Pippo Sowlo e la pretesa di poter ridere di qualsiasi cosa

by NoisyRoad Staff

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Quanto è facile fare ironia sulle tragedie e sulle problematiche sociali contemporanee e presentarsi come politicamente scorretto dall’alto della propria posizione privilegiata di maschio bianco etero? Quando finisce l’umorismo e iniziano la discriminazione e il cattivo gusto?
Queste domande sorgono quasi spontanee dopo l’ascolto di un brano qualsiasi di Pippo Sowlo, progetto musicale che sta iniziando ad ottenere sempre più consensi, come dimostrato dalla presenza di questo nome su alcuni dei palchi più importanti a livello nazionale (da ultimo, quello del MI AMI Festival). Ci siamo chiesti a lungo se fosse una mossa intelligente scrivere un articolo su questo personaggio, se fosse il caso di regalare ulteriore visibilità a un progetto assolutamente vergognoso. Tuttavia, alla fine, ha prevalso la necessità di parlarne, spinti dall’impossibilità di tenere la bocca chiusa dinanzi a qualcosa che va oltre la nostra tolleranza e i limiti del sopracitato “politicamente scorretto”.
Testate autorevoli elogiano la musica di Pippo Sowlo, legittimandone i contenuti per semplice apposizione alle sue canzoni dell’etichetta Lol rap. “Musica rap con testi demenziali e parodistici”, questo si legge allorquando si cerca una definizione di questo nuovo genere musicale. È corretto affibbiare questa descrizione alla musica di Pippo Sowlo? Per rispondere a questa domanda abbiamo deciso di analizzarne una manciata di brani per sottolineare quanto siano distanti anni luce dalla parodia e dall’ironia e di quanto, invece, siano misogini, razzisti, sessisti, maschilisti, islamofobi (più altri aggettivi che emergeranno in corso d’opera).

Prima di partire con l’analisi è però opportuno fare una premessa. Perché abbiamo deciso di scrivere questo articolo? Il punto non è attaccare le persone che si nascondono dietro a questo progetto, anche perché non si tratta certo di un caso isolato. Il problema è da ricercare più a fondo, in quella cultura musicale che ha concesso spazio a progetti privi di qualsiasi valore artistico e costruiti a tavolino per fare scalpore e attizzare lo scandalo dietro la maschera dell’ironia. Per noi, però, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.  È intollerabile che certi messaggi vengano veicolati con l’attenuante del black humour o giustificati dalla solita frasetta di circostanza “facciamoci due risate, che tanto mica le pensano veramente ‘ste cose”.  Certe cose non andrebbero pensate, non andrebbero dette, non dovrebbero essere accettate e, soprattutto, non dovrebbero venire banalizzate. Perché sì, le parole hanno un peso ben preciso e tra le 100 persone che ascolteranno una qualsiasi delle canzoni che ora analizzeremo potrebbe essercene anche solo una che non ne coglierà l’ironia (che, ci teniamo a precisare, noi non vediamo), prendendone come riferimento i contenuti per poi metterli- perché no- in pratica.

Finalmente posso fare quello che ho sempre sognato
Te stacco le braccia, te squaglio la faccia
Te schiaffo ner bagagliaio stupida baldracca
Te stacco le braccia, te squaglio la faccia
Sottolinea ‘sta dispensa stupida baldracca

Iniziamo la nostra analisi con questa perla tratta da Poteva essere una bellissima storia d’amore ma.
Il brano inizia con la descrizione di un incontro ad un concerto (di un artista descritto con una bella prima scarica di bodyshaming) tra un ragazzo e una ragazza, accompagnato da un imbarazzato scambio di parole, durante il quale il nostro eroe si destreggia in un’accurata descrizione della donna con la quale si appresta a trascorrere la serata, ponendo l’accento su dettagli che, a quanto pare, ancora nel 2019 fanno scompisciare dalle risate, come per esempio il veganismo. Il problema arriva nel momento in cui, giunti a casa di lei, il nostro “intrepido eroe” decide di fare alla malcapitata ciò che ha sempre sognato: staccarle le braccia, squagliarle la faccia e  schiaffarla nel bagagliaio. Il tutto mentre la ragazza in questione viene descritta con l’epiteto lurida baldracca.

Non servirebbe dilungarsi in ulteriori commenti atti a sottolineare l’oscenità e la follia di queste affermazioni, ma lo faremo lo stesso. Secondo gli ultimi dati raccolti dal Censis, tra il luglio 2017 e l’agosto 2018 in Italia sono state uccise 120 donne, 2.977 hanno subito violenze sessuali, 10.204 hanno denunciato maltrattamenti in famiglia e 8.718 hanno sporto denuncia per percosse. Sono fenomeni e dati preoccupanti, apparentemente in crescita in questo 2019. Il fatto che un uomo si permetta di inserire in una canzone delle affermazioni del genere, oltre a non essere rispettoso nei confronti delle vittime, è oltremodo increscioso ed inconcepibile. Vedere poi decine di persone che cantano in pubblico queste atrocità con il sorriso stampato in faccia mette una tristezza e uno sconforto senza pari. Siamo fermamente convinti del fatto che la violenza, indipendentemente dal suo essere perpetrata ai danni di una donna o di un uomo, non sia una cosa da banalizzare o sulla quale fare ironia. Né oggi, né mai.

Non ingigantire Sirvia, non drammatizzare
T’ho dato na cinquina, mica t’ho ammazzato er cane
T’è pure un po’ piaciuto, nun fa la scema dai

Siccome quando si parla di misoginia non c’è mai limite al peggio, ecco che Sirvia ci regala un’altra manciata di versi in cui si parla di violenza in maniera terrificante, fino ad arrivare anche al turno del revenge porn, ovvero la pratica di diffondere immagini e video privati e che ritraggono situazioni di intimità, senza il consenso della persona interessata. Si tratta di un fenomeno che negli ultimi anni ha visto una crescita esponenziale, basti pensare che sono stati 940 i casi su cui la Polizia Postale e delle Comunicazioni ha svolto indagini e approfondimenti nel 2018. Lo scorso anno sono state 20 le persone denunciate in Italia per questo reato e due le persone arrestate. Inoltre, nel nostro paese il fenomeno ha attirato l’attenzione dei media in particolar modo dopo il caso di cronaca che ha visto protagonista Tiziana Cantone, 31enne napoletana che nel 2016 si è tolta la vita dopo che alcuni suoi video privati diffusi senza il suo consenso avevano rapidamente fatto il giro del web.
Ecco, dopo aver letto questi dati pensate a quando certe frasi le avete cantate ai concerti e fatevi un esamino di coscienza, specialmente se siete donne.

Sur Mac ce sta ancora quel filmino
Si me gira me sa che lo metto in giro

Sur Mac ce sta ancora quel filmino
Ndo me fai quella cosetta cor ditino
L’ho rivisto, amò, ma lo sai che te dico?
Eri bella co’ quer cinque sur faccino

Fregne mutilate
Le meglio scopate
Voglio le fregne mutilate
Belle e subordinate
Sei un mix tra la Nargi e Pistorius
Ma sai che cazzo me ne importa
Che tu c’hai na mano monca
Un difettuccio se sopporta

Credevate che Pippo Sowlo avesse già superato qualsiasi limite? Beh, vi sbagliavate. In Fregne Mutilate si spinge ben oltre, sforando nel campo della disabilità. Nel brano troviamo infatti un elogio al sesso consumato con ragazze disabili in quanto più “facilmente sottomettibili” e pronte ad adattarsi alle esigenze maschili. Perché sì dai, “fanno meno sceneggiate, hanno meno ego, sono più docili” e quindi ugualmente meritevoli di ricevere una chance.  Ancora una volta non ridiamo, ancora una volta siamo schifati e ancora una volta denunciamo queste affermazioni. Zero humour e zero divertimento, solo discriminazione e violenza. Ah, e magari chiedetelo a una ragazza che ha realmente delle menomazioni se lo trova divertente e, soprattutto, se è d’accordo sul fatto che certe battute escano dalla bocca di una persona normodotata.

Sono frocio per Allah
Allah sei luce e verità
Allah ti prego scopami, penetrami, fammi tuo

Poteva il nostro Pippo lasciare fuori la tematica religiosa? Assolutamente no! E allora ecco che dà tutto sé stesso in Bvtvclvn, lasciandosi andare a pregiudizi e generalizzazioni nei confronti dell’Islam e dei musulmani. Perché in effetti non poteva lasciarsi sfuggire l’occasione per farsi portavoce- sempre per scherzo eh- dell’islamofobia più becera. E quindi via libera ad un tripudio di stereotipi che fanno perno sul musulmano terrorista, senza lasciarsi poi sfuggire l’occasione per legittimare, ancora una volta, violenze nei confronti delle donne (“se tu moglie alza la voce je tajo ‘na mano“)

Dopo essere venuti a conoscenza della musica di questo fenomeno abbiamo deciso di fare un rapido giro sui social per scoprire che cosa pensano effettivamente le persone che lo ascoltano. Beh, la risposta sembra non esistere, considerando che gli unici commenti che si trovano al riguardo oscillano debolmente fra “è ironico“, “se le persone credono davvero che lui pensi quello che scrive allora è grave“, “se chi lo ascolta non ne capisce l’ironia il problema è suo“. Insomma, tutte risposte pregne di significato. Forse bisognerebbe cominciare a rivedere il proprio senso dell’umorismo e iniziare a interrogarsi sul perché determinate cose ci facciano ridere, senza limitarsi ad assorbire sempre tutto in maniera passiva, come se fosse qualcosa che non ci riguarda da vicino. Perché  la satira e il black humor dovrebbero scagliarsi contro i privilegiati e contro chi ha posizioni di potere, non contro le minoranze, e se Pippo sta cercando di fare una cosa del genere assumendo il ruolo di italiano medio non lo sta facendo molto bene, perché il rischio che chi lo ascolta assorba le sue parole senza costruirci una riflessione sopra è molto grande.

Ci piacerebbe quindi sapere da chi questa roba la ascolta e da chi la promuove, da chi la canta e da chi la va a sentire live, perché sente il bisogno di farlo. Esattamente, mentre ridete di femminicidio, di misoginia, di terrorismo o di revenge porn, argomenti che al solo pensiero dovrebbero mettere i brividi, di cosa state ridendo? Perché sentite il bisogno di ridurre sempre tutto ad un meme? La colpa qui ce l’abbiamo tutti: ce l’ha chi vantandosi di essere trasgressivo e di non avere peli sulla lingua incide pensieri che non dovrebbero essere nemmeno concepiti, figuriamoci messi in musica; ce l’ha chi gli dà la possibilità di portarla sul palco di uno dei festival italiani più noti (ironia della sorte, proprio la stessa sera in cui, a poca distanza, si è tenuto un comizio elettorale che aveva fra i punti cardine il femminismo); ce l’ha chi questa roba la ascolta e confonde la trasgressività con la merda, ce l’ha chi ne scrive come di un prodotto geniale e innovativo, ce l’ha chi non la condivide ma sostiene che, per evitare che i messaggi sbagliati vengano diffusi, sia sufficiente ignorarne l’esistenza. E forse ce l’abbiamo anche noi, che abbiamo iniziato a parlarne troppo tardi.

Articolo scritto a quattro mani da Federica Di Gaetano e Davide Lotto.

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