Perle Nascoste #1 | 5 tracce shoegaze, psych rock, post rock

by Fort

Il mondo della musica non è mai stato così prolifico. Tra software che ti permettono di creare in pochi click cose che richiedevano un mutuo un paio di decenni fa, e servizi di streaming che rendono qualsiasi artista accessibile a chiunque, negli ultimi anni c’è stata un’esplosione di creatività.
La legge del mercato rimane però sempre quella: con un’enorme offerta, e una domanda stabile, o si abbassano i prezzi, o si fa un prodotto di altissima qualità. Di soldi però non se ne può parlare (lo streaming ha reso ridicoli i guadagni), quindi bisogna offrire qualcosa di veramente eccezionale, che spesso non basta. Le nostre abitudini musicali, infatti, sono legate a un gruppo ristretto di artisti, e per quanto ci possiamo impegnare a cercare nuove band (e so per certo che i lettori di NoisyRoad sono piuttosto bravi in questo), gira e rigira ritorniamo ad ascoltare sempre i soliti album.
Un peccato immenso, perché la qualità media lì fuori è davvero molto alta.

In quanto founder di NoisyRoad, uno dei miei obbiettivi principali è quello di farti scoprire la prossima band di cui ti innamorerai, di farti provare un’emozione in un momento in cui non te lo aspettavi; dall’altra parte, ci tengo moltissimo ad aiutare chi con tempo, soldi e sudore si sbatte per farsi largo in quest’industria, spesso senza essere notato.

Ecco così che nasce questa nuova rubrica, Perle Nascoste.
Da qualche settimana ascolto quotidianamente decine di canzoni di artisti sconosciuti, e seleziono le mie preferite per poterle condividere con te. Non è un lavoro simpaticissimo (c’è anche molta merda, lo ammetto), ma lo faccio con il cuore: l’unica cosa che ti chiedo è di andare oltre all’indifferenza iniziale, il solito scetticismo che naturalmente abbiamo di fronte a qualcosa di nuovo, e di provare a dare una chance alla band sconosciuta di turno. Potrebbe farti cagare o potresti innamorartene – e dammi pure feedback in entrambi i casi – ma per qualche minuto della tua vita ne vale la pena, no?

 

Oggi partiamo con 5 pezzi dal mood shoegaze, psych rock, post rock. Buon ascolto!

Greenhouse – Vincent Van Slow

I Greenhouse sono una band shoegaze proveniente da Toronto: i quattro membri (voce, chitarra, basso, batteria) hanno pubblicato un self-titled EP nel 2016 e ora sono tornati con un nuovo singolo.

Vincent Van Slow è una traccia dal sapore autunnale, in cui le chitarre dell’intro si intrecciano a vicenda prima di lasciare spazio alla voce dal timbro malinconico. Il risultato è un misto tra lo shoegaze anni 90 (MBV, Slowdive, Ride) e le band della scena dream pop di fine anni 2000 (DIIV, Beach Fossils, Wild Nothing).

I Greenhouse sono su: Soundcloud – Spotify – Facebook – Bandcamp

 

The Bittersweet Way – Already Over

I Bittersweet Way sono tutto tranne che una band emergente: l’album Presents, in uscita il 3 Novembre, sarà infatti una celebrazione dei 20 anni dal primo show del frontman Jedidiah Foster sotto questo nome.
Dopo un anno di pausa, la band – proveniente da Phoenix, Arizona – è tornata con una nuova formazione: il cantante è ora accompagnato da Stonner alla batteria e Pruitt al basso.

Already Over è il singolo che presenta l’album: impossibile non notare la forte influenza Animal Collective, unita a sprazzi di shoegaze dei primi anni 90.

Puoi trovare la band su: Soundcloud – SpotifyFacebookBandcamp

 

Burning Bones – Burning Bones

Burning Bones è il nome del progetto solista di Joe Robertshaw, artista post-rock proveniente da Melbourne.

L’omonima traccia è la title track dell’EP di debutto, e ricorda Explosions in the Sky, Mogwai e Godspeed! You Black Emperor.
Nessuna voce, infatti, solo strumenti: nei quattro minuti le tre chitarre giocano l’una con l’altra in una crescita continua fino a che non si spengono in un riverbero finale. Un pezzo con il quale puoi chiudere gli occhi e viaggiare, dimenticandoti di ogni problema.

La band è su Soundcloud – Spotify – Bandcamp

 

Obvious Creature – Time

Obvious Creature è il progetto solista di Pete Sanderson, artista proveniente da Newcastle in Australia. Dopo il primo album We Don’t Have To Be Afraid Anymore pubblicato a inizio 2016, è arrivato a inizio Ottobre il secondo LP It Ain’t Much Better In Here Kid, pubblicato con la Golden Brown Records.

Time, che apre le danze in questo nuovo disco, è una traccia ambient eterea, da ascoltare a fine serata, quando la testa gira troppo per poter capire qualsiasi cosa. Nel pezzo, la voce quasi si perde nel mare di sensazioni creato dai synth; la batteria incalza, sparisce e poi ritorna per il finale. Impossibile non sentire le influenze di Animal Collective e Beach House, impossibile non lasciar andare il proprio corpo durante i 5 minuti.

Obvious Creature è su SpotifyBandcampFacebook

 

The Cut Losses – Spending Time On My Own

A volte il nome di una band è scelto senza un vero motivo, giusto perchè suona bene: non è il caso di The Cut Losses; il progetto di Patrick McWilliams parte dopo i migliaia di dollari di debito in seguito a vari progetti post-punk falliti.

Nella band – che ha sede a Vancouver, Canada – McWilliams è supportato dal suo migliore amico (e vicino) Duncan Lee. I due hanno pubblicato l’anno scorso il loro primo EP insieme, Lightning Dolphin, e Spending Time on My Own è la seconda traccia.

Con basso e chitarra che urlano Kevin Parker, la traccia riempie di nostalgia, una nostalgia di estati canadesi che non ho mai vissuto ma che riesco a rivivere nei tre minuti della canzone.

The Cut Losses sono su Soundcloud – SpotifyBandcamp –  Facebook

Fort

Ho passato metà della mia vita cercando di essere come gli altri, e l'altra metà per tornare ad essere me stesso.

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