19 settembre 2026

Oasis: benvenuti ai Don’t Look Back in Anger Games

Prima venne il tour del 2025, e noi eravamo felici perché gli Oasis erano tornati.

Poi venne l’annuncio di un tour nel 2027, e noi eravamo felici perché ce lo sentivamo che sarebbero arrivati anche in Italia.

Poi vennero i droni sopra lo Stadio Olimpico di Roma, e noi eravamo felici perché era tutto vero.

Poi uscirono i biglietti, e molti di noi non erano più così felici.

Lunedì sono uscito dal lavoro alle 20.30 e il mio telefono era letteralmente impazzito: qualche post entusiasta, guide per comprare i biglietti, messaggi disperati, parecchia indignazione. Il tempo di farmi un’idea - date, città, prezzi - ed è tutto più chiaro. Oddio, chiaro. Il gioco si fa peso e tetro (rip maestro) quando il biglietto più economico costa più di 90€.

L’anno scorso abbiamo guardato, ammirati e invidiosi, tanti fan italiani prendere e partire per le date della reunion più importante e chiacchierata del XXI secolo, nonché una delle più importanti della storia. Abbiamo commentato i prezzi folli, gonfiati dal dynamic pricing, pensando che no, non si possono pagare queste cifre per un concerto, noi non lo faremmo mai.

O sì?

L’annuncio delle due date italiane del 29 e 30 luglio (non quattro, come alcuni leak avevano lasciato sperare) del tour degli Oasis ha scatenato una corsa all’oro generale, una psicosi di massa anche solo per la trafila di registrazione sul sito della band di Manchester.

Già, nessuna vendita generale, ma un complesso sistema di specchi e leve per permettere ai “veri fan” di assistere al ritorno della loro band del cuore. Per qualcun altro, la possibilità di non morire di FOMO.

Peccato che i-veri-fan dovranno cominciare a frugarsi in tasca, e frugare fino in fondo: confrontando le varie fasce di prezzo, in media il costo dei biglietti è aumentato tra il 2 e il 50% circa rispetto al prezzo di listino del tour ‘25. Per questo tour, se non altro, non è prevista la pratica del dynamic pricing.

Parliamo comunque di prezzi compresi tra i 92 e 277€, senza contare i vari pacchetti VIP che i-veri-fan potranno acquistare a una modica cifra che parte da 437 e arriva a fino a 652€. E ci limitiamo a osservare i prezzi per l’Italia.

In Italia, secondo le fonti dell’ISTAT, lo stipendio medio lordo ammonta a circa 1950€. Se prendiamo in considerazione l’assai più realistico dato dell’INPS, che considera anche i contratti part-time e i rapporti discontinui, scendiamo a una RAL che si aggira intorno ai 1550€. In concreto, sui 1200€ netti in busta. Scusate il momento da ragioniere, ma parliamo di un concerto che in media si porta via tra il 4 e il 18% del nostro stipendio, escludendo i pacchetti VIP, che si commentano da soli per qualunque tipo di evento. E non stiamo contando nemmeno il viaggio verso la venue, vitto e alloggio.

Ma forse non è la cosa peggiore.

Ciò che potenzialmente fa più male è che gli Oasis sono stati un importante simbolo della working class britannica, e di tutta la classe lavoratrice. Hanno raccontato la desolazione di una vita senza prospettive in Cigarettes & Alcohol, la voglia di rivalsa in Rock ‘n’ Roll Star, la forza della speranza in Live Forever. Il loro esordio, Definitely Maybe, esiste solo nel contesto della Manchester post-Thatcher, di chi ha le mani sporche e le membra stanche dopo ore e ore di lavoro. Allo stesso tempo, è un disco dal sorriso sporco e sfrontato in direzione di giorni che si credeva potessero essere migliori.

Certo è che gli Oasis non si sono mai schierati più di tanto. Nel corso degli anni alcune loro dichiarazioni, in particolare di Noel, hanno piuttosto fatto alzare qualche sopracciglio per la loro ambiguità.

Il background però è quello, il vissuto è quello, e questa fantomatica tutela per i-veri-fan lascia l’amaro in bocca una volta rivelati i prezzi per i biglietti. E va bene che la responsabilità non è solo dell’artista, ma non nascondiamoci dietro a un dito: c’è chi si è voluto opporre (ricordate la battaglia al dynamic pricing portata avanti da Robert Smith?), riuscendoci, o quantomeno riportando in auge un discorso che non può più essere ignorato.

I concerti sono diventati un lusso. E nel caso degli Oasis fa particolarmente male. Per sdrammatizzare mi sono chiesto se i prezzi così alti servano ad assicurare ai fratelli Gallagher i milioni necessari per sopportarsi. Sperando che non si sciolgano (di nuovo) prima delle date italiane, in bocca al lupo a chi proverà a prendere i biglietti.

Ah, quasi dimenticavo: il famoso codice per acquistare i biglietti non garantisce che ce ne saranno, una volta dentro, di biglietti da acquistare.

Abbiamo il permesso di chiamarli Don’t Look Back in Anger Games?