The xx | I See You

by Giulia
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Convincente

Il venerdì notte a Manchester non è molto diverso da quello di Londra. O sarebbe meglio dire, è uguale ma decisamente amplificato. Se uscire dalla metropolitana alla stazione di Camden Town alle due di notte equivale a dire ritrovarsi di fronte uno scenario post-apocalittico, con gente ubriaca sdraiata a terra in ogni dove, ritrovarsi nel pieno del Northern Quarter all’uscita dal 42s (storico locale mancuniano dove, tra l’altro, si sono conosciuti gli Hurts schivando una rissa) è più o meno l’alba dei morti viventi, perché gli ubriachi sono ancora in piedi e ansiosi di ridurti il cervello in poltiglia a colpi di discorsi random. In altri casi ti si avvicinano con aria persa, chiedendoti candidamente “hey, have you seen my friends? Wait are we gonna get some drugs?”

La porta dell’appartamento in cui sono ospite si chiuderà soltanto un’ora dopo, lasciando alle spalle questo scenario tanto chiassoso quanto surreale. Raggomitolata sul divano in posizione fetale, l’alcol ancora in circolo e le orecchie che ancora fischiano da Don’t Look Back In Anger sparata (e cantata) a tutto volume, non mi sembra quasi vero che attorno a me sia calato di nuovo il silenzio. Fort, Il mio compagno di avventura della serata, fa partire lo stereo. Quelle che escono dagli speaker sono le inconfondibili prime note di Intro, brano strumentale di apertura di xx.

Il debutto della band risalente al 2009 si presenta come un disco etereo, carico di sentimenti e confessioni a metà. Non rompe il silenzio, ma sembra quasi arricchirlo, in un insieme di suoni atmosferici e parole mormorate. “È l’album ideale da ascoltare al rientro da una serata” mi dice Fort, citando le parole della cantante della band in una vecchia intervista.

Cambio di scenario. Sono a Londra, informo un’amica musicalmente atea a cui tuttavia era piaciuto xx sull’uscita del nuovo album. Quando mi viene chiesto di descriverlo brevemente, rispondo così:
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In questa recensione, cercherò di spiegarmi meglio.

Al primo ascolto, I See You, l’attesissima terza fatica discografica di Jamie Smith aka Jamie xx, Romy Madley Croft e Oliver Sim, sembra quasi la sintesi di un percorso contrario. Se il debutto omonimo era un album da ascoltare nell’after party, seguito da un secondo disco con vibes da fine serata come Coexist, ora dopo ben quattro anni di assenza dalle scene gli xx sono diventati l’anima della festa, con un album nel quale l’influenza elettronica di Jamie e del suo lavoro da produttore e solista si fa strada tra i brani in maniera quasi prepotente.

I membri stessi della band hanno ammesso quanto l’album In Colour del 2015 e i numerosi live di Jamie ai quali hanno assistito siano stati d’ispirazione per portare una ventata di novità all’interno del loro sound, mantenendo comunque il loro tratto distintivo che può essere ritrovato nei testi: nel tema dell’amore incerto, dei sentimenti contrastanti, dell’intimità a tratti imbarazzata tipica dell’inizio di una qualsiasi storia d’amore.

Dangerous, il brano di apertura, si pone come un decisivo punto di rottura tra tutto ciò che gli xx sono stati fino ad ora, ed il loro presente: “should it all fall down, you’ll have been my favourite mistake” canta Romy, mentre il riff di tromba in sottofondo si fonde con i beats di Jamie, la cui abilità di plasmare ritmi che si incastrano perfettamente con le emozioni dell’ascoltatore diviene sempre più evidente mentre si avanza tra le tracce.

Dalla loro parte, Oliver e Romy sono entrambi notevolmente cresciuti dal punto di vista vocale. Tuttavia, mentre lui si presenta come più sicuro e dominante, lei conserva il suo tratto distintivo di timidezza, quasi come se stesse cantando di fronte ad uno specchio, esponendo tutte le sue paure ed insicurezze. Ciò diventa evidente già dal secondo brano, Say Something Loving, nel quale le parole di Oliver “I do myself a disservice / to feel this weak, to be this nervous” si contrappongono a quelle di Romy “here come my insecurities / I almost expected you to leave” : entrambi esprimono vulnerabilità ma in maniera totalmente differente. Lui con una nota quasi di rimprovero nei confronti di se stesso, lei accettandola apertamente come una confessione.

Lips è uno dei pezzi forti dell’intero album, forse quello in cui l’influenza di Jamie si fa sentire maggiormente, in particolar modo nella sua versione live (qui sotto, l’esibizione di qualche giorno fa al The Tonight Show with Jimmy Fallon). Liricamente parlando si basa sul contrasto tra esterno ed interno, il dare ed il ricevere, il modo di essere di una persona e come ti fa sentire. Insieme a A Violent Noise si pone come un brano vibrante, profondo, di quelli che esplodono al momento giusto facendoti ondeggiare con gli occhi chiusi, in balìa delle loro note arpeggianti.

Performance, Replica e Brave For You, al contrario, sono tre tra i brani più stilisticamente vicini ai vecchi xx nel sound e nelle parole. Il primo parla dell’interpretare una parte per compiacere qualcun altro fino ad arrivare ad un punto di rottura e di presa di coscienza, riassunto perfettamente nel verso “the show is wasted on you / so I perform for me”. Replica è un brano tormentato sul ripetere i propri errori senza mai imparare da essi (“Is it my nature to be stuck on repeat?”) nel quale il beat elettronico presente in sottofondo è appena percettibile, quasi silenziato per permettere al sound originario di riemergere alla metà esatta del disco. Brave For You è un tributo solenne, di quelli da dedicare ad una persona che ha sempre creduto in te, anche in quei momenti in cui tu stesso avevi smesso di farlo, il cui rullo di percussioni in conclusione suona come un vero e proprio grido di battaglia.

Quasi in chiusura si giunge a On Hold, primo singolo pubblicato come teaser. È il manifesto del loro nuovo stile, della sintesi perfetta tra il sound ed i testi introversi degli xx e i beats elettronici di Jamie, il tutto perfettamente incorporato in un brano contraddittorio che tratta temi come l’insicurezza ed il crollo delle certezze pur suonando a tratti euforico.

Per molte band, il terzo album rappresenta la prova del nove. Nonostante il mio iniziale scetticismo, dovuto per la maggior parte al fatto di trovarlo troppo simile al lavoro da solista di Jamie xx, credo che I See You l’abbia indubbiamente superata. Non rappresenta un annullamento da parte dei due terzi della band in favore di un sound completamente diverso, piuttosto una fusione, un tentativo (molto ben riuscito) di incorporare il talento di ognuno in un unico prodotto, di trovare un nuovo sound del tutto unico e vibrante e di farlo ricercandolo l’uno nell’altro: e tutto questo, rimanendo fedeli e coerenti a se stessi.

 

Giulia

The pink-haired one. Quando non cerco di evitare la morte nei moshpit mi trovate a rovistare tra i vinili nei negozi di dischi pù polverosi di Londra. In quel di Albione ho studiato Music Management e ogni tanto scrivo la mia opinione in mondovisione. Potrei sembrare una persona seria e pacata, ma non contateci troppo. Sono pur sempre quella che preferisce andare ai concerti da sola per evitare che le persone vedano la sua vera natura.

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