Richard Ashcroft | Natural Rebel

by Jess

Voto:

C
Sfuggevole

Io me lo vedo lì, con quella giacca tempestata di brillantini, che splende di luce propria. Lui il palco lo riempie con una chitarra acustica e tiene testa ad una platea che chiama a gran voce Liam Gallagher. Richard Ashcroft ha carattere, affronta il palco degli I-Days da solo, senza musicisti di supporto, perchè la sua musica vale così, nuda e cruda. “La prossima volta mi vedrete con la mia band, ma tranquilli, non sono niente male anche così” e trascina con sè il pubblico in una lunghissima Bitter Sweet Symphony spogliata dagli archi, spogliata da tutto. In fin dei conti Ashcroft è Mad Richard, spavaldo e sfacciato, e se non ti piace, sorry not sorry, a lui proprio non interessa.

Prima di cominciare una piccola precisazione si rende necessaria: quello non è il Mad Richard di Natural Rebel. Dimenticatevi i Verve, dimenticate Lucky Man e The Drugs Don’t Work e dimenticate pure These People, l’album solista che Ashcroft ha pubblicato nel 2016 dopo dieci anni di duro lavoro. Ashcroft fa sempre quello che vuole, come e quando gli pare; cosa dobbiamo aspettarci, quindi, ora che si è autoproclamato ribelle per natura?

Così il disco si apre con il riff scanzonato di All My Dreams, prima traccia dell’album, e tiro un sospiro di sollievo quando noto che Ashcroft sembra aver messo da parte i suoi deliri elettronici per riscoprire il fascino della pennata alla vecchia maniera. A dirla tutta, l’impressione è proprio che l’ex frontman dei Verve abbia fatto un salto indietro nel tempo, pescando a piene mani dal repertorio classico della musica rock con il rischio di produrre un disco che puzzasse di già sentito: si riconoscono i Rolling Stones di Miss You nel singolo Born To Be Strangers e l’eco non troppo vago di un vecchio supergruppo in cui militavano Bob Dylan, Tom Petty e George Harrison. Non solo, rimane il riferimento ai fratelli Gallagher e si aggiunge un tocco di country blues che, non negherò, stuzzica l’orecchio. Figo, direte, eppure la sensazione è che manchi qualcosa.

Non c’è carattere in Natural Rebel. Anche quando Ashcroft si muove in terre note, come nella ballad That’s How Strong, la voce graffiata, il suo marchio di fabbrica, non basta a stampare il brano nella memoria di chi lo ascolta. Una bella canzone, certo, ma nulla di più. Musicalmente Mad Richard ha fatto un ottimo lavoro e pezzi come That’s When I Feel It, dedicata ai fan, ne sono la prova, ma il trasporto emotivo, quella voglia di prendere il mondo e capovolgerlo sottosopra, purtroppo non si sente. 

A natural rebel, here I am
But some of you won’t understand

“Eccomi, un ribelle nato, ma alcuni di voi non capiranno” canta in Surprised By The Joy, aprendo gli occhi su un mondo pieno di paure, di dubbi e ansie; “voglio dire, ‘Hey, ci sono passato anche io, ci siamo passati tutti’ ma quando finalmente inizi a venirne fuori, è un sentimento meraviglioso […] è un viaggio” ha spiegato a proposito del branoma a quel viaggio noi assistiamo da lontano. Per potervi prendere parte dovremmo fermare il momento, eliminare il rumore di sfondo e ascoltare le sue parole; Ashcroft ha scritto un album troppo veloce, veloce il ritmo delle chitarre, veloci i protagonisti (A Man In Motion), veloce anche nella durata, perchè raggiunge a malapena i 50 minuti. Anche la genesi del disco, dalla fase di stesura dei brani fino alla registrazione, è avvenuta troppo in fretta: da quando ha intrapreso la carriera solista, Richard ha sempre impiegato 4/5 anni a rilasciare nuovo materiale; basti pensare che il suo ultimo lavoro, These People, è arrivato dopo dieci anni di agognata attesa. Sembrava impossibile che in due anni fosse riuscito a raccogliere brani sufficienti per un intero album e la paura che avesse agito d’impulso – non per nulla viene chiamato Mad Richard – sembrava più che lecita. A tratti, poi, anche la sua penna impeccabile commette qualche scivolone: “You could be Yoko and I could be John / We’ll stay in bed and they’ll ban the bomb” non è da inserire nella lista dei momenti più alti della scrittura di Ashcroft e purtroppo non si tratta di un caso isolato in questo album. Insomma, Natural Rebel passa e va lasciando poco dietro di sè.

Io, che in Urban Hymns e Alone With Everybody mi ci perdevo, torno a credere nel genio di Richard Ashcroft su We All Bleed e poi ancora sulle tracce finali dell’album, A Man In Motion e Money Money. Alla fine ce l’ha fatta, penso, il natural rebel –perdonate il francesismo- ha tirato fuori le palle e a questo punto posso dirmi abbastanza soddisfatta. Basta questo a risollevare le sorti dell’album? Forse.
Richard è sempre stato uno da go big or go home, se vuoi fare qualcosa, arriva fino in fondo oppure rinuncia ancora prima di cominciare; quando ho ascoltato per la prima volta i singoli Born To Be Strangers Surprised By The Joy ho pensato che si fosse fermato ad un punto oltre il quale avrebbe potuto sfornare un prodotto coi fiocchi, ma chi vivrà vedrà, mi sono detta, e ho aspettato con grande hype anche il resto delle tracce di Natural Rebel. Un po’ mi ha fatta arrabbiare Richard perchè il confine non l’ha varcato, se non nelle ultime canzoni dell’album, e si è accontentato di creare un disco accomodante, un buon sottofondo che non cattura mai abbastanza l’attenzione. Ora immaginate di essere in treno, mille pensieri, mille cose da fare, mille cose per la testa, accendete la musica, alzate il volume e tutte quelle preoccupazioni si dissolvono. Poi magari finisce che riflettete sulla vostra esistenza e arrivate a conclusioni che nemmeno vi sareste sognati; avete presente quella sensazione? Con Ashcroft io ci ero abituata e in questo caso ne ho sentito la mancanza, se non per una piccola, piccolissima, parte …

Tolti gli highlights conclusivi ed il lavoro di chitarre, assoli e riff, che è particolarmente interessante resto con l’idea che, almeno in questo caso, we were born to be strangersIn un’intervista a Rolling Stone un paio di anni fa, Ashcroft diceva che può capitare, un giorno, di sentire un pezzo alla radio e di non provare nulla di speciale; poi però a quel brano, ascoltato in un mood totalmente diverso, “ci rimani sotto”, scopri qualcosa nel testo che ti colpisce. Concluse le dieci tracce dell’album, non posso che sperare che valga lo stesso per Natural Rebel.

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