29 settembre 2025

King Gizzard & the Lizard Wizard: valori sopra i numeri (di Spotify)

I King Gizzard & the Lizard Wizard non hanno mai fatto le cose “come tutti gli altri”. Lo sappiamo: sono la band che pubblica cinque album in un anno, che cambia genere a ogni disco, che costruisce mondi sonori in cui convivono il thrash metal, il folk anatolico, il garage rock psichedelico e le suite microtonali. Una creatura musicale senza regole, che fa della libertà la propria bandiera.

E proprio di libertà si parla quando guardiamo all’ultima, enorme decisione del gruppo: rendere tutta la loro discografia disponibile su Bandcamp con la formula name your price.

Ma prima facciamo un piccolo passo indietro.

I King Gizzard & the Lizard Wizard, foto press
King Gizzard and the Lizard Wizard | (c) Maclay Heriot

L'abbandono della piattaforma più grande del mondo: Spotify

Non è una questione di capricci da rockstar, né di soldi — anzi, paradossalmente si tratta di rinunciarci. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la notizia che Daniel Ek, CEO di Spotify, ha investito milioni in un’azienda che sviluppa droni militari con intelligenza artificiale. Per una band come i Gizz, che ha sempre predicato comunità, condivisione e rispetto per la vita, era un passo decisamente troppo lontano.

La loro dichiarazione è stata chiara e diretta: “Abbiamo appena tolto la nostra musica da Spotify. Possiamo mettere pressione a questi tech bros da film di James Bond perché facciano meglio?”

Da un gigante all’altro: l’approdo su Bandcamp

Non si sono limitati a dire “no” a Spotify. Hanno fatto un passo ancora più grande: tutta la loro discografia è ora su Bandcamp e questa volta puoi decidere tu il prezzo, grazie alla formula name your price. In pratica: ognuno può decidere quanto pagare, anche zero. Un gesto che ha il sapore di manifesto politico, ma anche di regalo ai fan. Perché se è vero che i Gizz hanno un pubblico fedele e disposto a sostenerli, è altrettanto vero che non vogliono che il denaro sia una barriera. Chi può, dona. Chi non può, ascolta lo stesso.

Il risultato? La loro musica ha subito scalato le classifiche di vendita di Bandcamp, dimostrando che la comunità che hanno costruito in oltre dieci anni di carriera è molto più forte degli algoritmi.

King Gizzard & the Lizard Wizard in posa davanti a un aereo
King Gizzard and the Lizard Wizard | (c) Maclay Heriot

Una scelta coraggiosa (e rischiosa)

Togliersi da Spotify significa rinunciare a milioni di potenziali ascoltatori, alle playlist, agli ascolti “casuali” che spesso trasformano un curioso in un fan. Ma i Gizz non hanno mai puntato su scorciatoie. La loro forza è sempre stata il contatto diretto: concerti maratona, bootleg ufficiali liberamente scaricabili, vinili che diventano oggetti di culto.

In un certo senso, il loro abbandono di Spotify non è una rottura, ma la conseguenza logica di un percorso: costruire un ecosistema musicale alternativo, basato su fiducia e scambio diretto con chi li segue.

Un segnale per tutto il mondo musicale

La mossa dei Gizz non è isolata. Altri artisti indipendenti, come Xiu Xiu, Deerhoof (e in Italia Auroro Borealo), hanno fatto scelte simili. Ma il peso di una band come i King Gizzard, con la loro visibilità internazionale e la loro produttività folle, rende questa decisione molto più rumorosa. Decisione che è stata surclassata in risonanza dall'addio alla piattaforma verde anche dei leggendari Massive Attack.

È un messaggio chiaro: la musica non è solo intrattenimento, è anche etica. E se l’industria non cambia da sola, sono gli artisti a doverla scuotere.

I Massive Attack: un concerto in un mondo distopico a UNALTROFESTIVAL, Milano
I Massive Attack in concerto a UNALTROFESTIVAL 2025, Milano | Credits: Maria Laura Arturi

Conclusione: fare musica oltre i numeri e gli algoritmi

Nel panorama musicale contemporaneo, dove spesso si ragiona in termini di stream, visualizzazioni e ROI, i King Gizzard & the Lizard Wizard hanno deciso di ricordarci una cosa semplice: i valori contano. Conta la coerenza con quello che canti, conta la comunità che costruisci, conta scegliere di non chiudere gli occhi davanti a investimenti che vanno contro la tua visione del mondo.

E se c’è una band che poteva permetterselo — perché la loro musica vive e prospera anche fuori dalle piattaforme — quella band non poteva che essere loro: i Gizz.