Perle Nascoste #7 – Navigando tra il surf-rock e l’indie-pop, passando per il shoegaze

by Fort

Sun Sap – Walking Out the Door

I Sun Sap sono in sei, e si definiscono “un gruppo di surf n soul, garage rock n rollers conosciutisi in una fattoria della South Coast” – la costa in questione è quella australiana, la band viene infatti da Sidney.

Walking Out The Door è il terzo singolo pubblicato quest’anno, il quarto in totale per la band, che pubblicherà l’EP Sometimes, Always, Never, Maybe a febbraio 2018.

Nel pezzo le chitarre sono in pieno stile surf-rock degli anni 60, si sente infatti l’influenza di Rolling Stones, Beach Boys e The Kinks – mentre la melodia mi ricorda Rocks dei Primal Scream.

La traccia, tra il cantato e i cori di sottofondo, ha uno spirito sbarazzino: tienila da parte e ripescala fra qualche mese per le playlist estive – e se non puoi aspettare, prendi un aereo e vola nell’altro emisfero!

 

Multisofá – Change of Pace

Questa band è un po’ diversa dalle altre proposte in questa rubrica. Di solito propongo gruppi formatisi da qualche anno al massimo, ma i Multisofá sono tutt’altro che neonati: la band esiste da molto tempo – come descrive la loro label, Fleeting Media: “15 anni fa erano una delle band più cool del Brasile, ma poi la vita ha avuto il sopravvento e i membri sono cresciuti e si sono trasferiti dedicandosi alle loro famiglie”.

Non essendoci nessuna versione studio delle loro canzoni, la label ha voluto sistemare la faccenda una volta per tutte, chiamando un produttore di tutto rispetto (George Shilling, che ha lavorato con Teenage Fanclub e Primal Scream) e organizzando la registrazione di un album, MTSF, uscito quest’anno.

Change of Pace ne è la traccia di apertura, e ricorda dalle prime note il dream pop/shoegaze di Real Estate e Beach Fossils, in un’atmosfera nostalgica, malinconica ma allo stesso tempo serena.

Le chitarre disegnano riff spensierati per tutta la lunghezza della canzone, supportati da una batteria incalzante e accarezzate dalla voce pacata del cantante.
Nonostante la sua semplicità, il pezzo non annoia mai, anzi dà il meglio di sè alla fine, dove un assolo dà il via agli ultimi 30 secondi, forse i miei preferiti del singolo.

 

Corniglia – But It Wasn’t That Long Ago

Adoro l’Australia. Sfortunatamente non ci sono ancora stato, ma se dovessi scegliere una destinazione di viaggio in base alla musica, andrei probabilmente a Perth, dove è nata la scena psych-rock capitanata dai Tame Impala.
Da Perth vengono anche i Corniglia, un duo psych/shoegaze che produce completamente in DIY (da soli) la propria musica.

La band finora ha pubblicato tre singoli, il cui primo – Oh My Love – ha già 150k ascolti su Spotify. But It Wasn’t That Long Ago è il più recente, e farà parte del self-titled album in arrivo presto.

Nel pezzo, il basso disegna un riff che ti fa viaggiare, e che accompagna le chitarre shoegaze-y; la voce diffusa si inserisce perfettamente nel mix, creando un’atmosfera che mi ricorda gli Alvvays.

La canzone – spiega la band – “è vagamente basata su una persona con l’alzheimer” e trasmette un senso di tristezza, volatilità e nostalgia.
Una traccia prodotta piuttosto bene, per essere stata creata in casa – e che mi fa ben sperare per il disco in arrivo.

 

Joe Russell-Brown – Post-Youth Depression

Joe Russell-Brown è un diciannovenne proveniente da Scunthorpe, nel nord-est dell’Inghilterra.

Il suo EP di debutto, Post-Youth Depression che dà il nome al singolo, è stato registrato con un portatile e un microfono economico di dubbia qualità nel bungalow della nonna. L’EP contiene 4 canzoni e vede la transizione dell’artista da cantautore acustico a frontman di una band dream-pop.

Il singolo di apertura ricorda molto Future Islands e The War on Drugs, con un psych rock/dream pop che riflette negli strumenti la nostalgia sulla quale è fondata la canzone: “Post-Youth Depression è un’euforia retrospettiva per i giorni che puoi apprezzare solo quando sono finiti” spiega l’artista.

Nel pezzo le chitarre vibranti vengono accompagnate da una batteria incalzante e una voce che – nel suo quasi sussurro – si inserisce perfettamente nell’atmosfera della canzone.

19 anni, qualche centinaio di fan su Spotify e ancora meno su Facebook: Joe Russell-Brown ha molta strada da fare ma se queste sono le premesse, sarà un percorso in discesa.

 

Payton Odom – At My Door

Nato a Dallas e residente ora a Brooklyn, il cantautore Payton Odom è cresciuto in mezzo a country, blues e Motown. Dopo aver interrotto per un anno il lavoro sul suo album di debutto, a causa di una perdita della voce, Payton Odom è tornato con l’intenzione di catturare la sensazione del vivere in un limbo, pieno di insicurezze.

At My Door è il suo singolo di debutto e unisce jazz, soul e R&B. Tra qualche goccia di synth e un pianoforte, la traccia prende forza nel ritornello dove si può apprezzare al meglio la maturità della voce del cantante, in una melodia memorabile che mantiene comunque un’atmosfera di sensibilità e intimità.

Con la qualità della produzione e la forte emozione trasmessa, il risultato è notevole: se questo è l’inizio, possiamo solo essere impazienti per le prossime tracce.

 

Eyre Llew – Atelo

Provenienti da Nottingham (Inghilterra), gli Eyre Llew sono un trio ambient/rock formatosi nel 2014. Nei loro primi due anni di vita hanno pubblicato 8 singoli, sviluppando il proprio sound e raccogliendo sempre più consensi tra la critica, tanto che il loro album di debutto pubblicato quest’anno, Atelo, è finito al 24simo posto nella Top 100 album 2017 compilata da Drowned in Sound, davanti ad artisti come Perfume Genius, LCD Soundsystem e Lorde.

Il disco dà il titolo alla traccia inclusa in questa rassegna, e il nome deriva dalla parola “atelophobia”, che significa paura dell’imperfetto, di non essere all’altezza. Il sentimento è stato sicuramente vissuto dalla band, che ha registrato e ri-registrato l’album finché non si è ritenuta soddisfatta del risultato.

Questa ricerca della perfezione ha sicuramente giovato il risultato finale: Atelo è un singolo dalle forte emozioni, in cui la voce angelica è accompagnata dalle dolci chitarre e da una batteria rimbombante, in un crescendo da brividi.

La band al momento è in tour in tutta europa, e farò di tutto per andarli a vedere dal vivo appena passano qui vicino.

 

MRY – Carribea

MRY è il progetto di Sam Emery, artista proveniente da Los Angeles. Dopo aver realizzato che la vita nel mondo aziendale non faceva per lui, Sam ha cominciato a scrivere canzoni vagabondando per la città.

Dei tre singoli all’attivo, Carribea è il più recente, ed è una caramella per le tue orecchie dal gusto indie-pop .
Con le sue chitarre dai riff veloci e gioiosi, il pezzo ricorda molto The 1975, mentre la voce e l’atmosfera hanno un che di Swim Deep. Una traccia che profuma d’estate e che ti metterà di buon umore in questo freddo e buio inverno che si avvicina.

 

Deep Sea Peach Tree – Strawberry Milk

I Deep Sea Peach Tree sono un trio proveniente da New York e definiscono la loro musica “sleepy surf rock”.

La band ha all’attivo un EP – uscito nel 2016 – e un album, Vaguely Navy, pubblicato quest’anno.

Strawberry Milk è inclusa in entrambe le pubblicazioni, e con le sue chitarre shoegaze, e la voce malinconica e rimbombante, parte con un ritmo incalzante, per poi rallentare nella seconda parte della traccia. E lì si capisce quanto sia appropriata la definizione “sleepy surf rock”:il pezzo invece di andare in crescendo come da norma, si muove controcorrente e fornisce un mix tra surf-dream pop e classic rock.

 

 

Fort

Ho passato metà della mia vita cercando di essere come gli altri, e l'altra metà per tornare ad essere me stesso.

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