Regina Spektor | Remember Us To Life

by Alessia Nosari

Gli ultimi giorni di settembre hanno segnato la fine definitiva dell’estate e, mentre le temperature si abbassano, la scena musicale internazionale si scalda di nuove scottanti uscite. Tra nomi quali Craig David, Bon Iver, Solange, Banks e altri artisti che hanno scelto il 30 settembre come data per rilasciare i loro ultimissimi lavori, oggi parleremo di Regina Spektor e il suo fiammante Remember Us To Life.

Dopo ben 4 anni da “What We Saw from the Cheap Seats”, la cantautrice russo-americana ci delizia con 11 brani per un totale di 46 rilassanti minuti, tutti racchiusi nel suo settimo album. Ho ascoltato l’ultimo lavoro della cantante senza aver mai sentito i singoli prima perché, a dire il vero, volevo apprezzare al meglio la forza di questa artista che ho scoperto grazie alla famosissima “Fidelity”, rilasciata nel 2006. Da quel momento, sono sempre stata piacevolmente colpita dalle nuove uscite della Spektor, specialmente dalla recente cover di “While My Guitar Gently Weeps” per il film d’animazione “Kubo e la spada magica”, in uscita nelle sale italiane a novembre.

“Remember Us To Life” è una raccolta di storie di vite comuni e racconti di intime fantasie cantate a volte con malinconia, a volte con spensieratezza. Personalmente, l’ho trovato delizioso, profondo ma veritiero, scritto con la saggezza di una giovane donna che ancora ha tanto da raccontare.


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Il primo singolo, rilasciato lo scorso luglio, è “Bleeding Heart”, una bellissima canzone dalla melodia spensierata che cela un testo dalle sfumature tristi, nelle quale pressoché tutti noi possiamo rispecchiarci. Le parole portano quasi a pensare che la cantante si stia rivolgendo ad un adolescente, forse a lei stessa adolescente, costretta a portarsi appresso i frammenti di un cuore spezzato e sentendosi inadeguata ovunque vada, in un mondo dove i vestiti che si indossano sono più importanti dell’empatia nei confronti del prossimo: “You can’t help but stare at everyone there/ It’s you versus everyone else/ Your outfit’s a crime, you feel their cold minds/ Placing you under arrest”. La canzone si pone come un biglietto da visita in posizione di apertura dell’album e non potrebbe essere più azzeccata in quanto, fin da subito, racchiude tutta la delicatezza e la sensibilità che caratterizzeranno gli altri 10 brani a seguire.

Ma non dimentichiamoci che Spektor ha aperto per gli Strokes nel tour tra il 2003 e il 2004, quindi un po’ matta lo deve essere per forza. La conferma arriva dalla sua scelta di rilasciare “Small Bill$” come secondo singolo. E’ la canzone che forse si discosta di più dalla tracklist dell’album, ma, paradossalmente, funziona: sarà il ritmo alla hit rap, il testo aggressivo ed enigmatico, sarà il ritornello facilissimo da ricordare (“La la la, la la la la, la la”) o la sinuosa parte strumentale finale, eppure dopo averla ascoltata una volta con la faccia perplessa, l’istinto suggerisce di ritornarci una seconda volta e una terza e una quarta, fino a metterla come sveglia, suoneria, allarme della macchina. Questa versione di Regina aperta alla sperimentazione e all’inclusione di più generi nella sua tracklist la rende un’artista poliedrica, originale e sempre pronta a reinventarsi anno dopo anno.

E inventarsi storie sempre nuove non deve essere facile per una cantautrice, essendo sempre a rischio di cadere nella banalità degli amori finiti e della sofferenza. Anche in questo caso, le storie raccontate da Spektor sono vere e proprie ballate vecchio stile, come “Older and Taller”, la mia preferita, che sembra raccontare un incontro con una persona che non si vedeva da tempo, magari un amante del passato. Attraverso divertenti giochi di parole che trasformano il brano in una filastrocca moderna, la voce vellutata di Regina ci narra di un uomo (si presume) che si è ormai lasciato la giovinezza alle spalle, vessato dal peso dei ricordi e dalla tragica monotonia della vita adulta, fatta di responsabilità e amari rimpianti: “All the lies on your resume / Have become the truth by now/ And the things that you never did/ Have become your youth, somehow/ You know everything by now”. La parte migliore, però, è la frase che Spektor ci regala e che penso scolpirò nella pietra d’ora in avanti: “Enjoy your youth/ Sounds like a threat/ But I will anyway”.

Ci sono poi brani ispirati da film, come “Grand Hotel” che richiama “Grand Budapest Hotel” di Wes Anderson, ma riscritto in chiave pessimistica: il tunnel sotto l’hotel, infatti, porta all’inferno, scenario di un festino tra demoni che, però, come ci rassicura la cantante, non disturberanno gli ospiti: “You won’t care that the devils / Won’t mind that the devils / Won’t know that the devils are near”. E ancora canzoni come “Black and White” che, come suggerisce il titolo, ci presenta un susseguirsi di immagini nostalgiche, di amori ormai passati, di decisioni prese troppo tardi, di una triste storia raccontata attraverso una voce saggia. Il brano di chiusura della versione standard si chiama “The Visit” ed è esattamente la canzone che si vorrebbe sentire alla fine di un album già stupendo di suo. Avete presente quando rivedete quella persona, proprio lei, avete pensato al discorso da fare per giorni e giorni sotto la doccia e poi semplicemente quelle parole “now they’ve been forgotten / They’ll get said a different day /They’ll get said a different way” e tutto quello che si credeva fosse passato ritorna come un fulmine a ciel sereno? Ecco, Regina lo sa, lei lo sa e lo scrive: “And somewhere in my mind / Behind closed eyes, I see the past /Catching every moment that went by/ To make it last till I begin again”.

E come la protagonista della canzone vorrebbe che la sua relazione ricominciasse da capo, noi vorremmo soltanto prenderci un attimo per assaporare le note finali di “Remember Us To Life” per poi ricominciarlo da capo fino al prossimo album.

Dopo ben 4 anni da “What We Saw from the Cheap Seats”, la cantautrice russo-americana ci delizia con 11 brani per un totale di 46 rilassanti minuti, tutti racchiusi nel suo settimo album. Ho ascoltato l’ultimo lavoro della cantante senza aver mai sentito i singoli prima perché, a dire il vero, volevo apprezzare al meglio la forza di questa artista che ho scoperto grazie alla famosissima “Fidelity”, rilasciata nel 2006. Da quel momento, sono sempre stata piacevolmente colpita dalle nuove uscite della Spektor, specialmente dalla recente cover di “While My Guitar Gently Weeps” per il film d’animazione “Kubo e la spada magica”, in uscita nelle sale italiane a novembre.

“Remember Us To Life” è una raccolta di storie di vite comuni e racconti di intime fantasie cantate a volte con malinconia, a volte con spensieratezza. Personalmente, l’ho trovato delizioso, profondo ma veritiero, scritto con la saggezza di una giovane donna che ancora ha tanto da raccontare.

Il primo singolo, rilasciato lo scorso luglio, è “Bleeding Heart”, una bellissima canzone dalla melodia spensierata che cela un testo dalle sfumature tristi, nelle quale pressoché tutti noi possiamo rispecchiarci. Le parole portano quasi a pensare che la cantante si stia rivolgendo ad un adolescente, forse a lei stessa adolescente, costretta a portarsi appresso i frammenti di un cuore spezzato e sentendosi inadeguata ovunque vada, in un mondo dove i vestiti che si indossano sono più importanti dell’empatia nei confronti del prossimo: “You can’t help but stare at everyone there/ It’s you versus everyone else/ Your outfit’s a crime, you feel their cold minds/ Placing you under arrest”. La canzone si pone come un biglietto da visita in posizione di apertura dell’album e non potrebbe essere più azzeccata in quanto, fin da subito, racchiude tutta la delicatezza e la sensibilità che caratterizzeranno gli altri 10 brani a seguire.

Ma non dimentichiamoci che Spektor ha aperto per gli Strokes nel tour tra il 2003 e il 2004, quindi un po’ matta lo deve essere per forza. La conferma arriva dalla sua scelta di rilasciare “Small Bill$” come secondo singolo. E’ la canzone che forse si discosta di più dalla tracklist dell’album, ma, paradossalmente, funziona: sarà il ritmo alla hit rap, il testo aggressivo ed enigmatico, sarà il ritornello facilissimo da ricordare (“La la la, la la la la, la la”) o la sinuosa parte strumentale finale, eppure dopo averla ascoltata una volta con la faccia perplessa, l’istinto suggerisce di ritornarci una seconda volta e una terza e una quarta, fino a metterla come sveglia, suoneria, allarme della macchina. Questa versione di Regina aperta alla sperimentazione e all’inclusione di più generi nella sua tracklist la rende un’artista poliedrica, originale e sempre pronta a reinventarsi anno dopo anno.

E inventarsi storie sempre nuove non deve essere facile per una cantautrice, essendo sempre a rischio di cadere nella banalità degli amori finiti e della sofferenza. Anche in questo caso, le storie raccontate da Spektor sono vere e proprie ballate vecchio stile, come “Older and Taller”, la mia preferita, che sembra raccontare un incontro con una persona che non si vedeva da tempo, magari un amante del passato. Attraverso divertenti giochi di parole che trasformano il brano in una filastrocca moderna, la voce vellutata di Regina ci narra di un uomo (si presume) che si è ormai lasciato la giovinezza alle spalle, vessato dal peso dei ricordi e dalla tragica monotonia della vita adulta, fatta di responsabilità e amari rimpianti: “All the lies on your resume / Have become the truth by now/ And the things that you never did/ Have become your youth, somehow/ You know everything by now”. La parte migliore, però, è la frase che Spektor ci regala e che penso scolpirò nella pietra d’ora in avanti: “Enjoy your youth/ Sounds like a threat/ But I will anyway”.

Ci sono poi brani ispirati da film, come “Grand Hotel” che richiama “Grand Budapest Hotel” di Wes Anderson, ma riscritto in chiave pessimistica: il tunnel sotto l’hotel, infatti, porta all’inferno, scenario di un festino tra demoni che, però, come ci rassicura la cantante, non disturberanno gli ospiti: “You won’t care that the devils / Won’t mind that the devils / Won’t know that the devils are near”. E ancora canzoni come “Black and White” che, come suggerisce il titolo, ci presenta un susseguirsi di immagini nostalgiche, di amori ormai passati, di decisioni prese troppo tardi, di una triste storia raccontata attraverso una voce saggia. Il brano di chiusura della versione standard si chiama “The Visit” ed è esattamente la canzone che si vorrebbe sentire alla fine di un album già stupendo di suo. Avete presente quando rivedete quella persona, proprio lei, avete pensato al discorso da fare per giorni e giorni sotto la doccia e poi semplicemente quelle parole “now they’ve been forgotten / They’ll get said a different day /They’ll get said a different way” e tutto quello che si credeva fosse passato ritorna come un fulmine a ciel sereno? Ecco, Regina lo sa, lei lo sa e lo scrive: “And somewhere in my mind / Behind closed eyes, I see the past /Catching every moment that went by/ To make it last till I begin again”.

E come la protagonista della canzone vorrebbe che la sua relazione ricominciasse da capo, noi vorremmo soltanto prenderci un attimo per assaporare le note finali di “Remember Us To Life” per poi ricominciarlo da capo fino al prossimo album.

Alessia Nosari

Mi lamento sempre della musica alla radio, raccolgo i centesimi tra i cuscini del divano per andare ai concerti e sogno di lavorare come tour manager di Bon Iver. Nel frattempo scrivo, cerco, scopro, ascolto musica non-stop.

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