Bleeds Wednesday
7.5

I Wednesday sono una band originaria di Asheville, North Carolina, nata nel 2017 da un’idea della cantante e chitarrista Karly Hartzman, inizialmente come progetto solista, che nel giro di poco tempo si è trasformato in un gruppo vero e proprio, costruendo un’identità sonora che mescola rock alternativo, noise, shoegaze e suggestioni country. Una figura fondamentale nell’evoluzione della band è MJ Lenderman, chitarrista e cantautore, entrato nel 2020. La sua presenza non si limita al ruolo di strumentista: il suo contributo creativo ha avuto un peso notevole nel definire la direzione musicale del collettivo.

Altrettanto distintivo è l’apporto di Xandy Chelmis con la pedal steel guitar, ormai elemento irrinunciabile del suono dei Wednesday. Questo strumento introduce sfumature tipiche dell’“Americana”, unendo malinconia e atmosfere rurali a un impianto sonoro fatto di distorsioni, contrasti dinamici e un’attitudine rumorosa che rende la band immediatamente riconoscibile.

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Wednesday | (c) Martina Gonzalez Bertello

Prima di pubblicare Bleeds (uscito il 19 settembre 2025), la band aveva già messo in piedi una discografia solida e riconoscibile. Tra i lavori più importanti spicca Rat Saw God (tra i nostri 30 migliori dischi del 2023), un album che ha contribuito a consolidare il loro profilo critico e sonoro. In quel disco emergevano trame narrative cupe, un’intensità emotiva tagliente e una maturità musicale evidente: la produzione si faceva più ambiziosa, mentre il songwriting mostrava la capacità di oscillare tra densità rumorosa e aperture atmosferiche.

Parallelamente, MJ Lenderman ha proseguito la sua strada da solista, conquistando attenzione con Boat Songs (2022), un disco che gli ha permesso di imporsi nella scena indie e alt-country grazie al suo approccio personale e diretto. Con Manning Fireworks (2024) ha poi confermato il suo stile inconfondibile: un mix di ironia e malinconia, chitarre ruvide e riflessioni intime che hanno rafforzato la sua voce artistica autonoma. Negli ultimi tempi Lenderman ha annunciato che non prenderà più parte alle tournée dei Wednesday a partire dal 2025, pur rimanendo coinvolto nelle registrazioni in studio. Una scelta legata a motivazioni personali e pratiche, che lascia intravedere anche il desiderio di esplorare nuove traiettorie creative senza abbandonare del tutto il legame con la band.

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Fin dall’apertura con Reality TV Argument Bleeds, la band pone l’ascoltatore davanti a un paesaggio sonoro fatto di contrasti: momenti sospesi che esplodono in deflagrazioni strumentali. In Pick Up That Knife emerge la fragilità vocale che, sotto la pressione dell’introspezione, cede il passo a esplosioni sonore che richiamano al country rock: un percorso di tensione poi liberazione. Wound Up Here (By Holdin On) stupisce per la capacità di Hartzman nel riportare il dolore attraverso immagini visceralmente vive, sostenute da una musicalità che non appanna mai la voce, lasciandola anzi tremare e farsi portavoce del disagio. C’è poi Wasp, che rappresenta il lato più abrasivo del disco: qui la voce diventa urlo e la strumentazione picchia duro, un brano che graffia e scuote. Il finale, Gary’s II, chiude il lavoro con un racconto che miscela folklore quotidiano, scontri reali e humor nero: non un semplice epilogo, ma un ritorno alle radici del gruppo, ai luoghi e alle storie che hanno contribuito a formarlo.

Musicalmente, l'album appare più ambizioso e al tempo stesso più compatto rispetto ai lavori precedenti: le dinamiche sono più varie, il suono più ricco di contrasti, la produzione (curata da Alex Farrar) riesce a far emergere le sfumature senza perdere potenza. Un mosaico di emozioni forti, tessuto con cura attorno a testi che non evitano lo spigolo, ma lo trasformano in materia sonora e narrativa. Si ha così un suono più coeso, pur mantenendo la varietà di stili che caratterizza da sempre la band.

Wednesday band, la recensione di "Bleeds"
Wednesday | (c) Graham Tolbert

Tutto sembra più saldo, più consapevole: le transizioni tra rabbia e dolcezza, tra rumore e melodia, scorrono con una naturalezza che rende il disco compatto, anche quando attraversa registri molto diversi. Un ruolo centrale è quello della pedal steel guitar di Xandy Chelmis, ormai parte integrante del DNA della band. Non è più un semplice richiamo country o un dettaglio estetico: la pedal steel diventa voce, respiro e a volte ferita aperta. Nei momenti più quieti sospende il tempo, creando spazi sospesi dove la voce può muoversi fragile; nei passaggi più rumorosi invece dilata il suono, lo rende più denso, come un’eco emotiva che si propaga. È uno strumento che incarna perfettamente l’anima dei Wednesday: la capacità di unire tradizione e sperimentazione, dolcezza e graffio, sogno e dissonanza.

Tra i punti di forza del disco spicca soprattutto la scrittura di Karly Hartzman. Le sue parole scavano, tirano fuori dettagli che potrebbero sembrare marginali ma che, nel contesto, diventano rivelatori. C’è una forza narrativa che si nutre di contrasti: momenti di intimità che si aprono all’improvviso in esplosioni sonore, passaggi di ironia che si piegano in dolore. La band sa muoversi con equilibrio tra un indie rock ruvido e paesaggi più aperti, quasi country, senza mai perdere la tensione emotiva né la ricerca melodica.

Certo, non tutto è privo di ombre. Alcuni brani possono dare la sensazione di muoversi su territori già esplorati, soprattutto per chi conosce bene la loro discografia. Quel miscuglio di dolore e oscurità, per quanto autentico, rischia talvolta di ripetersi. Inoltre, l’assenza di MJ Lenderman dalle prossime tournée lascia qualche incertezza su come la band riuscirà a ricreare dal vivo certe alchimie sonore, in particolare quelle costruite attorno alle chitarre e alle atmosfere che lui contribuiva a plasmare.

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Wednesday | (c) Martina Gonzalez Bertello

Nonostante ciò, Bleeds resta un lavoro di grande intensità e maturità, un disco che consolida i Wednesday come una delle voci più originali dell’attuale scena indipendente: capace di guardare indietro, affondare le mani nella tradizione, ma anche di trasformarla in qualcosa di nuovo, inquieto e profondamente umano. Risulta probabilmente il lavoro più sincero, intenso e maturo realizzato finora dalla band. Un disco che non cerca scorciatoie né consolazioni, ma sceglie di guardare in faccia il disagio, il dolore e la fine dei legami, trasformandoli in materia poetica e in scariche sonore che lasciano il segno. È la conferma che Karly Hartzman e soci non sono più soltanto una giovane promessa dell’indie rock, ma veri narratori dell’ombra: di quelle piccole storie dell’America interiore dove si mescolano rumore, alcol, perdita e una bellezza fragile, che continua a pulsare anche quando tutto sembra “bleed”, sanguinare.