Perle Nascoste #4 | 11 nuovi artisti da ascoltare questa settimana

by Fort

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Paddle Paddle – Good Times

I Paddle Paddle sono una band indie pop di Parigi: si ispirano a Phoenix, Arctic Monkeys, Tame Impala e Killers. Non male come punto di partenza.

La band è un quartetto, e ha in programma un EP a inizio 2018. Per il momento ha solo due singoli all’attivo, dei quali Good Times è il più recente.

Nel pezzo, in cui si sente l’influenza Phoenix e Daft Punk (coincidentalmente, due band francesi), la linea di basso taglia attraverso i sintetizzatori e la chitarra, e unito da una voce intima, creano un’atmosfera di indie pop rilassato.

È sempre interessante sentire l’approccio all’indie delle band provenienti da paesi non anglofoni, perché spesso mostrano sfaccettature diverse e meno banali: è il caso anche dei Paddle Paddle. Nel dubbio, hanno il mio follow su Spotify.

 

The New Children – Going Nowhere

The New Children è il progetto da solista di Anton Matsson, artista svedese.
Matsson suona e canta in bar e club in giro per la Svezia, e ha un paio di EP all’attivo.
Going Nowhere è il suo nuovo singolo, ed è un pezzo acustico in cui la voce rassicurante è accompagnata dalla chitarra; si possono sentire sprazzi di Beatles e in generale cantautorato degli anni 60.

Un pezzo semplice ma molto intimo e dolce, che si inserisce perfettamente nel filone scandinavo di indie introspettivo, e da aggiungere alle nostre playlist autunnali.

 

Jupe Jupe – A Shadowed Sun

I Jupe Jupe sono un quartetto proveniente da Seattle (USA) che unisce electropop e post-punk.
Unitisi nel 2010, la band ha 4 album all’attivo: Invaders, Reduction in Drag, Crooked Kisses e Lonely Creatures.

In quest’ultimo – Lonely Creatures – le tematiche affrontate dalla band sono isolamento, futuro, conflitti interiori e l’abuso della tecnologia.

Parte del disco è anche il singolo A Shadowed Sun, un pezzo che unisce la tensione dei sintetizzatori a un beat pulsante e riff catchy, con una voce bassa e malinconica a guidare il tutto.

Una canzone da ascoltare in aereo di notte, guardando il concerto di luci offerto dalle città sottostanti, e riflettendo sul futuro del mondo.

 

Doug Bush – Love Too Soon

Doug Bush è un artista proveniente da Salt Lake City, USA, e si ispira a Fun, Ben Folds e Mika.

A inizio anno ha pubblicato il suo secondo album Shadows and Dreams, la cui seconda traccia è Love Too Soon.

La canzone ha un ritornello terribilmente catchy, supportato da un vibe indie electro; il piano fornisce l’atmosfera intima mentre i samples donano un nuovo strato alla traccia.

Il pezzo non è sicuramente rivoluzionario, ma il ritornello ti rimarrà in testa per ore.

 

JNPN – In Your Mind (ft Oxygéne)

JNPN è un produttore elettronico svedese, conosciuto precedentemente con il nome di Monuson. In Your Mind è la prima uscita in assoluto sotto questo nuovo nome, e non è niente male come biglietto da visita. Con una batteria che fa ben sentire la sua presenza e i synth psichedelici la traccia crea un’atmosfera misteriosa, cullata da una voce che non sovrasta gli strumenti ma li accompagna dolcemente nei versi fino ad elevarsi nel ritornello.

Un pezzo perfetto da far rimbombare in macchina alle 3 di notte, guidando tra le luci di una grande città che si rifiuta di andare a letto.

 

Luboku – The Surface

Luboku è un produttore/cantautore di Melbourne, che ha cominciato la carriera nel 2014 con l’EP At Dawn rilasciato insieme a Hosaia, artista neozelandese. L’EP ha raggiunto 50mila stream nella prima settimana di pubblicazione.

Dopo una pausa di alcuni anni per raccogliere idee e raffinare il proprio sound, Luboku torna con il singolo The Surface, in cui si sente senza dubbio che il lavoro fatto durante questo periodo è servito.

La traccia è nata dalla paura verso la digitalizzazione delle nostre vite, dall’idea di un mondo distopico in cui le vite online sono più importanti di quelle reale.

Con influenze di James Blake e Jon Hopkins, il pezzo è portato avanti da un beat ballabile e una voce diffusa, con vari samples che donano un’atmosfera cupa, notturna, ma movimentata.

 

 

David Harks – Avalon

David Harks non è un artista completamente nuovo, e ha già un po’ di esperienza nel settore: ha pubblicato il primo EP su Spotify nel 2014 e ha anche una band (Safetalk) con cui ha all’attivo un paio di singoli.

Questo singolo è l’inizio di una nuova fase della sua carriera, in cui si prepara a pubblicare il suo primo album di debutto l’anno prossimo.

Avalon è un pezzo indie/synthpop, e se ascoltassi questa canzone per la prima volta ad occhi chiusi, farei fatica a credere che non sia un nuovo singolo dei Phoenix. La similarità della voce è disarmante, e anche lo stile è simile; la traccia non manca però di personalità e la sua melodia synth – che accompagna la voce e il beat – è ipnotica.

Sicuramente un artista da tenere d’occhio: non ci resta che aspettare l’album!

 

Cosmic Carpool – Horizon

I Cosmic Carpool sono un trio proveniente da Atlanta, GA (USA) che unisce rock, elettronica, ambient e dance e sono influenzati da Tycho, Boards of Canada e Lotus.

Horizon è la title track dell’LP di debutto della band, uscito quest’anno. Le atmosfere del singolo sono le stesse del resto del disco, e l’unione del rock all’elettronica crea suoni tanto retro quanto innovativi.

Il pezzo include sintetizzatori anni ‘80 e chitarre distorte a un ritmo incalzante, e prende molto dal filone outrun/synthwave – che sta andando di moda in questo periodo – e lo si vede anche dai colori della cover dell’album (blu/fucsia/nero).

 

Stage Republic – Bigger Than We Know

Gli Stage Republic sono un duo indie olandese con già due album all’attivo. Descrivono la loro attività come un “hobby scappato di mano”, e spiegano che fare musica sia qualcosa che sentono di dover fare, poiché è nella loro testa, e devono tirarla fuori ed esprimersi.

Bigger Than We Know è il loro nuovo singolo, che potrebbe venire dal terzo album, ed è un pezzo indie electro/pop, che unisce ritornelli con cori da accendini accesi nello stadio a samples diffusi e taglienti.

Il risultato è sicuramente interessante, con la componente elettronica che rende la traccia di un pop meno cheesy ma sempre moderno.

 

Tablefox – Nothing Ever Changes

Provenienti dalla lontana Auckland (Nuova Zelanda) i Tablefox sono un quintetto indie-rock.
Dopo un album di debutto nel 2015, hanno pubblicato un singolo l’anno scorso ed ora sono tornati con un nuovo pezzo, Nothing Ever Changes, estratto dal secondo disco in arrivo, You And I Will Find A Way.

La canzone è un classico pezzo indie rock, con riff epici e un ritornello piuttosto catchy; non inventerà niente di nuovo ma è sicuramente un ascolto piacevole!

 

Jameson Nathan Jones – Awake

Jameson Nathan Jones è un pianista e compositore ambient/neoclassico proveniente da Laurel, Mississippi (USA)

Awake è l’ottava traccia di What Dreams May Come, suo album di debutto uscito a fine ottobre.

La canzone – come il resto dell’album – è completamente strumentale, e al suo interno i sintetizzatori sono affiancati da strumenti veri (piano, violino, violoncello). Il risultato è un’atmosfera da sogno, un sogno di quelli che ti fanno svegliare la mattina chiedendoti “cos’è successo?”. Nonostante l’autore la definisca come “uplifting”, la canzone mi dona una sensazione d’ansia, con il violino che sembra quasi rincorrermi prima di darmi finalmente pace alla fine dei quasi tre minuti. Che alle tue orecchie risulti positivo o ansioso, è sicuramente un pezzo che vorrai riascoltare.

 

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Fort

Ho passato metà della mia vita cercando di essere come gli altri, e l'altra metà per tornare ad essere me stesso.

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