11 aprile 2026

10 canzoni di Tame Impala che vorremmo ascoltare dal vivo

Dopo un'attesa durata quasi quattro anni, i fan italiani di Tame Impala possono finalmente tirare un sospiro di sollievo: le due date cerchiate in rosso sul calendario, 12 e 13 aprile, sono finalmente alle porte. Kevin Parker sta portando in giro Deadbeat, ultima fatica del suo progetto, dalla fine dello scorso ottobre, e ha già attraversato diverse città statunitensi ed europee. Dopo gli appuntamenti di Torino e Bologna, il tour proseguirà con diverse altre date nel continente prima di tornare negli USA, per concludere il giro in Canada e nella natia Australia.

Per quanto Deadbeat abbia suscitato reazioni a dir poco contrastanti (per noi - ci spiace ammetterlo - è stato più no che sì), la reputazione dei concerti di Tame Impala è talmente solida che anche per i critici più aspri è difficile provare a minarla. Per questo tour lo show prevede non uno ma ben due palchi, su cui si divide un corposo set che dovrebbe aggirarsi sulle due ore di lunghezza. Nonostante la durata generosa però, è inevitabile che debbano essere fatte delle scelte dolorose in termini di scaletta, favorendo un album piuttosto che un altro, scambiando brani da concerto a concerto, e così via. Non c'è dubbio che ogni singolo fan terrà le dita incrociate fino alla fine nella speranza di sentire e vedere suonato dal vivo il proprio pezzo preferito.

Senza spoilerarvi la scaletta (non sia mai!), abbiamo raccolto dieci brani che vorremmo davvero sentire dal vivo, pescando tra perle nascoste e grandi classici che aspettano solo di vedere (o rivedere) le luci del palco.

Tame Impala aka Kevin Parker
Tame Impala aka Kevin Parker | (c) Irie Calkins

Solitude Is Bliss

L'1 aprile 2010 Solitude Is Bliss veniva pubblicato come primo singolo di Innerspeaker, disco d'esordio del progetto, e da lì in poi è apparso nella scaletta dei concerti di Parker e soci ben 216 volte. Parliamo quindi non solo di un classicone in sé per sé ma di un vero e proprio pilastro dei live firmati Tame Impala. Chitarre in continuo mutamento e un'atmosfera psichedelica martellata e compressa dai colpi della batteria: questo pezzo non avrebbe sfigurato nelle tracklist degli album più sperimentali dei Beatles.

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Why Won't You Make Up Your Mind?

Altro singolo tratto da Innerspeaker, altro viaggio mentale, letteralmente: "Am I wasting my time living in my head?" si chiede Parker in questo pezzo, un unico ritornello ripetuto due volte mentre una chitarra effettatissima si fa spazio tra le orecchie, accompagnando e mescolandosi con la voce altrettanto effettata di Kevin, prima di essere interrotta da un assolo acido e stratificato tra chitarre e sintetizzatori. Easter egg simpaticissimo: in un'intervista del 2012 Parker ha raccontato che i tre colpi al charleston che si sentono in apertura del brano sono un omaggio al "one, two, three" di Hey Ya! degli Outkast. Applausi.

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Be Above It

Immersiva, insistente, ma anche distesa, riflessiva: Be Above It, traccia d'apertura di Lonerism, è nel suo piccolo una masterclass sulla collaborazione tra parole e musica. La ripetizione ossessiva "gotta be above it", quasi un mantra che Parker sembra ripetere tra sé e sé, si appoggia su un pattern di batteria che procede a testa bassa. Solo l'ingresso di decisi accordi di synth sporcano in qualche modo questo loop, mentre una voce lontana, affatto nitida, cerca la forza e il coraggio per affrontare la folla (Parker ha sofferto a lungo di ansia da palcoscenico). Sarebbe interessantissimo ascoltare questo pezzo dal vivo, magari rivisitato in una chiave più vicina alle sonorità e al mood dell'ultimo disco. La cassa in quattro ci sarebbe già, chissà.

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Endors Toi

No, in quel periodo Kevin Parker non ci scherzava per niente con la psichedelia. Siamo sempre su Lonerism, e in questo brano sia il testo che la musica sono da manuale, se non addirittura da Guida Galattica. Il tema è il binomio sonno/sogno come strumento di fuga, ma anche l'ininterrotto ciclo che ci costringe a faticare e lottare ogni giorno per, beh, vivere. Le chitarre hanno ancora più phaser, gli assoli sono ancora più acidi, i sintetizzatori ancora più profondi. Perla talvolta dimenticata che rappresenta comunque uno dei picchi di quell'era di Tame Impala.

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Why Won't They Talk To Me?

Possiamo considerare questo pezzo l'altra faccia della medaglia insieme a Solitude Is Bliss, di cui abbiamo parlato poco sopra. Se allora cantava che "la compagnia è ok, la solitudine è beatitudine", qui il mood è perfettamente rovesciato: il bisogno di rapporti sociali si fa strada e la difficoltà nell'averli rende quasi passivo-aggressivi, tanto da cantare "One day I'll be a star, and they'll be sorry". Una rivalsa che tuttavia non cancella né copre il dolore provato nel presente. All'interno dei live potrebbe essere un ottimo momento di distensione e respiro, senza rimetterci in intensità.

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'Cause I'm A Man

Currents è probabilmente il punto di svolta della carriera di Kevin Parker, che abbandona parzialmente la psichedelia e comincia a flirtare con sonorità completamente diverse: un esempio è 'Cause I'm A Man, un R&B alternativo e allo stesso tempo vulnerabile, con un non so che di addirittura sensuale. La voce non è sommersa da effetti eccessivi e risalta sul mix complessivo come mai prima, le batterie non sono più martellate che sembrano voler incrinare il tessuto stesso della realtà: rimangono un basso avvolgente, in pieno possesso del groove del brano, una produzione impeccabile e una sincera ammissione di debolezza che troppo spesso rischia di portare chi canta in aria di mascolinità tossica. Sentire questo pezzo dal vivo sarebbe semplicemente catartico.

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Powerlines

Questa è una preghiera che rimarrà inascoltata, va bene, ce ne faremo una ragione. Suonata solo due volte (5 e 6 marzo 2021 a Perth), siamo andati a pescare Powerlines dalla raccolta di B-sides e remix di Currents, che consigliamo caldamente di esplorare. Questa traccia strumentale potrebbe essere uscita dalla OST di Drive, dato il suo sapore retro-futuristico; un brano che si prende il tempo di crescere ed evolvere tra strati e strati di synth che si intersecano e dialogano fra loro, sorretti da una batteria che appare e scompare ad ondate. Una chicca che suona esattamente come la copertina del disco che la contiene.

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Lost In Yesterday

Anche The Slow Rush, penultimo disco di Tame Impala, fu recepito da pubblico e critica con sentimenti alterni. Va detto che Currents aveva non solo generato un hype incredibile per il suo successore, ma aveva esso stesso alzato lo standard qualitativo a livelli altissimi. Slow Rush dunque, orientato decisamente verso la musica dance e disco, poteva lasciare perplessi: tuttavia, una volta assimilato, il disco si rivela per ciò che è, "the gift that keeps on giving". Ne è un esempio Lost In Yesterday, una riflessione sul passato e sui ricordi che vedono Parker esprimere concetti simili al rimembrare leopardiano. Sorretto da un groove di basso ipnotico, Lost In Yesterday è stato un caposaldo delle scalette degli ultimi anni, anche se la concorrenza dei brani di Deadbeat non ne garantisce più la presenza ai live. Chissà se avremo occasione di sentirla a Torino e Bologna.

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On Track

Vera e propria balena bianca per quel che concerne i set di Tame Impala (eseguita solo quattro volte in tutta la carriera), On Track è uno dei brani più emozionanti e profondi di The Slow Rush. "A song for the eternal optimistic" come l'ha definita il suo stesso autore, risente dell'influenza delle power ballads di gruppi come Supertramp e Meat Loaf. L'inizio al pianoforte, l'ingresso dell'organo, l'emergere di sintetizzatori e batteria, tutto contribuisce al lento e graduale crescendo che di fatto costituisce l'essenza del brano. Un momento toccante e di sospensione che non stonerebbe affatto nella scaletta dei prossimi concerti.

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Ethereal Connection

Come anticipato all'inizio di questo articolo, Deadbeat non è stato un album facile da digerire. Nonostante questo, ci sono sicuramente dei brani che possono redimerlo, e fra questi c'è sicuramente Ethereal Connection: il potenziale per bucare il dancefloor c'è, e se immaginiamo il pezzo inserito in un momento puramente clubbing all'interno della scaletta può decisamente funzionare. Metà cassa dritta, metà sintetizzatori morbidissimi, per la resa live sarà fondamentale che il pezzo venga contestualizzato a dovere nel segmento di scaletta in cui verrà inserito, e non semplicemente "abbandonato" lì. Come si suol dire, o bene bene o male male.

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