post-punk ai Joy Division ed, in particolare, alla loro dimensione “gotica”, ma loro del post-punk sono solo un esempio. Sappiamo tutti che il genere non è morto con Ian Curtis. Il post-punk, in sostanza, è una questione di contaminazione. Nei due album studio della band di Manchester, per esempio, si sente già una grave presenza del sintetizzatore, chiaramente esplicitata nel primo album dei New Order, Movement, che poi diverranno puramente synth-pop.

Per quanto si possa vagamente percepire una minima influenza dei Joy Division, nonché degli stessi New Order, Preoccupations (l’album) sembra invece prendere una direzione più Cure-esque, che si fa evidente in Monotony e in Stimulation, strutturate à la Robert Smith, quello della santa trilogia Pornography-Seventeen Seconds-Faith. Il disco riesce a passare dal ritmo lento e pesante della traccia di apertura, Anxiety, alla prepotenza delle chitarre nel ritornello di Zodiac. 

13590323_1187256231326732_5174986388214474453_n

Ad ogni modo, i brani dei Preoccupations (la band), già in Viet Cong (l’album) non presentavano una struttura “classica” e nel secondo disco provano a riproporre un tentativo di destrutturazione. Gli undici minuti di Memory contengono tre diversi blocchi, anche diverse tracce probabilmente: in particolare, dal minuto 3:40 circa si respira un’aria tipica dei New Order di Movement ed anche di Power, Corruption & Lies, per poi lasciare spazio a suoni indistinti negli “ultimi” cinque minuti della traccia.

«I can’t improve, I can’t improve, I can’t improve» lamenta Matt Flegel in Degraded, d’altronde anche solo dire: «Anxiety dei Preoccupations», riferendosi alla prima traccia del disco, è un manifesto. La pseudo-narrazione dei Preoccupations è un’esplorazione delle più o meno comuni, tanto quanto meglio o peggio dissimulate, tra le condizioni mentali dei tempi che corrono: ansia, degrado, alienazione. Appaiono lontani, però, dalla cultura goth, così come da ogni pensiero di suicidio.

Fondamentalmente, Preoccupations risulta più introspettivo e curato meglio rispetto a Viet Cong, che invece è più aggressivo e destrutturato. Ma in sostanza i due dischi si somigliano, di mezzo c’è stata solo la riflessione sul nome o meglio: la polemica. Si è parlato più di questo che della musica della band canadese, la quale deve ancora realizzare un capolavoro, ma ha dei buoni margini di miglioramento.

Daniele Convertino

Direttamente dai putridi Bassifondi?, un tipico ribellino fuck-da-system schiavo della monotonia.

Altri articoli che potrebbero interessarti

Dicci la tua


Ci trovi anche qui: