20 anni dei Muse in 20 canzoni

by Giada Agnoli

Quando mi chiedono “Ti sei mai innamorata veramente?” cerco di evitare sempre di rispondere, anche se nella confusione della mia testa solo una cosa è davvero certa: mai amerò nessuno quanto ho amato i Muse.

In occasione del ventennale della nascita del più famoso trio del Devon, i Muse hanno deciso di “regalare” (si fa per dire, 120 euro) ai propri fan un libro-cofanetto contenente diversi contenuti speciali, dalle fotografie mai pubblicate, ai testi scritti ai mano, passando per brani mai diffusi fino ad ora e quattro meravigliosi vinili colorati che ripercorrono i primi anni della loro carriera.

In questi vent’anni ne sono successe di tutti i colori, hanno infuocato lo stadio olimpico di Roma, hanno preso in giro Simona Ventura a Quelli Che Il Calcio, hanno portato la torcia olimpica e sono apparsi sul Guinness dei primati col record di maggior chitarre distrutte durante un tour. Insomma, nonostante le critiche ricevute (“eh dove sono finiti i Muse di una volta”, “anche loro si sono venduti e diventati commerciali”, “i Muse veri sono morti con Origin of Symmetry”) non si può negare che anche loro abbiano fatto la storia di questo millennio. Per onorare la loro carriera abbiamo scelto venti brani che più caratterizzano il loro percorso, dal primo album fino all’ultimo. Quello che ne è venuto fuori è una lista che viene dal cuore e che rappresenta l’evoluzione che la band ha vissuto dagli inizi nei locali londinesi fino ad arrivare a registrare sold out negli stadi di tutto il mondo. Siete pronti? Simona Ventura li presenterebbe come i “THE MIUZ, VERY INTERNASCIONAL!”, io vi invito semplicemente a mettervi comodi e a godervi in tranquillità questo viaggio.

Muscle Museum

Quando si discute sul “perché i Muse si chiamano così” (e non più Rocket Baby Dolls) scoppia l’apocalisse. Sono diverse le scuole di pensiero, forse perché non c’è mai stata una vera e propria conferma da parte del gruppo. A me, come ad altri, piace pensare che il nome venga dal brano Muscle MUSEum, uno dei primi composti dal trio. Quando i Muse si ritrovarono a dover scegliere un nome da dare a quel pezzo, aprirono a caso il dizionario e così trovarono “museum”, successiva a “muscle”. Il titolo, infatti, è totalmente estraneo alle parole del testo, scritto da Bellamy durante un viaggio in solitaria in Grecia ad appena 18 anni. Secondo le dichiarazioni di Matt, il significato della canzone va ricercato nel conflitto tra corpo e mente-anima, tra quello che uno realmente vuole e quello che la coscienza gli impone. Come vedremo anche nei brani successivi, il frontman nei testi non ci va giù molto leggero: mi piacerebbe vivere per un giorno nel suo cervello e capire che succede là dentro.

Showbiz

Ora che abbiamo rotto il ghiaccio, è giunto il momento di raccontarvi il brano da cui l’album prende il nome e che senza ombra di dubbio rientra nella mia top 3 delle canzoni migliori del trio del Devon. Showbiz di primo impatto sembra raccontare del rapporto con l’industria dello spettacolo, con la fama, col successo; in realtà, Bellamy all’epoca ha affermato che il testo fa riferimento alla parte che ognuno di noi recita ogni giorno, alle cose che ci tocca dire o fare ma che la società ci impone (un po’ una filosofia alla Goffmann). E’ vero che, come conferma anche Emanuele Binelli Mantelli nel suo libro, il frontman era appena diventato famoso e probabilmente confermare che il suo testo voleva fare guerra all’industria dello spettacolo non era una buona tattica, dato che era proprio quel settore a dargli uno stipendio e farlo campare. Beh, di anni ne sono passati, ed anche parecchi. Vuoi che sia stata proprio quella parata di culo a salvarli dal dimenticatoio?

Sunburn

Sunburn è la prima canzone che si ascolta quando si vuole andare in ordine nella loro discografia e, secondo me, se si vuole provare a definire i Muse dei primi anni, quelli ancora un po’ acerbi, insicuri e solitari, questo è il brano che più può rappresentarli. C’è il pianoforte e la chitarra elettrica protagonista, il falsetto di Bellamy e una scrittura creativa e originale. Seguendo le interviste di quegli anni al frontman, si legge che il pezzo è stato fortemente influenzato dalla biologia: le falene si orientano seguendo la luce della luna, così sbattano continuamente sulle lampadine, convinte di aver trovato la loro idea di appagamento, che in realtà è falsa. Il protagonista di Sunburn, si comporta proprio come le falene, perché non riesce a distogliere lo sguardo dalla sua amata, che ammira e ama da lontano come una musa.

Insomma, già dai loro primi pezzi si nota come la scrittura di Bellamy sia il vero protagonista di tutta la loro carriera.

Citizen Erased

Con Citizen Erased ci addentriamo, a parer mio, nell’album più solido e rock della storia dei Muse: Origin Of Symmetry. Selezionare i brani è stato un compito molto arduo (nella mia testa succedeva più o meno così: “ma se metto New Born e Screenager devo mettere per forza anche Megalomania, Space Dementia e Bliss, insomma tutte”), ma sono riuscita a trovare un compromesso (sudato).

Nel 1994 il fisico teorico Michio Kaku pubblica: Iperspazio: un viaggio scientifico attraverso gli universi paralleli, le distorsioni del tempo e la decima dimensione. Direi che il nome (a meno che voi studiate fisica o robe simili) non è proprio il primo che mi verrebbe da comprare in libreria. Beh, a Matt Bellamy il titolo non ha spaventato ed è solo grazie a Michio Kaku che oggi tutti noi possiamo goderci Origin Of Symmetry: il libro, infatti, ispirazione per la totale scrittura del disco. Bellamy racconta il significato della vita nell’universo, del rapporto tra la tecnologia e l’uomo e la questione dei media, in particolare in ambito politico. Insomma, di tutto un po’.

Mi sono innamorata di Citizen Erased a prima nota, un fulmine a ciel sereno, tanto che ho consumato il cd a furia di metterla a ripetizione ininterrottamente: non riuscivo ad accettare che durasse “solo” sette minuti, doveva diventare la colonna sonora della mia vita! Nonostante tutto, però, non riuscivo a capirne il vero significato: come può un brano piacere così tanto e allo stesso tempo non essere compreso fino in fondo? Un amico mi consigliò di leggere 1984 di George Orwell: nonostante la mia tenera età e consapevole del fatto che quel libro mi avrebbe messo solo più in confusione, noleggiai il volume in biblioteca e mi immersi nella lettura, nella speranza che quel tarlo nel cervello sparisse definitivamente. Nel mondo descritto da Orwell le persone venivano cancellate dagli archivi, ogni traccia della loro presenza sulla terra, della loro vita e di ciò che avevano fatto prima di allora spariva totalmente. Saranno questi i “cittadini cancellati” a cui i Muse scrivono questo capolavoro?

Screenager

Tanto per rimanere in tema “canzoni che adoro ma che non capisco”, ecco a voi Screenager, probabilmente il pezzo meno conosciuto e anche meno ascoltato (non amo le cose mainstream, sorry) del capolavoro che è Origin Of Symmetry. Anche in questo caso mi sono scervellata per capire il vero significato delle parole di Bellamy: grazie al cielo esiste il libro di Emanuele Binelli Mantelli (che, se siete un pochetto fan, vi invito a leggere) che è venuto in mio soccorso e che ha soddisfatto tutte le mie curiosità, riuscendo alla perfezione a raccontarmi tutti i dietro le quinte di questa canzone. Il titolo è un mix tra due termini ben noti: screen (schermo) e teenager. FUN FACT: i Muse avevano presentato per la prima volta il brano nel 1999 chiamandolo Roazorblades + Glossy Magazines, insomma proprio la stessa cosa!

Tornando a noi: il termine non è stato coniato dal nostro amato frontman, ma fu usato per la prima volta da un teorico dei media nel 1996 e che tratta di tematiche molto care a Bellamy. Screenager, il protagonista del brano, infatti, viene immaginato come un soggetto accerchiato e ricoperto di cicatrici che indicato un famoso divieto che si legge affisso sui muri inglesi: Post No Bills (divieto di affissione). Il brano si lega molto facilmente a New Born, che segue, perché proprio non poteva mancare.

New Born

Non so quanti di voi si ricordino o abbiano vissuto in prima persona la nascita e la diffusione dei personal computer (io, per esempio, sono troppo giovane anche solo per avere dei flash). In ogni caso, che rimembriate oppure no, all’inizio di questo millennio, network, link, web e chat diventarono sempre più parole del linguaggio comune grazie alla diffusione delle connessioni internet e dei “notebook” (che ora chiameremmo mattoni a causa del loro peso spropositato). Oltre al linguaggio dei computer, venne coniato un termine per descrivere tutta quella fetta di popolazione nata all’incirca negli anni 70 e che nella tecnologia ci sguazzava allegramente: i nativi digitali. Matt Bellamy, senza ombra di dubbio ha fatto parte della schiera dei digital natives, tanto che ci ha voluto dedicare perfino questo brano.

Dalla seconda strofa il pianoforte lascia spazio ad un riff di chitarra elettrica, la voce di Bellamy si manifesta in falsetto, per poi culminare nel potente ritornello. New Born diventa il secondo singolo ovunque tranne che in America, esattamente come l’album. La Maverick (la casa discografica) ritiene infatti che il falsetto di Matthew possa creare delle complicazioni interferendo negativamente sulle trasmissioni radio, ed invita così la band a registrare una versione di Plug In Baby con una voce meno contraffatta. I Muse rifiutano ed infatti l’America dovette aspettare fino al 2005 per ascoltare interamente l’album.

Plug in Baby

Non ero molto convinta di inserire questo pezzo all’interno della lista (volevo parlarvi dell’organo di Megalomania ma ci ho dovuto rinunciare, scusate), ma quando ho sfogliato per la prima volta il cofanetto di Origin Of Muse e ho trovato il testo scritto per la prima volta a mano da Matt Bellamy non ho potuto resistergli. Penso che Plug in Baby, ad oggi, sia il pezzo che più rappresenta l’essenza della band e del loro sound nonostante le evoluzioni e nonostante le scelte di carriera. Questo emerge molto ai concerti, dove il pezzo è l’unico di questo disco ad essere irrinunciabile nelle setlist e dove tutti (ma proprio tutti) non riescono a resistere all’energia e alla forza di quelle note (io stessa ho rischiato l’asfissia ma questa è un’altra storia che prima o poi vi racconterò). Plug in Baby è stato il primo singolo della band ed ha fatto portare Origin Of Symmetry al terzo posto della classifica inglese (alla faccia degli americani).

Basta chiacchiere, godetevi questa versione live nella nostra capitale!

Shine

Shine è uno dei brani meno conosciuti della band, è contenuto in Hullabaloo e quello che in ancora meno sanno è che ne esistono due versioni, una elettrica (all’interno del doppio singolo Hyper Music e Feeling Good) ed una acustica (quella che trovate su Spotify, per capirci). Dato che siamo in tema fun fact dei Muse, vi racconto che Shine, volutamente, è l’anagramma di Nishe, altra b-side di Hullabaloo e che vi invito ad andare a ripescare.

Shine rappresenta a tutti gli effetti una perfetta variazione di Bliss, sia a livello strumentale che a livello testuale. Protagonista del brano è l’”io di un tempo”, la ricerca della sua infanzia spensierata e sicuramente perduta. Questo tema è posto in contrapposizione con il mondo adulto e con tutto ciò che lo riguarda. E’ un brano molto romantico, che va in contrasto con la maggior parte delle cose che vi ho raccontato fino ad ora: i Muse sanno essere romantici, e sono anche molto bravi, ve lo assicuro.

Time Is Running Out

I Muse, con la pubblicazione di questo singolo e successivamente alla pubblicazione dell’album Absolution sanciscono il loro successo. La fama è nata, stando a quello che ha dichiarato il bassista Chris Wolstenholme, in tre minuti contati, dove, grazie alla telepatia tra Matthew e Dominic (il batterista), viene creato il riff ed il testo. L’idea iniziale era quella di fare qualcosa di ballabile, un po’ funky.

Il video merita sicuramente qualche parolina in più. La scena è un ovvio riferimento alla War Room del classico film di Kubrick Doctor Strangelove, in cui stanno cercando di impedire il lancio di una testata nucleare durante la Guerra Fredda. Gli attori ballano dentro ad una stanza, si muovono come automi, probabilmente scena voluta dallo stesso Bellamy per fare riferimento alle “solite” tematiche di controllo sociale e politico, contro gli oscuri poteri che controllano il mondo. Finirà mai questa sua ossessione?

Blackout

Sono stata a lungo indecisa se proporvi Blackout oppure Endlessly, ma quando mi è parso in mente il ricordo della lampadina mongolfiera che volava per lo Stadio Olimpico di Torino, la scelta si è, per forza di cose, spostata sulla prima. Blackout è stata scritta con solo un mandolino in Italia (dove Matthew viveva con la sua fidanzata Gaia) durante i primi anni della loro carriera. Il brano, prodotto insieme ad una orchestra sinfonica, è in tutto e per tutto una canzone d’amore (una delle poche), dove si esalta la bellezza e la vita. D’altronde, in Italia, che puoi fare se non parlare del bello?

Ruled by Secrecy

Ora che vi ho un po’ nauseato con temi amorevoli e dolci, vi racconto qualcosa di macabro. Ruled By Secrecy racconta di un’uomo che torna a casa dal lavoro completamente insanguinato, dopo aver perso la testa e aver ucciso e massacrato tutti. Anche qui non mancano riferimenti bibliografici. Stando a quello che la band ha dichiarato, il loro terzo disco si modella grazie ad un testo di Jim Marrs, in cui ottimi lavoratori sono costretti a seguire le direttive rigide dei loro capi. Insomma, l’analogia è forzata: e se il protagonista fosse impazzito stanco delle imposizioni della struttura lavorativa? Beh Matthew, sempre bello ascoltarti ma qualche volta sarebbe carino sentire qualcosa di un po’ più easy.

Starlight

Se c’è una canzone che non poteva proprio mancare in questa lista quella è Starlight: non perché è uno dei brani più conosciuti della band, non perché le sue note sono cantate e suonate da tutti almeno una volta nella vita, ma perché possiede uno dei testi più profondi e carichi di significato. I Muse se la passavano benissimo, suonarono per la prima volta headliner al Glastonbury Festival e tutti i loro concerti risultavano sold out: meglio di così non poteva andargli. Il padre di Dominic, un giorno, morì di infarto proprio durante i festeggiamenti del successo del figlio. Questo fatto scosse molto tutti i membri, che oltre ad essere colleghi, sono stati sempre migliori amici. Starlight nasce da questo momento buio e confuso, nel testo infatti emerge il tema della lontananza (soprattutto fisica) dai propri cari, dove Matt è il capitano di una navicella lanciata nello spazio (o una nave, come nel video), col compito di risollevare gli animi degli uomini in un duro momento. Io ho la lacrima facile, qui è difficile trattenersi, troppe emozioni!

Invincible

Se in Origin Of Symmetry era il testo di un fisico teorico a ispirare totalmente il concept dell’album, in Black Holes and Revelation è un libro di David Icke (un altro fedele alle teorie complottiste che tanto piace al frontman) a modellarne la struttura. Il testo di intitola Cronache dalla spirale del tempo e tratta soprattutto della potenza nella liberazione del potere dell’individuo, passando per alieni (il brano Exo Politics in cui prende ispirazione) e le solite teorie politico – complottiste. Cosa c’entra tutto questo con un brano così dolce e sensibile, direte voi. Le soavi note e la calda voce di Matthew cercano di narrare, tramite una marcia insolita, un invito all’ascoltatore a credere nei propri sogni, a non cedere (un po’ sullo stile di Butterflies and Hurricanes).

Resistance

Con Resistance (album) si apre la nuova era Muse e si chiude quella precedente, sia a livello tempistico (circa dieci anni dalla nascita), che sonoro. Per capire al meglio la struttura di questo brano, mi toccò, ancora una volta, rispolverare il buon vecchio 1984 di George Orwell, perché i riferimenti sono davvero espliciti: la psicopolizia del libro, la polizia del pensiero è descritta nel verso “You’ll wake the thought police”, il valore sovversivo dell’amore di Orwell diventa il canticchiabile in “love is our resistance” di Bellamy, e potrei anche continuare! La canzone, in parole spicce, parla di un qualsiasi amore che attraversi confini come la religione o forti convinzioni politiche e il successivo riconoscimento della non importanza e della divisione di tali credenze. Pure una banale storia d’amore dovevate complicare così tanto?

Exogenesis Symphony, part 3 (Redemption)

In questo momento potete tranquillamente preparare i fazzoletti perché se siete deboli di cuore o avete la lacrima facile quanto me questa potrebbe essere la vostra fine. In questa sinfonia, l’ultima registrata dalla band, sopra le note del Chiaro di Luna di Beethoven, si scaglia una vera e propria preghiera, dove sono gli umani a chiedere a dio o al cosmo di ricominciare e avere la possibilità di creare una nuova vita, un nuovo mondo, eliminando quello precedente, consapevoli della miriade di danni che noi uomini abbiamo commesso sul nostro pianeta. Una tematica, a parer mio, molto attuale, in linea con le lotte contro il cambiamento climatico, degli sforzi che molti stanno cercando di fare per salvare il luogo in cui viviamo, sia con piccole azioni che con grandi mobilitazioni. Bellamy caro, sarai per caso un veggente?

United States of Eurasia

Se mi chiedessero di scegliere una canzone che rappresenti la “nuova era” dei Muse probabilmente una delle prime che segnerei sarebbe proprio United States of Eurasia, anche se in un modo davvero poco palese (Undisclosed Desires invece in maniera decisamente palese). Il brano anticipa le tre sinfonie successive (molto alla Queen), riuscendoci alla perfezione. Ai primi ascolti non si nota veramente il passaggio evolutivo verso il nuovo sound, perché il tutto è coperto dall’arrangiamento che, diciamocelo, è meraviglioso. Alcuni suoni ricordano molto Black Holes And Revelation, mentre altri anticipano The 2nd Law: è un po’ la terra di mezzo. 

Da dove ha preso il concetto di Eurasia questa volta il nostro Matthew? La risposta è semplice: il famosissimo e celebre (??) Jimmy Carter, un esperto di geopolitica mondiale, che affermava che l’Eurasia (Europa+Asia) e la sua strategia potevano essere in grado di battere senza ombra di dubbio ogni sfidante, America compresa, se solo si fossero unite sotto la stessa bandiera. Insomma, con Bellamy le abbiamo lette tutte: fisica, geografia, politica, storia!

Survival

Sono convinta che The 2nd Law sia a tutti gli effetti l’album più sottovalutato della carriera del trio del Devon. Ma d’altronde chi vogliamo prendere in giro, si sa che i primi haters dei Muse sono gli stessi fan.

Ho scelto Survival perché, oltre ad essere uno dei pezzi meglio riusciti ed avere un video molto rappresentativo, è stata anche utilizzata come canzone ufficiale per i giochi olimpici di Londra del 2012 e ha fatto da colonna sonora alle varie competizioni in tutti gli stadi e palazzetti che hanno accolto le diverse discipline sportive, per tutta la durata dei giochi. Pensare che in circa 13 anni sono passati da suonare su dei piccoli locali delle periferie londinesi a produrre la canzone ufficiale delle Olimpiadi mi ha fatto molto riflettere. Questa non è solo la canzone olimpica, questo è il vostro inno!

Isolated System

Ho sempre avuto un debole per le canzoni “acustiche” dei Muse (le Exogenesis Symphony per prime) e nonostante il sound elettronico e più moderno, mi piace voler inserire questo pezzo in questo grande calderone. Isolated System rappresenta il fulcro dell’album, perché sono proprio le parole ripetute all’infinito all’interno del pezzo a dare il nome al disco. “In un sistema isolato l’entropia può solo aumentare”. Vi ricorda qualcosa? Beh, è la seconda legge della termodinamica, la vostra prof di fisica del liceo ve l’avrà fatta ripetere fino alla nausea per farvela metter in testa. Grazie a questo pezzo mi sono appassionata all’argomento (è durata poco, tempo di capire che la fisica non era proprio il mio forte) e mi sono immaginata come se quella voce nel pezzo fosse davvero una giornalista che aggiorna il mondo che la fine sarebbe stata presto vicina. Molto apocalittico, tanto che il brano è stato scelto come colonna sonora del film con Brad Pitt World War Z.

Psycho

Drones è, a parer mio, l’album più debole della carriera del gruppo (non me ne vogliano i fan, va a gusti raga), ma come in quasi tutte le cose, di aspetti da apprezzare ce ne sono, ed anche molti. Psycho è sicuramente uno di quelli perché è riuscito ad accontentare un po’ tutti, dai fan più nostalgici ai nuovi, che si sono avvicinati al gruppo grazie al ritmo incalzante e ad un testo interessante. Protagonista di Psycho è un drone umano, assoggettato alle regole dell’evoluzione e del potere, che hanno fatto di lui un assassino privo di sensi di colpa. Una metafora riuscita dell’alienazione di cui siamo tutti un po’ vittime. Questo, stando a quello che dice il frontman, è anche il tema centrale di Drones, che studia il viaggio di un essere umano, dalla sua perdita della speranza all’indrottinamento dal sistema. Il riff principale è noto come “riff 0305030”, risale al 1999 ed è stato precedentemente suonato ai concerti successivamente a Stockholme Syndrome e Map Of The Problematique.

Algorithm

Per concludere questa carrellata di brani ho scelto quello che, secondo me, rappresenta di più l’essenza dei Muse nel 2019. Simulation Theory, l’album da cui è tratto questo brano, ha una storia molto interessante e tratta di tematiche mirate, moderne, attuali: la realtà virtuale e il sopravvento della tecnologia nel mondo. Questa teoria si riflette anche nel sound dell’album, dove si utilizzano molti sintetizzatori e suoni elettronici. La prima volta che l’ho ascoltata, oltre pensare “ehi ma quand’è che ho fatto partire Stranger Things?”, mi sono chiesta se fosse una traccia interamente strumentale, ma in realtà la calda voce di Bellamy entra solamente dal minuto e quaranta: un peccato ed un piacere allo stesso tempo, perché grazie a questa scelta stilistica riusciamo a goderci a pieno la parte musicale che alterna un mood apocalittico-claustrofobico al sound elettronico che caratterizza l’intero album. Anche nella versione live il pezzo funziona molto bene, grazie alle fenomenali scenografie che solo i Muse sono in grado di regalare al loro pubblico.

Giada Agnoli

Ai concerti mi emoziono così tanto da dimenticarmi di respirare

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