Superorganism | Superorganism

by Fort

Voto:

B
Innovativo

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Non capita molto spesso, nella vita di un appassionato di musica, di fermare tutto, alzarsi in piedi estasiati per aver scoperto una nuova band. Personalmente mi succede una volta ogni 2-3 anni, e di musica nuova ne ascolto abbastanza.

In una qualunque domenica dello scorso ottobre, mi imbatto in questo articolo di NME:

Articolo originale

Il titolo mi incuriosisce, e l’immagine – tra colori e grafiche ad 8bit – fa il resto: devo assolutamente ascoltare questa band. Apro Spotify e digito ‘superorganism’, senza sapere bene cosa aspettarmi.
Vedo che la band ha solo tre tracce, e la cosa già mi fa molto piacere: primo, perché se sono già famosi con così pochi pezzi, devono essere qualcosa di speciale. Secondo – e sentiti libero di chiamarmi hipster, ma ti sfido a contraddirmi – perché c’è quel gusto particolare nel scovare una band sconosciuta che ti piace.
Così premo play, mi sistemo comodamente, e non passano neanche 30 secondi che sento una forte esplosione. È il mio cervello, andato completamente in frantumi. Mentre mi alzo per riaccogliere i vari pezzi, realizzo:

non ho mai sentito niente di simile.

Mi fiondo ad ascoltare gli altri due singoli, e sono completamente innamorato. Chi sono i Superorganism? Da dove vengono? Come fanno ad essere famosi con solo 3 pezzi e nessun album? Voglio sapere tutto su di loro.

Se non conosci la band e ti stai facendo le stesse domande, non preoccuparti: da ottobre ad oggi ne sono diventato praticamente ossessionato, e dopo aver speso ore ed ore tra ricerche, articoli, interviste, posso riassumerti in sintesi tutte le risposte che cerchi.

Chi sono i Superorganism

I Superorganism sono una band formata da 8 membri – da qui il nome – provenienti da un po’ tutto il mondo. Tutto è nato da dagli Eversons, un quartetto indie pop neozelandese. Dopo vari album ed EP, con l’inizio del 2017 i quattro, trasferitisi a Londra, vogliono cominciare un nuovo progetto. Preparano una traccia, e la mandano ad Orono, una loro fan diciasettenne che avevano conosciuto in tour in Giappone qualche anno prima e con cui erano rimasti in contatto. Sanno che Orono sa cantare, e le chiedono se vuole collaborare con loro.

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Posted by Superorganism on Donnerstag, 1. März 2018

Mezz’ora dopo ricevono una risposta: Orono in quel poco tempo ha scritto e registrato la parte vocale. Ascoltano il pezzo e rimangono a bocca aperta: capiscono di avere qualcosa di importante tra le mani. Si tratta di Something For Your M.I.N.D.
Dopo pochi giorni mandano la traccia a qualche blog: il mondo musicale online impazzisce, Frank Ocean e Ezra Koenig la suonano nelle loro radio, e tutti si chiedono chi ci sia dietro al progetto.

Da lì in poi è l’inizio di una nuova vita per il gruppo: la canzone viene scelta per la soundtrack di FIFA 18, Domino Records sente il profumo di talento e fa firmare la band, Orono vola dal Maine – dove stava frequentando il college – e va a vivere a Londra, e lo stesso fanno altri tre membri che si aggiungono al progetto.
La casa londinese diventa così uno studio di produzione, in cui ognuno degli 8 componenti contribuisce ad ogni parte del processo, anche se partendo da un ruolo specifico: Orono canta, Harry suona la chitarra, Emily il synth, Tucan produce, Robert si occupa di video (e luci live) mentre Ruby, B e Soul fanno da backing vocals.

E dopo questo corso intensivo, tuffiamoci nell’album.

Track by track

Si parte con It’s All Good, uno dei singoli, nonché una delle mie tracce preferite del disco. Il pezzo è perfetto per introdurre la band al mondo, mettendo in mostra tutte le loro armi preferite: l’impassibile voce di Orono, il basso che taglia le cuffie, i sample più inaspettati (dalla sveglia allo spray passando per l’aspirapolvere), la robotica voce che imita Anthony Robbins e quegli irresistibili cambi improvvisi di ritmo. Il ritornello è la parte che preferisco di meno nel pezzo, quel “it’s all good” urlato a ripetizione è giusto al limite tra il catchy e il fastidioso, anche se a spezzare la monotonia ci pensano gli inserti in sudcoreano e robo-Robbins.

Everybody Wants to be Famous continua a mostrare la dote migliore dei Superorganism, ovvero infilarti una canzone nelle orecchie senza possibilità di togliertela. Anche il video rappresenta la band alla perfezione, tra la sovrabbondanza di memes e mille assurdità è difficile non innamorarsene.
E il significato non manca: nell’era delle Instagram stories, ognuno nel suo piccolo è alla ricerca di un po’ di attenzione e notorietà: “I think it could be me / The world’s too small for me / My face up in your face / My face on every screen” anche se quelli che la raggiungono davvero, la notorietà online, spesso non lo fanno con grande merito “Cause we’re all stars tonight / Just need to figure out why”
Il pezzo è stato il quarto singolo, presentato da Annie Mac su BBC Radio 1, nonché il primo ad essere pubblicato dopo l’ondata iniziale di successo. La cosa secondo me si è fatta sentire, visto che rispetto ai primi tre singoli risulta un po’ più costruito e meno rivoluzionario, nonostante incorpori gli elementi caratteristici della band.

Segue Nobody Cares, al momento la mia preferita in assoluto: prima di tutto per il messaggio, che invita semplicemente a rilassarsi visto che a nessuno realmente interessa ciò che fai “Have a drink, have a smoke, do whatever you need to unload / Nobody cares”. E poi per la produzione e l’arrangiamento: il riff di chitarra è tanto semplice quanto sublime, il kick drum è potente al punto giusto mentre il basso – soprattutto verso la fine – crea dipendenza. C’è qualcosa in questa canzone che ti entra dentro, non solo in testa, ma tocca parti di te che non sapevi potessero essere mosse.

Reflections on the Screen, uscito come ultimo singolo prima dell’album, continua la traiettoria cominciata da Everybody Wants to be Famous: nonostante ci siano elementi che adoro (la linea di basso, il synth prima dell’ultimo ritornello), ho la stessa sensazione di prima, ovvero di un pezzo un po’ più “costruito” per piacere di più.

SPRORGNSM è (finalmente!) la prima novità dopo la marea di singoli: e la novità è molto benvenuta, perché nonostante il ritornello non sprizzi di creatività lirica, il pezzo ti fa muovere la testa a tempo anche se provi ad opporti. Singoli a parte, la canzone migliore, almeno per ora.

La seconda metà dell’album si apre con Something for Your M.I.N.D. che sinceramente non posso più ascoltare. Un po’ mi odio per questo, avrei potuto limitarmi nell’ascolto, quindi se non l’hai ancora sentita fanne un uso moderato: è così fantastica che la vorrai riascoltare all’infinito, finendo irrimediabilmente per rovinartela. Stanchezza da abuso di ascolti a parte, è senza dubbio la traccia migliore dell’album e tutto ciò che ha rappresentato per la band ne è la prova: in un mondo in cui ci sono tanti wannabe musicisti quanti ascoltatori, mandare in delirio la critica è un compito piuttosto arduo e se questo pezzo ci è riuscito un motivo c’è. La piccola pausa nel ritornello è geniale e la performance vocale di Orono piena di nonchalance rende difficile credere che si tratti di una teenager giapponese che dal vivo scambieresti per dodicenne.

Nai’s March rallenta il ritmo tra il testo sussurrato, il battito cardiaco e l’acqua che scorre in sottofondo, un pezzo carino anche se a questo punto lo slide della chitarra (usato, riusato e strausato) risulta ripetitivo. The Prawn Song riporta un po’ di swag nell’aria, la melodia vocale non è irresistibile quanto il sintetizzatore, ma il testo – una celebrazione dell’essere un gambero – è troppo divertente: “I’m happy just being a prawn / Have you ever seen the prawn cause a world war?“.
Relax, sulla striscia di Nobody Cares, invita semplicemente a rilassarci – più nel testo che nel ritmo, che è più divertente che rilassante – mentre la traccia finale, Night Time porta un piccolo e felice cambio di stile, con un vibe un po’ più elettronico e a tratti quasi dark.

Per capire questo disco bisogna anche pensare a chi ci sta dietro: il misto di generi è creato dal mix di nazionalità – e gusti musicali – dei vari membri della band; il sound che sembra rappresentare perfettamente il 2018 è in buona parte grazie alla freschezza portata dalla 17enne Orono; la qualità e tecnica sono frutto dell’esperienza dei membri che hanno già suonato in giro per il mondo con band precedenti.
Le influenze, proprio per i motivi appena elencati, sono così tante che diventano difficili da identificare: per fare alcuni nomi, si sentono elementi di Avalanches, Gorillaz, Courtney Barnett e Animal Collective.

Non nascondo che l’ascolto dell’album mi sia stato un po’ rovinato dal conoscere già 5 canzoni su 10: questo recente trend di pubblicare singoli su singoli prima del disco non mi piace affatto e nonostante capisca la necessità dal lato marketing, sicuramente rovina l’esperienza del primo ascolto.
Detto questo, il talento creativo c’è ed è evidente. Non so se l’album invecchierà benissimo, ma credo non sia neanche il suo scopo: i testi, l’immagine della band, i video: è tutto estremamente contemporaneo.
(Tutto, a parte il sito ufficiale…)

wearesuperorganism.com

Cercando di valutare il disco nel suo completo, comunque, i Superorganism sono non una ventata, ma un uragano di aria fresca nel mondo del pop, e l’hype creatosi durante tutto il 2017 attorno al loro nome è sicuramente meritato. I primi due terzi dell’album sono senza dubbio i più convincenti, mentre l’ultimo spicchio di disco ha un po’ un retrogusto di “sbrigativo“: elementi che nei singoli risultavano freschi e innovativi sono stati abusati nel corso dei 33 minuti (la voce robotica e lo slide di chitarra, per esempio). La sensazione è supportata dalla storia della band: nati a inizio 2017, sono diventati famosi con una canzone e hanno firmato con Domino poco dopo. Non è quindi improbabile che siano stati (esplicitamente o meno) messi sotto pressione per pubblicare un album il prima possibile.

Nel complesso, ad ogni modo, l’album risulta irresistibile, e ascoltarlo senza aver sentito prima i singoli (se è il tuo caso, ti invidio!) deve essere un’esperienza trascendentale.

Il super-organismo è vivo e vegeto, e si sta espandendo in continuazione. E dopo qualche mese posso dirlo con certezza, NME aveva ragione: i Superorganism saranno l’attrazione principale dei festival di quest’estate.

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Fort

Ho passato metà della mia vita cercando di essere come gli altri, e l'altra metà per tornare ad essere me stesso.

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