10 giovani voci al femminile che renderanno meraviglioso questo 2019

by Maria Vittoria Perin

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Stella Donnelly

Nella sua Old Man si dice fuori dai denti: “Your personality traits don’t count / If you put your dick in someone’s face”. Stella Donnelly, la giovane cantautrice australiana, è una ragazza mingherlina, dai lineamenti dolci e timidi, ma che nascondono un caratterino tosto. Infatti, il suo debut, “Beware Of The Dogs”, è un album capace di trattare temi caldi, delicati e personali quali le violenze e gli abusi sulle donne. Il bello però sta nella leggerezza con cui vengono trattati, infatti spesso vengono utilizzate massicce dosi di ironia tagliente e irriverenza per introdurre il tema, denunciarlo e farne prenderne coscienza all’ascoltatore. Ad addolcire ancora di più le canzoni ci pensa la voce di Stella, una voce fresca, quasi da ragazzina, che imbracciando la sua Fender Strato rosa dà vita per lo più a melodie allegre e spensierate (fatta eccezione per Boys Will Be Boys che è un vero e proprio colpo allo stomaco), da cantare in solitaria sul palco e che sicuramente apprezzeranno gli amanti del cantautorato di Courtney Barnett e Julien Baker.

Canzone consigliata: Lunch

Celeste

Ho scoperto la voce di Celeste poche settimane fa, quando l’altra voce di cui mi sono follemente innamorata, Lauren Auder, ha postato sulle sue storie il nuovo EP “Lately”, definendola una delle migliori in circolazione. Nostalgici e romanticoni di tutto il mondo, unitevi: bastano una manciata di ascolti per immaginarsi atmosfere a lume di candela, rilassate, che trasudano sensualità e un pizzico di malinconia ad ogni singola nota. Celeste è una di quelle da ascoltare esclusivamente di notte in compagnia, o in solitaria nella speranza di essere in compagnia di qualcuno. Un balzo indietro nel passato, che riporta alla mente le grandi voci potenti del soul, quelle al femminile che tutt’ora fanno venire i brividi per la passione che emanano, da Nina Simone a Etta James. Ma anche un po’ Norah Jones. Nata ad LA ma cresciuta tra Essex e Brighton, la cantante porta nelle vene il meglio della tradizione della musica di colore, dalle basi jazz ai testi languidi, il tutto incoronato da una grande chioma di ricci fissi che incorniciano un volto e un look a là Solange.

Canzone consigliata: Ugly Thought

Billie Eilish

Per averne parlato Mamma Rai vuol dire che ormai sei un artista arrivato. Questo ultimamente capita con due categorie di artisti: o sei una pietra miliare della musica italiana o sei appena deceduto. Billie Eilish non ha nessuno dei due requisiti precedenti, infatti viene dall’altra parte dell’Oceano Atlantico e probabilmente è più giovane di te (classe 2001). Eppure, è riuscita a guadagnarsi uno slot al TG 2 delle 13 con il suo velocissimo sold out al Fabrique. Billie Eilish è la nuova eroina dei giovanissimi, con i suoi look da giullare che sembra provenire direttamente da un manga cyber-pop, le sue canzoni come concentrati di tematiche della tanto incomprensibile e agognata Generazione Z, i video dark e inquietanti; un mix micidiale, strano, che in un paio di anni ha conquistato milioni di giovani fan a colpi di click su YouTube e foto su Instagram. Se volessimo azzardare un paragone, la si potrebbe inserire nel filone pop dalle sfumature scure in cui si trova Lorde, che a mani basse trova un consenso unanime. Una voce aggraziata, che riesce a combinare melodie più calme e lente come wish you were gay, a synth bassi e oscuri come quelli di bad guy. Si dice già che “WHEN WE ALL FALL ASLEEP WHERE DO WE GO?” sia uno degli album dell’anno.

Canzone consigliata: bad guy

Nilüfer Yanya

Da dove partire per descrivere Nilüfer? Una cantautrice inglese che è difficile incastrare in un solo genere perché prende le chitarre elettriche, le attacca all’amplificatore e le lascia pure e cristalline come sono, costruendoci delle canzoni minimaliste come Heavyweight Champion of the Year, poi in alcuni brani lascia in libertà i sintetizzatori che creano dei tormentoni pop come Tears ed infine mette insieme i due strumenti e dà vita a delle canzoni perfette in ogni partitura, eleganti, come Baby Blu. Nilüfer Yanya, nonostante la sua giovane età, ha un sound maturo, rappresenta una nuova via di mezzo tra cantautorato impegnato e pop accessibile, un nodo dove si intrecciano la tradizione e la contemporaneità. Le 17 tracce di “Miss Universe”, il suo primo disco, con il suo concept tutto a sè, le è valso la nomina a best new music e un 8.3 su Pitchfork, voto che non capita di ricevere tutti i giorni. La testata descrive la sua musica con queste poche perfette parole: “Yanya’s songs reflect a woman who’s uncertain of how much of herself to reveal to the world”. Come non compatirla. I pezzi scritti e interpretati dalla cantante sono molto femminili, spesso contengono un animo fragile e sensibile, che viene celato dietro le parti di chitarra e la sua voce profonda e potente, dal falsetto invidiabile.

Canzone consigliata: Tears

Georgia

Per iniziare ad ascoltare Georgia consiglierei di partire dal video di Started Out, perché è proprio quello l’effetto che fa. Ti prende e ti si intrappola in testa per giorni, mettendoti di buon umore e facendoti venire un’insolita voglia di ballare senza ritegno, magari in un momento di follia nella propria cameretta con il volume talmente alto da zittire il mondo esterno. Insomma, “I was just thinking about work the dancefloor” come recita il suo nuovo pezzo. Tastierone e sintetizzatori nottambuli e da ore piccole caratterizzano i due nuovi pezzi della cantante inglese, rendendola più irresistibile che mai. Georgia ha già alle spalle un album omonimo pubblicato nel 2015, che in quanto “club-informed forward thinker”, come si legge nella sua bio, non poteva che essere un ottimo primo album dall’elettronica più aspra e celebrale, anche definito underground pop. Sono passati 4 anni e la ragazza sembra aver cambiato completamente sound, accogliendo a braccia aperte beat più caciaroni e pieni di entusiasmo. Gli appassionati del genere possono stare tranquilli, direi che abbiamo già la perfetta colonna sonora per la prossima estate.

Canzone consigliata: Started Out

Charlotte Adigéry

Lei mi fu presentata da un amico proponendomi di intervistarla prima che “scoppiasse” e chiedendomi cosa ci facesse in un rave in mezzo alle montagne di Bardonecchia. L’evento in questione è stato organizzato dal Club To Club che può vantare il primato italiano come scopritore e promoter dei nomi emergenti più scottanti della scena indie/elettronica/underground. Quei nomi che arrivano prima all’orecchio degli assilli lettori di Dazed e ID, quelli che invidi per il modo di vestire, che quest’anno al Primavera Sound preferiranno il Field Day, che probabilmente conoscono la Berlino post mezzanotte meglio della città in cui vivono da anni. La scelta di chiamare Charlotte è forse in primis ricaduta sul fatto che a produrre il suo primo EP “Zandoli” è stato nientemeno che il celebre duo elettronico Soulwax. Per sintetizzare il suo sound possiamo dire che mescola drum machine, percussioni e ritmi dal sapore caraibico (B B C su tutte), basi R&B e sintetizzatori alla sua voce soave. Tracce più acide e spigolose quali Paténipat piaceranno sicuramente agli amanti della club culture che ormai hanno dimestichezza con nomi come yaeji e Peggy Gou. Nota di merito va ai testi, spesso irriverenti e divertenti, dalle immagini bizzarre e assurde: “I love synthetic wigs a lot”. Non serve altro.

Canzone consigliata: High Lights

Girl In Red

i’m marie, im 20 years old and from norway. i write, record and produce everything in my room (emoji con una rosa)”, queste le sue parole per descriversi. Giovanissima, suona come la colonna sonora di un teen drama americano riuscito particolarmente bene o di un film indipendente appena presentato al Sundance Film Festival. Si è fatta strada tra i meandri dell’internet e tra i blog hipster a colpi di accordi semplici, lievemente malinconici e altamente autunnali e testi dal romanticismo passionale. Un volto d’angelo, i capelli biondi lunghi fino al seno, e il septum le sono valse il titolo di “teenage queer icon for queer teenagers” da parte del popolare blog inglese The Line Of Best Fit. Forse è proprio per questo che è riuscita a conquistarsi milioni di ascolti online rilasciando solo una manciata di singoli; le tematiche LGBT vengono sdoganate e trattate esplicitamente, senza troppi giri di parole. Prendete per esempio girls, sulla cui copertina campeggia la fotografia di due ragazze che si baciano, e le lyrics recitano “They’re so pretty it hurts / I’m not talkin’ bout boys, I’m talkin’ bout girls”.

Canzone consigliata: i wanna be your girlfriend

King Princess

La sopracitata girl in red ha ammesso che se potesse collaborare con qualcuno, quel qualcuno sarebbe proprio King Princess, giovanissima cantautrice e produttrice statunitense, classe 1998, che l’anno scorso è stata presa sotto l’ala protettrice di Mark Ronson. Nonostante i 20 anni, le era già stato offerto un contratto discografico a 11 anni, non propriamente da tutti. In comune le due ragazze hanno sicuramente le tematiche, infatti Mikaela Strauss ha più volte parlato apertamente della sua omosessualità, definendosi genderqueer, e scrivendo canzoni-statement al riguardo, come per esempio Pussy is God e Holy. In questo caso però, le sonorità sono più radio friendly, quello di King Princess è un synth-pop più colorato, solare ed estroso. L’uscita del primo singolo, 1950, risale ad inizio 2018, grazie al quale è riuscita ad attirare l’attenzione e ad avere un grandissimo consenso da parte di Harry Styles e Halsey. Da lì è stato tutto in ascesa, l’esposizione al grande pubblico ha portato il pezzo ad avere 222 milioni di ascolti su Spotify e le è valso una collaborazione con Perfume Genius, che insieme a Beyoncè e Dolly Parton rappresenta una delle sue più grandi ispirazioni musicali.

Canzone consigliata: Holy

Arlo Parks

Lei è una di quelle che si trovano nelle playlist “Alternative R&B” e “Spotify & Chill”. Una giornata grigia, facile che fuori piova, un libro sulle ginocchia, un tè in mano e Arlo Parks come perfetto sottofondo per un lazy weekend primaverile. Così si potrebbe dipingere la sua musica, voce triste, un po’ strascicata per la timidezza e lo spleen, su un autotune fiaco e leggero: il perfetto accompagnamento per chiudere gli occhi e rilassarsi. Piacerà a chi ha già famigliarità con cantautrici dal sapore contemporaneo e metropolitano in stile Tirzah. Per suonare così non poteva che provenire dalla nuvolosa Londra e avere 18 anni, quell’età in cui si è costantemente malinconici e non si sa perché, in cui si prendono delle sbandate pazzesche che si riparano solo con quantità industriali di musica triste. Ecco come descrive le sue canzoni intime e tenere la stessa Arlo Parks, che per scrivere i suoi brani si ispira niente meno che a Sylvia Plath, l’autrice americana amata dalle giovani anime sensibili. Ad oggi abbiamo solo 3 brani ma è già considerata la nuova stellina nascente della urban music inglese.

Canzone consigliata: Romantic Garbage

Sasami

Il nuovo acquisto della scuderia Domino Records sicuramente non è tra i più facili e immediati in circolazione. Per descrivere Sasami utilizzarei due aggettivi: celebrale e intellettuale. Storia curiosa quella dell’artista, perché in realtà bazzica nell’ambiente musicale di Los Angeles da una decina d’anni, come turnista, musicista di vari strumenti, compositrice di colonne sonore per pubblicità, produttrice per altri (vedi alla voce Soko) e insegnante di musica. Ora è giunto il suo momento. Altrettanto difficoltoso è descrivere il suo stile. A tratti ha degli echi di quel cantautorato americano tutto al femminile chitarra elettrica-voce per cui gli States stanno andando alla grande, a tratti i sintetizzatori rendono il sound futuristico, a tratti la voce alienante e ipnotica mi ricorda il grunge anni ’90; in ogni caso, qualsiasi sia il pezzo preso in considerazione, è tutto velatamente coperto da una coltre di cupezza, le tonalità sono sempre scure. Non mi stupirei di vedere questo progetto incastrato in qualcosa di artistico comprensibile solo a pochi eletti, oppure di vederla suonare per l’apertura di una mostra di arte contemporanea.

Canzone consigliata: Jealousy

PS: a proposito di voci al femminile, qui trovate una playlist dedicata alle nuove donne della scena indie tutta da ascoltare!

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Maria Vittoria Perin

Sogno costantemente concerti e nella realtà li aspetto come un bambino aspetta Natale, intanto colleziono testi di canzoni in un'agendina nera tappezzata di stickers di album. "If you lost your faith in love and music, oh the end won't be long" dovrebbe essere un mantra.

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