Can’t wait for Club To Club 2018

by Marzia Barbierato

La musica elettronica, si sa, in Italia non è (ancora) considerata al pari di altri generi musicali (tipo il rock o il pop) e viene  esclusa dal passaggio in radio e dai canali musicali televisivi, rimandendo relegata allo status di musica di semi-nicchia, per curiosi, appasionati, “intenditori”. In realtà il pubblico di questo genere musicale è sempre più vasto anche nella nostra penisola, e molte città italiane fervono, nella loro scena più underground, di artisti nascenti e di nuovi eventi d’avanguardia musicale.

In questo senso Torino è da diversi anni la città italiana di riferimento, ospitando ben tre festival di portata internazionale: Club to Club, Movement e Kappa Futur Festival. Inizialmente in competizione tra loro, ora in due gironi ben distinti: nonostante il terreno d’origine comune, il C2C è diventato progressivamente un festival di musica elettronica più “hipster-sofisticata-pseudointellettuale”, sia nella selezione degli artisti che in quella (consequenziale) del pubblico; mentre Kappa e Movement sono rimasti decisamente più festival di musica “techno-tamarra-commercial-ignorante”, restando nettamente più fedeli alla cultura dei rave. Insomma, se gli headliner storici di Kappa e Movement sono The Bloody Beetroots, Fatboy Slim, Carl Cox, e Ellen Allien, i nomi storicamente legati al C2C sono invece Bonobo, Nicolas Jaar, Jon Hopkins, Thom Yorke, Chet Faker.

Quest’anno l’ospite d’onore, stra atteso e iper venerato, è Aphex Twin, dio indiscusso della sperimentazione elettronica.

Altri artisti molto attesi sono il londinese Jamie xx (si, quello dei The xx), il duo statunitense Beach House (leggi qui la nostra recensione) con il suo dream pop, Blood Orange (al secolo Devonté Hynes) e i danesi Iceage, con la loro miscela esplosiva rock-punk-hardcore.

Come recita orgogliosamente il sito ufficiale, “Club To Club è il più importante festival in Italia e tra i più apprezzati in Europa dedicati all’avanguardia e al nuovo pop”, e La Stampa lo definisce “maniacale, curioso, colto, sperimentale”.

Il festival è giunto alla sua diciottesima edizione, che ospita 50 artisti di calibro internazionale, molti dei quali al loro debutto in Italia e/o nella loro unica data esclusiva italiana. Il titolo di quest’anno è “LA LUCE AL BUIO”, poetica metafora dell’effetto dell’evento in uno spazio solitamente vuoto. Il tema nasce dalla performance di Jaar al C2C dell’anno scorso in cui ha risuonato Battiato, che per il direttore artistico Sergio Ricciardone è stata “una vera illuminazione”. Battiato (che ha suonato nell’edizione 2014) infatti è uno dei principali rifetrimenti musicali del creatore del festival, e Nicolas Jaar è uno degli headliner chiave della manifestazione, con la partecipazione a numerose edizioni e una doppia esibizione nella scorsa edizione.

Ricciardone, classe 1971, in un’intervista a Zero Magazine ha parlato del legame indissolubile tra Club To Club e Torino, e ha raccontato come la città sabauda sia “un hub perfetto per far crescere il festival“, in quanto “C2C rappresenta con orgoglio la vocazione al post-contemporaneo e all’innovazione di Torino, cercando di reinterpretare le tre anime della città: quella barocca, quella industriale e quella contemporanea“. E ha anche sottolineato però l’importanza sempre maggiore di Milano per il festival: “credo che in un futuro molto vicino si parlerà sempre più spesso di Macrocittà TorinoMilano e C2C potrebbe rappresentare una nuova forma di festival ‘City 2 City’. Milano per noi è sempre stata una vetrina importante, un luogo di confronto nell’unica città internazionale italiana“.

Una sezione del sito dell’evento si intitola “Una nuova generazione di DJ e producer“, e presenta i nomi nuovi della scena che quest’anno calcheranno i palchi di C2C. Per citare Ricciardone che cita Battiato “c’è una nuova generazione di artisti che sta cambiando il senso stesso della figura di artista e sono ‘Lucciole che stanno nelle tenebre‘”. Tra questi troviamo: la coreana residente a Berlino Peggy Gou, la statunintense Avalon Emerson (anche lei di base a Berlino) che si colloca “fra le realtà più rappresentative della nuova generazione di dj/produttrici”, il versatile e sperimentale produttore bavarese Skee Mask,  la “dj con un debole per la fusione di stili che allargano i confini della musica dance” Courtesy e l’innovativo DJ Nigga Fox, angolano-portoghese dallo stile musicale “ibrido, scuro e tribale”.

Oltre ai nomi già fatti, la line up di questa edizione include: Bienoise, Call Super, David Augus, Elena Colombi, Equiknoxx, Gang Of Ducks, Josey Rebelle, Leon Vynehall, Mana, Obongjayar, Palm Wine, Primitive Art, Robin Fox, Serpentwithfeet, Silvia Kastel, Tirzah, Vessel, Yves Tumor.
Il festival si inserisce nella settimana dell’arte torinese (la prima di novembre, da diversi anni costellata di manifestazioni artistiche: Artissima, Paratissima, The Others, Nesxt) e si articola in quattro giorni (da giovedì 1 a domenica 4 novembre) su tre location diverse: due padiglioni del Lingotto fiere -ex stabilimento Fiat- che ospitano i palchi principali, gli spazi delle OGR -ex officine ferroviarie e ora prestigioso hub culturale- e le maestose ed eleganti sale della Reggia di Venaria. Più una preview a Milano, al Base, il 18 ottobre, in cui hanno suonato SOPHIE e Avalon Emerson, e degli eventi collaterali (il block party gratuito “Club Palazzo” con handmade market, street art e food ) nella zona del Balon, il mitico mercatino delle pulci di Torino, nella giornata di chiusura di domenica.

A Torino la trepidante attesa per questo imminente appuntamento annuale è palpabile: la Mole Antonelliana illuminata dalla proiezione del logo di Aphex Twin, come un avveniristico Bat-segnale, non ha fatto altro che accrescere l’impazienza febbricitante mia e di tanti altri amanti dell’avant-pop.

Info e bigliettihttps://clubtoclub.it/it/c2c18/

Marzia Barbierato

Nata un anno dopo la caduta del muro di Berlino e quattro prima della morte di Kurt Cobain, sono vittima della cultura indie in tutte le sue forme: musicale, estetica, letteraria, cinematografica. Parafrasando I Cani, se la mia vita fosse un film sarebbe diretto da Wes Anderson.

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