22 giugno 2026

Sexto 'Nplugged 2026, non un semplice boutique festival: intervista a Daniele Terzariol

Il Sexto 'Nplugged è uno di quei festival che merita davvero l'attenzione di tutti per la sua tautologica unicità: si svolge in uno dei borghi più belli d'Italia - Sesto Al Reghena, in provincia di Pordenone - con gli artisti che si esibiscono nella piazzetta al cospetto di un convento millenario, ha una identità artistica delle più affermate (e sempre confermate) e ha contribuito a portare in Italia il concetto di boutique festival, affiancando ai live una lunga serie di iniziative che rendono l'esperienza totalizzante e immersiva. Come sempre, realtà di questo tipo non si costruiscono da sole: nelle retrovie, dietro i palchi, nelle sale riunioni, ci sono addetti ai lavori agguerriti e appassionati che da 21 anni concentrano i loro sforzi per garantire un festival degno di questo nome. Dal 2 al 5 luglio si terrà la 21esima edizione con nomi come Apparat, i cani, Altın Gün e molti altri, e per l'occasione abbiamo fatto due chiacchiere con Daniele Terzariol, uno degli storici membri del comitato organizzatore, per farci raccontare da chi è in prima linea cosa significhi "fare" il Sexto 'Nplugged.

La lineup del Sexto 'Nplugged 2026

Chi è Daniele Terzariol e qual è il suo ruolo all'interno del Sexto?

Posso considerarmi un membro storico dell'organizzazione, per gli anni trascorsi insieme al gruppo di lavoro e fondamentalmente mi occupo della promozione del festival attraverso i rapporti con la stampa e con tutti quegli enti che possono aiutarci per la visibilità e a farci conoscere per la nostra vera anima. Vengo dal mondo della radio, una radio locale che veniva trasmessa anche su Radio Sherwood di Padova, e proprio grazie alla radio sono entrato in contatto con Fabio Bortolussi e il Sexto 'Nplugged: li ho ospitati, ci siamo piaciuti e così è iniziata la nostra collaborazione dal 2010. Il programma che conducevo era di musica rock ed elettronica, indie in generale: ci tenevo molto a dare visibilità alle realtà della zona, per cui è stato inevitabile cercare di dare spazio a Sexto 'Nplugged.

Il Sexto 'Nplugged vanta sicuramente un fattore di unicità nel panorama nazionale e probabilmente internazionale. Ma qualcosa sembra muoversi: altre realtà italiane sembrano un po' seguire le vostre orme, radicandosi nel territorio e sfruttando gli edifici storici che ha da offrire.

Da qualche anno va di moda chiamarli boutique festival, anche se penso che questa definizione stia un po' stretta soprattutto al Sexto perché rimanda a qualcosa di elitario che il Sexto non vuole assolutamente essere. Concordo sulla questione della singolarità, perché penso non sia facile trovare un'altra abbazia del 1400 in cui si tengono concerti che spesso hanno nulla a che fare con la storicità del luogo, pur conservando una loro magia. In Italia ci sono sicuramente altri esempi di festival, a noi coetanei, che fanno altrettanto bene e con cui siamo gemellati. Il fatto che ci siano altri eventi di questo stesso tipo è assolutamente un bene, così come che esplorino contaminazioni musicali varie, dall'elettronica, all'ambient e alla sperimentale. Più la cultura si espande anche verso questi luoghi periferici, più l'intero sistema di festival italiani ne gioverà.

E questo lo si vede anche dai fatti. Come Sexto so che state puntando molto anche su altre iniziative collaterali che vogliono legarsi ad altri luoghi del territorio circostante Sesto Al Reghena.

Assolutamente sì. L'espansione sul territorio è essenziale per cercare di intercettare "soggetti" che possano fare bene a tutto l'ambiente e, non dimentichiamolo, anche i fondi che sono essenziali per permetterci di stare in piedi. Abbiamo così iniziato un processo di espansione nelle province di Pordenone e Udine, e Convergenze (svoltosi lo scorso 23 maggio, ndr) ne è un perfetto esempio, perché anticipa il Sexto e si svolge presso l’ex Centrale Idroelettrica A. Pitter di Malnisio (Montereale Valcellina) sempre in provincia di Pordenone. Lì si sono esibiti Maria Chiara Argirò, Indian Wells e Physalia, quindi ci siamo spinti sull'elettronica accompagnata da performance di visual art grazie alle collaborazioni con Terzo Paradiso e altri progetti. Il tutto a ingresso libero.

Oltre a questo, quali sono gli eventi collaterali su cui avete deciso di puntare?

C'è anche Sexto Meets, una serie di eventi e incontri che si tengono in location più stile club e in cui si hanno incontri ravvicinati e intimi con gli artisti: un esempio è il Club Kristalia di Prata di Pordenone in cui abbiamo avuto Laura Agnusdei il 19 aprile. Poi ci sono anche eventi veri e propri a sé stanti, come ad esempio al Teatro San Giorgio di Udine, dove il 30 giugno ospiteremo Alessandro Cortini, che si è esibito al Sonar di Lisbona e all'Atonal di Berlino con il suo concept Nati Infiniti. Lo conosciamo benissimo, e già questo è un onore. L'idea, come vedi, è proprio quella di spostarci sul territorio e valorizzarlo. Poi c'è il Sexto Lounge, un'area gratuita per tutto lo svolgimento dell'evento, adiacente al palco principale, con area food e dj set tutti al femminile prima e dopo ogni concerto.

Secondo te c'è ancora un margine di crescita per il Sexto e per festival simili? Ci si può spingere oltre in qualche direzione?

Una riflessione personale, e lo sottolineo, è: ha senso espandersi? E se sì, di quanto? Se vuole essere un'occasione di business per qualcuno, la risposta è ovviamente sì. Se l'obiettivo è mantenere un'anima e un obiettivo chiaro, probabilmente la risposta è il no. Per lavoro studio le città e il ragionamento è più o meno lo stesso che sento quando alcuni sindaci sostengono che la propria città debba continuare ad espandersi: sì, ma a che scopo e come? Possiamo porci questa domanda e per alcuni può essere importante, ma penso anche che sia sempre importante ricordarsi la ragione per cui si è nati. Fare qualcosa di qualità. Questo non significa che fare le cose in grande sia sintomo di bassa qualità: a volte è così, ma tenere la linea editoriale e artistica attuale, contemperando le disponibilità economiche e quelle di risorse umane, credo sia al momento fondamentale per non disperdere la qualità attuale.

E infatti uno dei principali punti di forza del festival sta proprio nelle vostre scelte artistiche. Uno sa già cosa aspettarsi dal festival per la vostra proposta di concerti.

Sono anni (e ormai decenni) difficili per la musica, molto è in mano alle grandi società che iniziano ad assicurarsi interi roster di artisti e il terreno si fa immediatamente difficile da calpestare. La cosa bella è che una parte del pubblico è fidelizzata al punto che non aspetta nemmeno la lineup o quasi non la legge e viene perché si fida di chi ha organizzato il festival. E guardandosi indietro non si può che realizzare che si è svolto un buon lavoro nei limiti del possibile.

Se da un lato ci sono festival di cui non si può che parlare bene come il vostro per l'impegno che ci mettete, dall'altro tentano di nascere colossi come l'Hellwatt, un po' sulla bocca di tutti gli addetti ai lavori. Ti senti di commentare questa vicenda?

Ho seguito la vicenda con attenzione per il tramite di giornalisti ed esperti di settore altamente qualificati, preparati e immersi nel mondo della musica, come ad esempio il grande Damir Ivic, che si è occupato estensivamente della questione già a partire dallo scorso febbraio. Il progetto è nato male e naufragato peggio, sotto un’egida completamente sbagliata e fuori asse. Ne pagano il conto, salato, la città di Reggio Emilia, gli operatori locali, le maestranze, il pubblico. Chi si è esposto all’inizio con grandi sorrisi e proclami è battuto sonoramente in ritirata. Confido che l’ambiente italiano ne possa imparare qualcosa (come se di nuove lezioni ve ne fosse realmente bisogno...).

i cani in concerto
I Cani in concerto | Credits: Renato Anelli

Nella lineup di quest'anno c'è qualcuno di cui sei particolarmente fiero?

Sono molto contento del ritorno di Apparat, perché è un ritorno atteso da tanto tempo, dal 2012. Arriva dopo aver appena pubblicato un album ed è perfetto per la nostra idea di festival e di concerto. L'ultima volta suonò in contemporanea a Soap&Skin, pochi giorni dopo ci sarebbe stato Ólafur Arnalds e qualche settimana prima Perfume Genius: fa un certo effetto ripensare ai nomi passati dal festival. Credo che un'altra bella data sarà quella di These New Puritans e Wu Lyf: ci tengo a sottolineare che, come nostra consuetudine, nessuno dei due è un opening act, bensì entrambi sono concerti veri e propri. Poi ovviamente i cani, che rientrano nel discorso che stiamo seguendo da qualche anno di proporre almeno un nome italiano.

Ricordiamo un po' gli estremi di questa edizione, ormai alle porte.

C'è disponibile la versione full pass del festival, che costa 96€ e che consente di accedere a tutte le serate con una delle quali che diventa praticamente gratis. Voglio sottolineare quanto sia fondamentale per noi il sostegno della Regione Friuli e della Fondazione Friuli e di tutti i soggetti che contribuiscono a mantenere questo festival vivo e coerente nella sua filosofia. Ad esempio, ci sono sconti per chi decide di dormire in posti convenzionati qui nel territorio o navette per chi si sposta con i mezzi pubblici. Oltre ai partner commerciali, ci sono il FAI e Medici Senza Frontiere, con cui cerchiamo di fare sempre qualcosa.

Sogni nel cassetto per l'edizione 2027?

Qualcosa che è più grande di noi, ma che sarebbe bellissimo, sarebbe avere i The National. Mentre sul lato elettronica direi Nicolas Jaar o gli LCD Soundsystem. Più realizzabile, Hania Rani, pianista polacca davvero bravissima.

Palco del Sexto 'Nplugged nel 2022
Sexto 'Nplugged | Foto press

La 21esima edizione del Sexto 'Nplugged si svolgerà dal 2 al 5 luglio 2026.

Noisyroad è orgoglioso media partner del festival. Biglietti disponibili qui.