Perle Nascoste #13: cinque band sconosciute che promettono molto bene

by Fort

The Strokes – The Modern Age

Gli Strokes sono una band garage rock proveniente da New York. I cinque suonano insieme da tre anni e hanno pubblicato da poco un EP di tre canzoni, The Modern Age EP.
Attorno alla band c’è già molto hype; hanno recentemente firmato con Rough Trade e da alcuni viene descritta addirittura come “il futuro del rock’n’roll”. Forse l’attenzione attorno a loro è esagerata, ma la qualità di certo non manca.
La canzone che condivido oggi è quella che dà il nome all’EP ed è una perla: la batteria è impeccabile e le due chitarre si completano a vicenda perfettamente; il ritmo sincopato crea una sensazione di urgenza, supportata dalla voce del frontman Julian, che abbina nonchalance a rabbia. Per non parlare dell’assolo a metà traccia: da ascoltare assolutamente.

In quanto a influenze, la band prende molto dagli anni ’70, ricordando i Television, i Velvet Underground e gli Stooges.
Le prime tre canzoni sono sicuramente positive, ora non ci resta che attendere l’album di debutto di questi Strokes, in arrivo a fine anno: con tutta questa eccitazione attorno alla band, speriamo non sia un flop.

 

Oasis – Supersonic

Gli Oasis sono una band rock proveniente da Manchester (Inghilterra).
I membri sono cinque, tra cui due fratelli (Liam, voce e Noel, chitarra), e sono riusciti a chiudere un contratto con Sony con cui in settimana hanno pubblicato il loro singolo di debutto, Supersonic. 

La traccia non è musicalmente rivoluzionaria ma mette di buon umore, sin dal primo verso “I need to be myself / I’m feeling supersonic / Give me gin and tonic” – i semplici riff di chitarra sono molto orecchiabili e il ritornello mi è entrato in testa dal primo ascolto.
La band sta registrando l’album di debutto da qualche mese, e probabilmente arriverà entro l’anno: cosa possiamo aspettarci?
Giudicando da questo singolo, il disco non farà di certo la storia, ma sarà sicuramente un ascolto piacevole.

 

Radiohead – Creep

I Radiohead sono un quintetto proveniente dalla cittadina inglese Abingdon, in Oxfordshire.
Insieme già da sette anni, il gruppo si chiamava On a Friday ma dopo la recente firma con EMI hanno cambiato nome in Radiohead, in omaggio alla canzone Radio Head dei Talking Heads.

Dopo la pubblicazione, qualche mese, fa del loro primo EP Drill, i Radiohead hanno appena lanciato il loro singolo di debutto: Creep.
La canzone racconta la storia di un uomo che cerca di catturare l’attenzione di una donna che gli piace, seguendola dappertutto, ma senza il coraggio di parlarle – comportandosi appunto come un ‘creep’. Il messaggio della canzone comunque è apprezzabile, il cantante Thom ha spiegato infatti che riguarda la difficoltà nell’essere un uomo sensibile che cerca di essere virile.

Come primo singolo non è niente male, tra il crescendo che esplode con le chitarre del ritornello e il finale in cui il cantante mostra ottime doti e un buon range. Non sarà forse una canzone che verrà ricordata tra 20 anni, ma rappresenta di certo un ottimo inizio.

 

Arctic Monkeys – I Bet You Look Good on the Dancefloor

Si parla molto in Inghilterra in questo periodo degli Arctic Monkeys: il quartetto indie rock proveniente da Sheffield sta ricevendo grandissima attenzione e per ora sembra tutta meritata.

La band ha già pubblicato ufficialmente un paio di canzoni a maggio, contenute nella release Five Minutes With Arctic Monkeys – anche se moltre altre demo sono state pubblicate online.
Il loro punto di forza a quanto parè però sono i live, pieni di energia e da un’atmosfera eletrizzante: il loro tour UK è infatti già sold out.

Questo venerdì è uscito il loro nuovo singolo I Bet You Look Good on the Dancefloor: come in altre canzoni, Alex – cantautore – racconta semplici scene di vita nel nord dell’Inghilterra.
La traccia ha una carica esplosiva sin dai primi accordi di chitarra, con una batteria incessante che ti impedisce di rimanere fermo durante l’ascolto.

Se l’hype attorno alla band si trasformasse in vendite, il loro debut sarebbe un album da record – non credo succeda, anche se gli ingredienti per una buona carriera ci sono tutti.

 

Muse – Muscle Museum

I Muse sono un trio alternative rock proveniente dal Devon, regione nel sud-ovest dell’Inghilterra.
I tre suonano insieme già da un paio d’anni, e l’anno scorso hanno pubblicato il self-titled EP Muse.

Il secondo EP è arrivato da poco, e la traccia di cui parlo oggi nè da il titolo: Muscle Museum.
Il pezzo parte con un intro con due chitarre quasi ipnotiche, e continua nel verso con il basso che la fa da padrone; nel ritornello il cantante Matt dimostra grandi doti vocali, e l’assolo finale è epico – a dir poco.

Il sound della band mi ricorda un po’ i Radiohead, e auguro loro che abbiano lo stesso successo: è ancora presto per dirlo, ma il talento sembra non mancare!

 

 

Buon 1 aprile!

Fort

Ho passato metà della mia vita cercando di essere come gli altri, e l'altra metà per tornare ad essere me stesso.

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