Verso l’isola che non c’è: intervista a Polo & Pan

by Riccardo Martinelli

La rete delle piattaforme di musica in streaming è qualcosa di incredibile.
Fitta come una spiaggia di sabbia fine, in mezzo alla quale, si possono trovare conchiglie e sorprese inaspettate. Navigando nei vari Spotify e Soundcloud puoi provare la stessa esperienza di un ricercatore, mosso da una voglia che scaturisce dalla curiosità e necessità di qualcosa di nuovo. Personalmente mi trovo spesso in queste condizioni, magari non a torso nudo e senza cappello di paglia in testa, ma armato di computer e cavo aux collegato allo stereo, totalmente perso nei meandri delle più vaste librerie musicali che esistano. Circa un anno fa, durante le torride giornate di giugno, mi sono trovato dentro ad un tropicale, leggero e trascinante loop di uno strumento simile ad uno steel drum, seguito da una voce che canta in francese… Wow! Era Plage Isolée (Soleil Couchant), che recita “Ho scritto il tuo nome sulla sabbia, in modo da non dimenticarmelo”, versione “tramonto” della canzone dell’EP omonimo del 2015.

Così ho conosciuto e sono salito a bordo della “Caravelle” di Polo & Pan, al secolo Paul Armand-Delille e Alexandre Grynszpan, duo di Djs electro parigini, con all’attivo un album pubblicato nel 2017 da Hamburger Records/Ekler’o’shock, appunto intitolato Caravelle contenente 12 tracce tutte da navigare. Sì, navigare è il termine giusto che mi è stato proposto durante l’intervista per interpretare e affrontare al meglio quest’ora di musica che ci viene offerta.
Ho avuto il piacere di fare due chiacchiere con Paul, alias Polo, in occasione della imminente uscita di una deluxe edition dell’album, al cui interno si trova anche un remix di Canopée ad opera dei Superorganism. Dopo vari “hello” per problemi di comunicazione è andata così.

Innanzitutto bonjour ed è un vero piacere conoscerti, come stai? Te lo chiedo perché sto seguendo il vostro tour ed è bello denso e sparso su diversi chilometri, addirittura negli USA, come sta andando?

Pieno e stancante, soprattutto per l’energia che ci stiamo mettendo e il livello di concentrazione, siamo molto focalizzati sulla rendita dei nostri live, sempre tenendo alla base l’obiettivo di fare divertire e instaurare una relazione con il pubblico, creare una grande festa!

Questa festa appunto è arrivata negli Stati Uniti? Sai, sono sincero, mi ero preparato questa domanda per il finale perché abbastanza delicata. Data la situazione politica e le diverse tensioni sociali in America, com’è l’approccio del pubblico, in qualche modo, cosa cerca?

Guarda, se devo essere sincero è arrivata, avverti che la gente e soprattutto i ragazzi vogliono divertirsi e staccare, abbiamo girato varie città anche molto diverse tra loro e i risultati sono stati soddisfacenti per noi, sai, portare oltreoceano qualcosa di tuo ha sempre il suo fascino.

È difficile incasellare e classificare la vostra musica all’interno di un preciso genere, a voi dove piace collocarvi?

Hai ragione! È un argomento che ci ha toccato fin dall’inizio e la soluzione l’abbiamo trovata nel modo più semplice, crearne uno nostro, che a noi piace chiamare Space Jungle.
(Ho pensato “che ganzo” in quel momento)
E questo spazio è un qualcosa all’interno del quale girano e si intrecciano molti elementi, tra natura, musica ed elettronica.

Appunto, tanti suoni, tanti elementi, dove li andate a prendere e come identificate il vostro stile compositivo?

Noi suoniamo da tanto e siamo cresciuti con la musica, di qualsiasi genere, e il nostro processo compositivo diciamo si caratterizza molto per le ore passate in studio, ci immergiamo completamente per unire tutto il materiale che raccogliamo durante i tour e vari impegni personali. Anche adesso che siamo parecchio in giro ci facciamo catturare da situazioni, persone, colori e paesaggi e componiamo anche; magari piccoli frammenti che andranno poi a creare un puzzle più grande.

Bello! E soprattutto originale, è una cosa che solo la musica elettronica ti permette di fare. D’altro canto ho letto all’interno di vostre interviste passate due nomi che hanno colpito particolarmente la mia attenzione: Claude Debussy e Maurice Ravel, avete un forte legame con la musica classica?

Assolutamente si! Ti dico, Alex (Pan) suona il violoncello da quando è piccolo, io ho una stretto legame con J.S. Bach da quando ho 7 anni e anche con questi due compositori francesi abbiamo legami molto intesi. Ci ispiriamo per le capacità descrittive che contraddistingue la loro musica, sia in termini di paesaggi che di emozioni, la capacità di creare situazioni di climax e momenti di totale relax. Ah, e poi lo la usiamo anche noi per rilassarci durante le sessioni di studio, di solito per staccare ascoltiamo Ravel e giochiamo a Ping Pong.

Se questa Caravelle viene intesa come un vero mezzo di trasporto, per navigare tra gli abissi passando per spiagge isolate, e paesaggi immaginari, tutto questo ha una destinazione?

(Inizialmente sento come una risata compiaciuta) Bella domanda! La risposta non è facile e forse non c’è, a impatto ti direi Neverland, proprio l’isola che non c’è. Il progetto è nato così, improvvisato, eravamo resident djs nel locale parigino “Le Baron”, abbiamo provato a fare qualcosa assieme ed è piaciuta, così abbiamo continuato, senza pensare a dove arrivare precisamente; vogliamo regalare good times.

So del vostro passato ma non mi è ancora chiara una cosa, precisamente, il nome Polo & Pan da dove viene?

È una abbreviazione dei nostri nomi che utilizzavamo nei club dove andavamo a suonare, Polo è una abbreviazione di Dj Polocorp e invece Pan viene da Dj Peter Pan, simpatico no?

Questa è la vostra prima intervista italiana, e personalmente sono molto fiero e contento, che rapporto avete con il Bel paese?

Si è la prima! Siamo entrambi innamorati, abbiamo suonato al More Festival l’anno scorso e siamo rimasti ovviamente affascinati dalla bellezza e in generale ci piace molto, non soffriamo più di tanto dell’astio che solitamente vibra tra italiani e francesi.

Domanda di rito: cibo italiano preferito?

Siamo curiosi, non ci accontentiamo di pasta e pizza, non abbiamo ancora trovato nulla che non ci piaccia!

Riccardo Martinelli

People try to put us down! (talkin' bout my generation)

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