Gucci: Alessandro Michele e l’universo musicale

by Maria Vittoria Perin

GG è ovunque. GG lo si trova stampato sulla t-shirt basic di cotone bianco che tanto brami e che potrebbe stare bene sotto quel vestito con le spalline fine o con quella gonna a fiori, lo si trova sugli iconici mocassini, sulle fibbie delle cinture delle it girl (vere o presunte che siano) di mezzo mondo. Diciamocelo, guardando l’abito di Dakota Johnson all’ultimo Met Gala o quello di Ella Fanning all’ultimo festival di Cannes, abbiamo sognato tutte di poter portare, prima o poi, un vestito che soltanto si avvicinasse a quelli indossati dalle due attrici. Nel mentre ci lasciamo ad un sospiro di rammarico. Gucci è praticamente sulla bocca di tutti, Gucci è il brand del momento e Alessandro Michele è il volto dietro metri di seta a fiori e organza dai colori improbabile. “Il logo Gucci è il geroglifico della compagnia, è come un simbolo pop, rende tutto potente e per questo lo amo” ha dichiarato lo stilista alla recente sfilata Gucci Cruise, tenutasi a Palazzo Pitti, Firenze (tenutasi il 29/05/17 ndr). L’estate scorsa era stato la volta di Fendi, che aveva fatto fluttuare le modelle sopra la Fontana di Trevi, Chanel è riuscito a ricostruire la base NASA a Parigi, all’interno del Gran Palais, pochi giorni fa è stato il turno di Gucci di portare l’arte nell’arte: Michele ha infatti portato l’alta moda all’interno di uno dei palazzi più sontuosi della città toscana, tra cornici dorate, marmi e Madonne rinascimentali. Ma non è la musica considerata una delle sette arti? Non è un caso che in passerella, tra modelle filiformi e modelli androgeni, si siano intravisti Francesco Bianconi, frontman dei Baustelle, e Lucio Corsi, una delle nuove leve dell’indie italiano.

Alessandro Michele, classe 1972, è il direttore creativo della maison italiana dal 2015. Prima di allora ha disegnato gli accessori per un altro dei colossal della moda italiana: Fendi, venendo a contatto con Karl Lagerfeld, ed ha lavorato per anni a Londra al fianco di Tom Ford (direttore creativo di Gucci fino al 2004), a cui sono susseguite Alessandra Facchinetti e Frida Giannini. A vederlo non sembra avere la compostezza e lo charme dei grandi stilisti made in Italy, come Giorgio Armani e Valentino. Capelli lunghi, barba, jeans, anelli cosparsi su tutte le dite e maglioni oversize nascondo in realtà una creatività finissima e aggraziata che ha ribaltato completamente l’immaginario del marchio. Fino a qualche anno fa Gucci era sinonimo di un’eleganza semplice, ricercata e sensuale, ma mai troppo eccentrica e vistosa. Gucci era anche quelle due GG grigie che si vedevano imitate su cappellini, borse, scarpe, di cui tanti si facevano vanto e mettevano in mostra ad ogni occasione, risultando semplicemente tamarri o come qualcuno direbbe con un’espressione schifata “così inizio 2000”. Con Michele un ciclone si è abbattuto su Gucci, portando con sé colori sgargianti, nastrini, stampe vistose, patch delle misure più varie da applicare sulle classiche borse con il logo e sui jeans, insomma ha reso Gucci un brand particolare e stravagante e soprattutto inimitabile. Nei suoi abiti sembra di leggere “Alice nel paese delle meraviglie” o di ascoltare Summer Wine di Nancy Sinatra.

Alessandro Michele e Florence Welch: Met Gala 2016

Le collezioni firmate da Alessandro Michele hanno tutte un sapore vintage, in cui si mescolano i fiocchi di inizio secolo, i pantaloni a zampa e gli occhialoni anni ’70, i vestiti hippy molto svolazzanti anni ’70 e le gonne al ginocchio anni ’50. C’è una cantante capace di sintetizzare tutti questi stili non solo nel suo look ma nella sua persona: Florence Welch. La cantante inglese infatti è amica e musa del direttore creativo di Gucci; con i suoi lunghi capelli rossi, la pelle bianca e i suoi movimenti sinuosi sembra essere stata staccata direttamente dalla tela di Dante Gabriel Rossetti ed è il prototipo di donna a cui un neoromantico si può ispirare. Sembra quasi che i lunghi vestiti da sera di Gucci le siano stati cuciti addosso, creati appositamente per lei. Il legame tra musica e moda in questo caso è fortissimo, lo stilista ha dichiarato di aver disegnato la sua prima collezione per il marchio fiorentino ascoltando How Big, How Blue, How Beautiful, ultimo disco di Florence + The Machine, le cui canzoni un po’ romantiche, un po’ dark rispecchiano perfettamente il nuovo stile di Gucci. Lo stilista l’ha poi vestita durante il suo recente tour, e la cantante per “ricambiare” è diventata ambassador della linea gioielli e ha prestato la sua voce durante una sfilata, recitando “Song of Innocence and Experience” di William Blake, che è stata poi registrata su vinile, edizione limitata ovviamente.

Ma Florence non è l’unico legame che Michele Alessandro ha con la musica. Lo stilista ha infatti dichiarato che da quando ha preso le redini del marchio, lo studio è diventato molto più incasinato e soprattutto la musica in sottofondo è molto più alta. Si passa dai canti gregoriani ai Cure, passando per il pop. Ed è proprio lui a dire, durante un’intervista per Billboard, che moda e musica non siano due mondi completamente distaccati: “Personalmente ritengo che ci sia un forte legame tra moda e musica. Per me non sono due cose separate. Non le ho mai considerate due entità a sé. La musica non accompagna soltanto le mie collezione, sottolinea ciò che stagione dopo stagione cerco di comunicare con il mio ruolo. Questo è il potere che musica e moda hanno insieme, hanno la capacità di far esprimere ciò che si è, di farti sentire parte di un movimento, non semplicemente un fan di un artista o di una band.” Ed ecco perché non è causale la scelta di usare due musicisti come Lucio Corsi e Francesco Bianconi (che con la sua band ha firmata la colonna sonora per una recente pubblicità di Gucci) per una sfilata: entrambi alti, magrissimi, colorito cereo e un allure un poco intellettuale. I commenti a riguardo si sprecano “ho visto cadaveri più in forma”, “l’alba dei morti viventi”, “per la serie: i nuovi mostri”. Ma voi ditemi, ce lo vedreste qualcuno, che non sia loro, con un completo a rose e una camicia in seta bianca con nastro al collo, oppure con una camicia azzurro cielo e una sottilissima coroncina dorata tra i capelli? Ce lo vedreste uno dei tanti modelli, bicipite e torace scolpito vestito così? No, sarebbe inadatto, fuori luogo, la voce stonata fuori dal coro. Per uno stilista che vuole riproporre il rinascimento in passerella, che veste donne da uomini e uomini da donne, che ama l’antico e ama osare, la figura del classico artista indie-bruttino-sfigato ma affascinante-intellettuale-bohemienne è ciò che fa al caso suo. Quel ragazzo che segretamente tanto ti piace. E il risultato è sublime, perchè quegli abiti rieccheggiano della loro musica e di quella di tutti gli ospiti illustri (tra gli altri erano presenti Elton John, Soko e Donald Glover). C’è l’ironia tagliante e i ritmi allegri dei Baustelle negli smoking maschili dalle trame più disparate, la leggerezza della chitarra del cantastorie Lucio Corsi nei colori delle stoffe, c’è la cupezza di Nick Cave nelle camicie soffocanti abbottonate fino all’ultimo bottone, e la sensualità di Childish Gambino nelle scollature mai troppo degli abiti che arrivano ai piedi. Allora, tu ci vedresti veramente qualcun altro mettere quegli abiti?

Francesco Bianconi (Baustelle) e Lucio Corsi
Maria Vittoria Perin

Sogno costantemente concerti e nella realtà li aspetto come un bambino aspetta Natale, intanto colleziono testi di canzoni in un'agendina nera tappezzata di stickers di album. "If you lost your faith in love and music, oh the end won't be long" dovrebbe essere un mantra.

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