Non mi concentro sul vendere, non lo faccio per i soldi: intervista a Soap&Skin

by Fort

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Viviamo in un mondo in cui la parola “indie” ha completamente perso il suo significato originale: partita come un’indicazione del fatto che la musica provenisse da un’etichetta indipendente, si è velocemente trasformata in una precisa categoria musicale, fino allo sdoganamento totale degli ultimi anni, in cui – ironicamente – l’indie è diventato mainstream.

Nella pagina Wikipedia di Anja Plaschg, in arte Soap&Skin, “indie” non fa parte della lista di generi. Ci sono “experimental”, “dark wave”, e persino “martial industrial” (???).
Eppure, nella mezzora passata su Skype in compagnia di Anja, la cosa mi è apparsa molto chiara: Soap&Skin è più indie di tutti noi messi insieme. Scrive, compone, canta, produce, mixa, edita. Distribuisce attraverso un’etichetta indipendente (PIAS Recordings) e odia l’industria musicale. Più indie di così?

A pochi mesi di distanza dall’uscita del suo terzo album From Gas to Solid / You Are My Friend e in attesa del suo tour – che passerà anche per il Ferrara Sotto le Stelle, il 25 giugno – Anja mi ha parlato a cuore aperto, dalle difficoltà personali alle scelte professionali.

 

Ciao Anja! Il nuovo album è uscito a ottobre, che hai fatto di bello in questi mesi?
Ho fatto molte prove, ho un nuovo gruppo, stiamo improvvisando e sperimentando con il suono in analogico, sono molto felice ed entusiasta. Dall’altro lato ho cercato di rilassarmi, sono stata ammalata per un mese e mi sto ancora riprendendo. Ovviamente mi è successo poco prima di ricominciare i live… almeno mi ha costretto a riposarmi un po’!

Immagino, a volte una pausa forzata è necessaria, specialmente se lavori sempre tanto.
Il giorno della pubblicazione dell’album hai suonato a Bolzano, a due anni dall’ultimo concerto – come ti è sembrata l’esperienza di esibirti dal vivo il giorno dell’uscita del tuo album, ti è piaciuto? Lo rifaresti?
Ero un po’ spaventata, perché sentivo di essere quasi tornata indietro ai primi tempi, alle difficoltà di quando avevo cominciato a suonare live, quando avevo molti blackout – quasi attacchi di panico – ma per fortuna è stato un solo concerto, così ho avuto tempo per lavorare sulle mie difficoltà e la mia salute mentale, e prepararmi per il tour.

Certo, credo sia molto importante. Hai avuto modo di vedere l’Italia a parte concerti?
Sono stata in Italia molte volte, ma l’unica volta che sono stata lì per conto mio è stato dopo la morte di mio padre (2009 , ndr). Sono andata a Sanremo, ho lavorato sul secondo album, ma ho avuto anche modo di prendermi una pausa. Adoro l’Italia!

Ci fa piacere sentirlo! So che cerchi di non dare importanza alle recensioni, ma che allo stesso tempo le leggi perché sei curiosa di vedere se sei stata capita. Sono passati alcuni mesi dall’uscita di [LP3], hai letto qualche recensione? Pensi di essere stata compresa?
Sì sono soddisfatta, mi sono sentita capita in un certo senso, ma non ho letto tante recensioni a parte quelle locali.

“In un certo senso”? C’è qualcosa che pensi non sia stato capito?
Tutti hanno scritto che è un album più maturo e gioioso, che c’è più speranza – ed è vero – ma all’origine di tutto, il punto dal quale ho deciso di andare in questa direzione è stato molto buio, forse il periodo più buio della mia vita, e volevo aiutarmi, aiutare anche altre persone, stavo cercando una connessione con il mondo.

È per questo che hai deciso di cambiare direzione con la copertina dell’album, con un’immagine del mondo, credo della NASA, invece di avere una tua foto come nei primi due album?
Sì, ma in realtà non è una foto della NASA, ovviamente ci siamo ispirati a immagini della NASA, ma è un’illustrazione astratta, ci ho lavorato per mesi con un graphic designer – volevo combinare il microscopico con il macroscopico, per dare un aspetto surreale.

Stupendo, mi piace molto. 

Essendo un magazine italiano siamo ovviamente felici di vedere una canzone dedicata al nostro paese, sono curioso di sapere come sia partita la collaborazione con Sicilian Ghost Story (film italiano per cui ha scritto Italy, ndr). C’era qualche conoscenza in comune o ti hanno contattato dal nulla?
Mi hanno contattato dal nulla, erano fan della mia musica. Sin da subito è stato bellissimo parlare con loro, ascoltare e capire la loro visione, li ammiro molto come persone e professionisti. È stato stupendo lavorare con loro.

Fantastico! Com’è stato il processo di scrittura per un film? So che in passato un paio di tue canzoni sono finite in una soundtrack, ma avevi scritto con il film in mente o è la prima volta che lo fai?
È stata la prima volta che ho scritto con un film in mente, mi è piaciuto tantissimo, e sono aperta a nuove collaborazioni di questo tipo!

È interessante perché credo che la tua musica si presti molto bene al cinema, anche Safe with me, per esempio, che avevi scritto prima che ti contattassero, è perfetta nel film. Come hai approcciato quindi la scrittura della canzone Italy?
Bella domanda! Mi hanno solo descritto il feeling della scena finale e ho cercato di scrivere tenendo quella in mente. Ogni volta che collaboro con qualcuno l’input che ricevo mi permette di liberare qualcosa che avevo già dentro di me, scrivere questa canzone è stato un rilascio emozionale ed un sollievo, perché cattura pensieri e sensazioni sulla vita che avevo da tempo. Dopo aver finito questa traccia ho cominciato ad avere una visione per l’album.

Chiaro. Infatti sarebbe stata la mia prossima domanda: è interessante che tu abbia deciso di inserire nell’album le tracce scritte per il film, di solito gli artisti le pubblicano al massimo come singoli, ma evidentemente hai catturato un mood per l’album. A parte Italy, quali altre tracce fanno parte del fulcro iniziale da cui sei partita? So per esempio che hai scritto Surrounded tanti anni fa.
Sì, e una delle prime che ho scritto dopo quella sono state Safe With Me, CreepThis is Water.
L’ultima canzone che ho scritto invece, Heal, è stato il primo singolo: ci avevo lavorato per molto tempo e avevo la sensazione di aver toccato un argomento importante.

È comprensibile, l’ultima canzone che scrivi è probabilmente quella che racchiude meglio di tutte le altre il tuo stato d’animo al momento, quindi capisco che tu lo abbia voluto condividere come singolo, ti rappresentava al meglio in quel momento.

Ho letto riguardo il tuo processo creativo, e ho visto che lavori molto per conto tuo; da appassionato di produzione musicale sono curioso, hai fatto proprio tutto per conto tuo? O hai almeno lavorato con un mixing o mastering engineer?
Finora ho fatto proprio tutto per conto mio.

Ed editi pure i tuoi video, giusto?
Si!

Quanti talenti!
[ride]

Credi sia una scelta creativa o che ci sia anche una componente di paura di lasciare andare? Ho avuto la stessa esperienza proprio con il magazine, all’inizio ero da solo, volevo fare tutto per conto mio, ed è stato molto difficile delegare e lasciar fare gli altri, perché ovviamente il risultato non è mai identico all’idea che avevi in testa – ma l’alternativa è non realizzarla per niente.

Sono curioso, è una scelta specifica, o pensi di avere un po’ di paura di lasciar fare a qualcun altro?
Sì, è vero, è un po’ un problema che ho, è un dono ma anche un problema.
In futuro so che dovrò cambiare e aprirmi un po’ di più, altrimenti sarà troppo difficile per me.

Certo, anche perché mi hai detto poco fa che hai avuto bisogno di una malattia per rilassarti, se fai tutto da sola a un certo punto devi fermarti per respirare!
Sì, nel lavorare sull’album ho sentito molto il fatto che ci fosse un “limite”. Nel mio processo di produzione sapevo che il sound sarebbe potuto essere migliore, ma non potevo andare oltre, quello era il limite. Sono soddisfatta con il risultato ma so che potrebbe essere migliore.

Credo sia molto spesso così, alla fine dei conti niente è perfetto ed è meglio qualcosa di imperfetto e finito che qualcosa di mai realizzato.

 

Torniamo un po’ indietro. Noi diamo spazio a nuovi artisti nel nostro sito, ed è interessante vedere un artista crescere dal nulla e diventare un professionista riconosciuto. Pensando al tuo primo anno, a Lovetune for Vacuum (primo album, ndr), qual è stato il momento in cui hai cominciato a pensare “ok, forse la musica può diventare il mio lavoro”?
Mai!

Cosa?? Davvero??
Sì, davvero, non mi sono mai sentita sicura al 100% di quello che faccio, anche perché non scelgo la strada facile e sicura, non mi concentro sul vendere di più, avere più fan. Sono disgustata dall’industria musicale in generale, questa è la mia scelta che ho preso sin da subito.
Da una parte ho la sensazione di rimanere fedele a me stessa, non lo faccio per i soldi; dall’altra parte ho un po’ una sensazione di insicurezza, e non sono mai sicura che questo sia il mio… lavoro?

Credo sia bellissimo, noi ci concentriamo sull’indie e tu racchiudi l’essenza di cosa significhi essere indipendente, non ci piacciono le cazzate del music business, l’odiamo anche noi.
Si, lo odio! Non posso fare compromessi!

Ti capisco! Tornando a quel periodo, e visto che dubiti ancora di te stessa – credo che questo sia un’ispirazione in un certo senso, ci sono molti nuovi artisti che provano lo stesso e non si sentono pronti – c’è qualche consiglio che daresti ai giovani artisti, o un consiglio alla te stessa sedicenne?
Non prendere il giudizio degli altri troppo sul serio.

Intendi dai critici, o dalle persone in generale?
Parlo della mia situazione in generale, in quanto donna e giovane non venivo molto presa sul serio.

Davvero?
Sì, mi vedevano come una piccola principessa, dark, triste.

Ad ogni modo, riguardo il tuo processo creativo: è cambiato in questi 10 anni? Se sì, come?
Sono cambiata molto, e ho cambiato molto, ma il modo in cui la musica mi arriva è ancora lo stesso, la fonte di ispirazione e la forza sono sempre le stesse. Ovviamente le tecniche cambiano e crescono.

Sono curioso, che software usi?
Uso Ableton!

Ah, pure io! in qualche modo mi sento sollevato di sapere che dubiti di te stessa, sapere che anche un’artista del tuo livello abbia gli stessi dubbi mi dà speranza.
[ride]

Quando produco qualcosa penso “fa schifo”, in un certo senso mi piace ma dall’altra parte penso che non piacerà a nessun altro.
Ho realizzato che più sono imbarazzata e ho paura di rilasciare qualcosa, più devo farlo – mi sono sentita cosi con Heal, o Italy, ho pensato “che cazzo è sta roba”? Però mi fido di me stessa, quando lascio la comfort zone è un buon segno, senti di star facendo la cosa giusta.

Sì credo sia un ottimo consiglio, anche nella vita in generale, quando ti spingi fuori dalla comfort zone comincia la magia.
Non ti piace il music business, qual è il tuo rapporto con la musica?
Ascolto tantissima musica, credo sia l’arte più potente.

Qualche artista preferito, o che ti ha ispirato in particolare?
Quello che mi ha sostenuto mentre lavoravo sull’album è stato l’ultimo disco di Bon Iver.

Lo adoro!
Anch’io, l’ho ascoltato per anni!

Credi di poter prendere ispirazione dalle sue tecniche?
Può essere, ho un dispositivo che può modulare la mia voce, ma non so se possa essere il mio stile.

Capisco. Ultima domanda: è ancora presto, ma hai qualche idea riguardo al futuro? Cosa pensi ci sarà dopo il tour di quest’album?
Ho un po’ di idee, ma appunto credo sia presto per parlarne. Però mi piacerebbe collaborare con qualcuno, mi piacerebbe cominciare a lavorare presto sul nuovo album.

Ottimo, ci vediamo il 25 giugno in Italia allora!
Certo, ciao ciao!

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Fort

Ho passato metà della mia vita cercando di essere come gli altri, e l'altra metà per tornare ad essere me stesso.

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