Chissà se è la stessa Sciura Milanese di Arte e Finanza, album d’esordio di Popa (2023), la Signora che apre Nuda Proprietà, il nuovo album della cantautrice e fashion designer lituana, uscito lo scorso 8 maggio per Peermusic Italy. Anche in questo ultimo lavoro non manca certo un’abbondante dose di milanesità, caratteristica fondamentale per l’immaginario di Popa, che tuttavia rispetto ad Arte e Finanza non permea tutte le canzoni del disco, ma si concentra nei primi pezzi, in cui viene presentata la figura della Signora, personaggio in cui specchiarsi e di cui seguire il viaggio - sia esistenziale che fisico.
Infatti, se nella prima parte di Nuda Proprietà la protagonista si mostra riflessiva, chiusa in una realtà fatta di mantra e routine che proteggono, dalla seconda metà del disco in poi qualcosa cambia: “Signora, non pianga! È solo un altro giorno in questa nuda proprietà, andiamo a ballare!”, e parte così il viaggio fatto di discoteche, notte brave al casinò e voli intercontinentali. Un processo di riscoperta di sé stessi e liberazione che culmina e si interrompe con Tre settimane da raccontare, cover di Fred Bongusto che incornicia e contestualizza l’album intero.
Un album traboccante di citazioni e rimandi, da Gianni De Michelis a Britney Spears, alla geografia di una Milano vissuta in modo intimo fino alla Grecia e oltre; il tutto confezionato in un disco-pop raffinato ma gioioso, elegante ma mai serioso. Di questo e molto altro abbiamo parlato proprio con Popa.

Partiamo dal tempo che ci è voluto per scrivere questo disco, circa tre anni. È stato un processo piuttosto lungo; hai mai avuto momenti di incertezza riguardo la direzione da seguire, ripensamenti a lavori in corso?
Lavoro con il produttore e compositore Gaetano Scognamiglio (Fitness Forever, ndr), e quando abbiamo iniziato a scrivere non c'erano piani: abbiamo seguito l'istinto e ciò che ci faceva stare bene al momento, cercando di capire che storia volevamo raccontare. Le canzoni che ne sono uscite sono piccoli estratti del nostro vissuto, della vita che faccio qua a Milano, e riascoltandole mi sono accorta che c’era una narrazione, come un piccolo film diviso in episodi. Abbiamo scoperto anche una certa stagionalità: la prima parte dell'album inizia con delle canzoni un po' più introspettive, più melanconiche, nostalgiche; mentre la seconda parte dell'album è quasi un invito a uscire di casa e andare a ballare. Certo, ci sono stati tanti dubbi sulla scrittura e sul sound, ma avere dubbi fa parte del processo creativo, e se non ne ho, se non soffro un pochino, c’è qualcosa che non va. Quando scrivo però cerco di concentrarmi sulla leggerezza, così che quando le canzoni escono magari chi ascolta riesce a percepire un’energia positiva e tanta luce.
Quali sono i primi pezzi che hai scritto per Nuda Proprietà?
Il primissimo pezzo è stato Marzo Beige, che abbiamo scritto già due anni fa. Da lì abbiamo lavorato per trovare il sound, gli arrangiamenti giusti, e infatti tante di queste canzoni hanno preso forma step by step. Si parte da un'idea, delle lyrics, una melodia, e poi sopra costruiamo il mondo: quindi magari entrano i synth, entrano gli archi, piano piano si creano degli strati. Dopo Marzo Beige sono arrivati Gommage, Dove andiamo a ballare questa sera?, poi un pezzo scritto a Lugano con un amico, Tatum Rush, con cui ho composto Volo intercontinentale. Ogni canzone è stata davvero sentita; magari mi veniva un’idea durante una passeggiata, che poi andavamo a sviluppare e arrangiare in studio.
Quali sono per te i punti cardinali di questo disco?
Più che distinguere dei punti, la cosa che mi interessa è creare un universo, un mondo in cui chiunque possa entrare e sognare, viversi un film, una fantasia, anche per scappare dalla pesantezza della vita quotidiana. Con i miei dischi provo a creare questo piccolo mondo nel quale si può entrare e, non so, stare bene. Il benessere è la cosa che mi interessa di più quando scrivo.

Il modo in cui scrivi è davvero molto ricco di citazioni, di riferimenti a personaggi del mondo dello spettacolo, a luoghi. Come si è formato il tuo immaginario?
Quando devo raccontare un feeling o una storia, mi piace prendere spunto da personaggi che hanno vissuto gli anni ‘70 e ‘80, perché appartengono a quell’universo di cui parlo. Ad esempio, in Signora cito il mondo di jet-set e benessere dei vecchi tempi, ci sono Lady D e Al-Fayed, e Mario Testino che li fotografava. Per queste lyrics ho preso ispirazione dal libro di Ljuba Rizzoli, che si chiama Io brillo: diamanti, amore, casinò e un dolore che non finisce mai, un libro bellissimo dove lei racconta la storia della sua vita. Anche io volevo fare una canzone con la mia Signora, che adesso ha una certa età e racconta un po' la vita che ha vissuto, anche se c'è sempre un dolore che non finisce mai. Io come fossi un’amica di questa Signora cerco di tranquillizzarla, le dico “guarda che hai fatto una bella vita, non devi piangere”. In Gommage invece c'è un personaggio che si chiama Gil Cagnè, un truccatore degli anni ‘70, che truccava Liza Minelli, era mega divo anche lui. Vorrei che quando si ascolta questo album non si capisca se le cose sono successe oggi o nel passato, voglio una nuvola di mistero. Però sì, ci sono tante altre references, per Monte Carlo mi sono fatta ispirare dal film di Vanzina, Montecarlo Gran Casinò, ma anche da Crossroads, con Britney Spears: ci sono queste ragazze che partono in macchina per un viaggio, lontano, e lì mi sono immaginata questo scenario in cui vanno a Monte Carlo, ma con una soundtrack di sax e beat anni ‘80.
Non ti preoccupa che tante citazioni possano creare una distanza tra te e chi ascolta?
No, non mi preoccupa, anzi spero che se qualcuno non capisce una reference faccia una piccola ricerca. Secondo me il 99% delle persone non saprà chi è Gil Cagnè, però chi vuole magari andrà a cercare e quando lo troverà farà un sorriso scoprendo questo personaggio. Anche nel caso di Dove andiamo a ballare questa sera?, canzone ispirata a Gianni De Michelis. Io prima non lo conoscevo, ma poi ho scoperto il libro (dallo stesso titolo, ndr), guida a 250 discoteche italiane, che mi ha scioccata. Però la sensazione di scoprire una cosa che era lì da anni e che tu non conoscevi, ti rende più ricca come persona.
In effetti la musica è sempre andata a pescare dal passato, anche se sempre più recente: sono tornati i 2000, e stiamo già cominciando ad attingere dagli anni ‘10. Secondo te si inventa ancora o stiamo soltanto riciclando?
Io penso che nella musica tutto è un ciclo, si prendono cose, si rielaborano. Noi dobbiamo partire sempre da qualcosa, quindi cerchiamo ispirazione e spunti da quello che già esiste e poi da lì riguardiamo, ripensiamo e riproponiamo in un nuovo modo. Non partiamo mai da zero, andiamo sempre a reinterpretare. Certo, lo si può fare in un modo molto letterale oppure trovare modi un po' più nuovi e autentici di riproporre le cose: dentro a un album ci si mette dentro anche chi sei, da dove vieni, che cosa hai fatto nella tua vita, quindi quello che sai del mondo esterno. È quella la tua parte, la tua identità.

Quindi secondo te esiste oggi una musica del 2026, qualcosa di veramente originale?
Secondo me esiste, c'è sempre qualcosa di originale. Non importa se è il 2026 o l’86, diremo sempre che questo è stato riproposto, questo copiato da quello. Qualsiasi cosa creata oggi è nuova, ma non potrebbe esistere senza il passato, quindi è molto importante sapere quello che è stato fatto, imparare e poi creare qualcosa di nuovo. Per me è peggio quando si prendono cose che sono fatte oggi e si copia da quelle, perché diventa seguire un trend, mentre conoscendo un po' la storia della musica, la storia della moda, facendo tante ricerche, puoi creare qualcosa che abbia sostanza, qualcosa che abbia un valore… e che possa anche essere interessante per le prossime generazioni.
E infatti tu sei andata a riprendere un pezzo del passato per chiudere il tuo disco, Tre settimane da raccontare di Fred Bongusto. Che rapporto hai con questo pezzo e come mai l'hai scelto?
Amo tantissimo questo pezzo, amo Fred Bongusto e la sua musica. Quando sono in viaggio, magari su un regionale, guardo fuori dai finestrini e vedo scorrere il paesaggio, e quando sono in Italia lo faccio sempre ascoltando Fred Bongusto che proprio mi fa... mi evoca delle emozioni, non so spiegare. Anche la sua Ischia; ho passato tanto tempo a Ischia e immaginavo lui che vive lì, che scrive le sue canzoni, con questa voce molto nostalgica, romantica. La canzone Tre settimane da raccontare mi piace in particolare perché racconta il ciclo della vita, sai che quest'estate finirà e avrai dei bei ricordi che potrai raccontare al ritorno in città. Mi piaceva l'idea di chiudere il disco con questa canzone perché tutto quello che è accaduto, quello che ti rimane sono solo cose da raccontare... Ho pensato che potesse essere una dolce chiusura per questo disco, quindi la Signora, da un momento d’intimità e introspezione, è poi partita, è andata a ballare, ha fatto un viaggio a Monte Carlo, poi in Grecia e su un volo intercontinentale; ma alla fine torna a casa e ha queste tre settimane da raccontare.