8 canzoni che indagano il rapporto tra musica e sonno

by David M. Campese

Di notte tutto è diverso.

E’ come se le emozioni si amplificassero.

La notte è il tempo della festa e della riflessione.

La notte è dedicata al riposo.

Tutte queste frasi funzionerebbero ugualmente anche se come soggetto ci fosse la musica al posto della notte.

Quando c’è la musica tutto è diverso.

E’ come se le emozioni si amplificassero.

La musica è il tempo della festa e della riflessione.

La musica è dedicata al riposo.

Sì anche al riposo, perché musica e sonno condividono un grande numero di somiglianze: prima di tutto la lettera “s”, ed è già qualcosa.

Condividono sicuramente i tempi poiché entrambi hanno delle fasi di tensione e distensione così come la forma immaginaria e volatile. Sono scandite da un tempo, a volte regolare a volte irregolare, dipendentemente da ciò che si è mangiato per cena in alcuni casi. Musica e sonno condividono un mutuo scambio. Fra musicisti e pubblico. Fra ossigeno ed anidride carbonica.

Una cosa è certa, quando uno dei due manca si sta male. Senza il sonno la differenza fra giorno e notte si appiattisce in una zona grigia così come grigio diventa l’umore con la mancanza di musica, la quale accompagna e vivifica i momenti di gioia, di tristezza, di transizione.

Di seguito troverete otto canzoni legate al sonno lette in chiave personale. Enjoy.

Radiohead – Daydreaming

Dreamers
They never learn
They never learn
Beyond, beyond the point
Of no return
Of no return
And it’s too late

Chiamiamo sogno tutto ciò che si riferisce ad un altro spazio e ad un altro tempo. Un obiettivo futuro, qualcosa di immaginato nel sonno, persino qualcosa di reale che stiamo vivendo, così bello da sembrare distaccato dalla realtà.

Non accade lo stesso con la musica? Timbri, testi, inflessioni della voce. Sono tutti dettagli che possono catturare l’attenzione e traslarla nel mondo delle emozioni, tanto difficili da descrivere quanto i sogni.
Vi è mai capitato di svegliarvi da un sogno e di sperare che fosse vero? O di ascoltare una canzone che risuona così profondamente in voi da desiderare che non finisca mai? Si vorrebbe arrivare verso il punto di non ritorno in cui queste sensazioni possano prendere il sopravvento.

Si vorrebbe non svegliarsi più.

I Monster Daydreaming In Blue

I dream a dirty dream of you, baby
You’re crawling on the bathroom floor
You float around the room and you’re naked 

Musica e sonno sono senza regole. Nessuno fa musica nella stessa maniera, nessuno dorme nello stesso modo.

Quando si rompono le regole nella musica ciò che ne risulta sarà sicuramente interessante: una struttura della canzone che non corrisponde al ben conosciuto schema strofa – ritornello – strofa, una contaminazione fra due generi musicali apparentemente distanti fra loro (vedi la recente collaborazione fra Ozzy Osbourne e Post Malone nel nuovo Hollywood’s Bleeding), temi scomodi e provocazione. Il sonno non è da meno. Chi può dire di riuscire ad avere il controllo sul proprio sonno e soprattutto su cosa accade durante esso? Non si può decidere spontaneamente di sognare o meno, così come non si può decidere cosa sognare. Nei sogni può accadere ciò che non ci immagineremmo mai di dire, di amare, di avere il coraggio di fare. E in tutto ciò non c’è una regola, uno schema predefinito che ordina come e perché i sogni avvengono.

I sogni arrivano e basta, così come l’evanescente e tanto ricercata ispirazione.

 

The Wombats – Last Night I Dreamt

Then as I count sheep in my bed
A train of worry bullets through my head… 

La kryptonite del sonno è ovviamente l’insonnia.

Chi ne soffre lo sa. Si sta nel buio, per un tempo indefinito perché non si vuole controllare volutamente l’ora sperando che non sia presto mattina, a rimuginare su niente e su tutto, ma soprattutto, nel silenzio.

Il silenzio, come è stato dimostrato da John Cage, è musica.

Il silenzio è sempre intonato ed è difficile da eseguire per molte persone. E’ come la carta carbone che mette in evidenza tutto ciò che ci appoggiamo sopra, in questo caso, il treno di pensieri che l’insonnia genera.

Soffro di insonnia da più di tre anni ormai e da musicista non trovo periodo migliore della giornata per scrivere della notte. Il silenzio della notte rende ogni singola nota unica poiché in quel momento non c’è altro al di fuori di essa. La mancanza di sonno rende ogni parola essenziale, ne mette in evidenza il peso specifico. Ci fa accorgere di tutta la musica silenziosa che ci circonda e a cui non prestiamo attenzione durante il giorno: una macchina in lontananza, le cicale, le urla di chi fa festa, il vostro respiro.

La musica diventa il riempimento di una mancanza, e io lo trovo molto romantico.

Royal Blood – Sleep

I don’t wanna sleep
‘Cause I’ve had enough
Of the same ugly dream
I just can’t switch it off

Il sonno può rappresentare anche la cappa in cui i media, i governi ed il “buon senso” comune spingono tutti noi per poter essere meglio controllati.

Sono diverse ormai le situazioni di ribellione a questo “sonno”.

Ad Hong Kong la gente sta protestando da giugno nelle strade contro una legge che prevede la possibile estradizione dei cittadini al di fuori della regione. Dal 20 al 27 settembre si è tenuto uno sciopero mondiale contro il cambiamento climatico. Questa non è la piattaforma ed il luogo per discutere dei vari punti di vista sull’argomento, trovo però che gli ultimi avvenimenti verificatisi in Siberia ed Amazzonia facciano riflettere profondamente sulla condotta dell’uomo e sul suo impatto su questo pianeta. 

Nel sonno ci si riposa ma, purtroppo, il tempo per riposarsi sembra scarseggiare sempre più. Nel sonno si è indifesi dalle minacce esterne, per questo è necessario rimanere svegli.

La musica ha un legame intrinseco con la protesta (ne abbiamo parlato recentemente anche qui)

Sono stati scritti libri a riguardo e la storia è piena zeppa di riferimenti.

Si può andare indietro fino all’inizio del millennio scorso quando il potere della chiesa ha plasmato con la censura ciò che poteva essere musicato generando protesta. Alla fine dell’800, il rifiuto degli artisti verso la società ha dato il via alla nascita delle avanguardie in tutte le forme d’arte, fino ad estremizzarsi negli anni ’50 del secolo scorso con un vero e proprio rigetto dell’artista verso il pubblico. Il blues degli afro-americani e Bob Dylan con le protest songs. I Rage Against The Machine e ho detto tutto. Kendrik Lamar e la canzone Alright, diventata l’inno del movimento Black Lives Matter.

The Last Shadow Puppets – The Dream Synopsis

Isn’t it boring when I talk about my dreams?

Musica e sonno ci fanno sentire a casa.

Il sonno è quel momento della giornata in cui passiamo più tempo da soli con noi stessi. Certo, dormiamo a fianco di una persona, ma una volta chiusi gli occhi, che ci siano una o centomila persone attorno a noi, non fa differenza. Ecco allora che il caos della metropoli, degli impegni di lavoro o dei nostri stessi pensieri, non possono entrare in questo mondo fatto esclusivamente di respiri. E quando i colori del sogno colorano la tela nera del sonno, si crea un rapporto di intimità ancor più stretto con noi stessi. Il sogno nasce e muore nella nostra testa e nessuno, fra tutti i miliardi di persone di questo mondo, può accedere a questa esperienza poiché è unica per ciascuno di noi.

Rivivo la stessa sensazione di appartenenza esclusiva a se stessi nella musica.

Quante volte mi sono sentito noioso nel raccontare agli altri ciò che mi riguarda, specialmente i miei sogni, le mie aspettative per il futuro. Uno sguardo distratto o una faccia impassibile del proprio interlocutore e tutto ciò che esce dalla propria bocca sembra essere automaticamente etichettato come “noioso”. E’ allora che trovo rifugio nella musica. La musica non ha aspettative ed è soggettiva per ognuno di noi poiché può essere interpretata e modellata in maniera diversa da ciascuna persona a seconda del proprio stato d’animo, della propria cultura, del proprio carattere. Il potere della musica è quello di creare un mondo personale per ogni persona, proprio come avviene nel sonno, che permette (passatemi l’accezione “negativa” del termine) di isolarsi dal mondo circostante, ancor più se si considera che il mezzo di ascolto della musica più diffuso al giorno d’oggi è attraverso gli auricolari/cuffie.

Se avete bisogno di tempo con voi stessi, un bella dormita o il vostro album preferito possono fare al caso vostro.

 

Alvvays – Dreams Tonite

If I saw you on the street
Would I have you in my dreams tonight?

Nulla è eterno, dicono. Probabilmente hanno dimenticato Springsteen quella volta.

Le relazioni, nella maggior parte dei casi, con il tempo si ossidano. Diventano più profonde e forse proprio per questo è sempre più difficile arrivare in profondità. Sogniamo nuovi rapporti, sogniamo nuovi sogni. Ci dimentichiamo del punto di partenza e cambiamo percorso durante il viaggio per finire dove non credevamo di finire, a volte in bene altre in male. Siamo così immersi nel costante desiderio di cambiamento e di crescita che si finisce per dimenticarsi di tutto ciò che richiede del tempo, fino ad arrivare al non riconoscere più in sogno chi si ama mentre un tempo era l’unico protagonista di tutti i nostri sogni.

Succede le stesso con le canzoni a volte. Così come si sogna e desidera qualcuno così intensamente da consumarne l’immagine, così si ascolta e riascolta un brano, un album che ha segnato particolarmente un periodo della nostra vita o la vita stessa. All’ennesimo ascolto la pelle non risponde più alle sensazioni che si provavano le prime volte e piano piano ogni nota sembra essere svuotata da ciò che prima la rendeva essenziale. C’è una differenza però. Mentre i sogni rimangono nel mondo dei pensieri, la musica è invece vera, tangibile, solida. La musica è vibrazione ed energia che si sposta nell’aria fino ad arrivare a noi. La musica racconta di ciò che si vive nella vita vera giorno dopo giorno. E’ esperienza che diventa pensiero e si realizza in opera. Come può una cosa tanto complessa, affascinante e potente sbiadire? Può il consumismo bulimico di oggi aver divorato anche la musica?

LCD Soundsystem – How Do You Sleep

Erasing our chances
Just by asking
How do you sleep?

Ci chiediamo spesso di fronte all’ingiustizia come possano i potenti delle nazioni trovare riposo la notte mentre il mondo si scioglie pian piano.

A volte il sonno diventa una scusa per chiudere gli occhi e non voler vedere quello che sta accadendo. Si preferisce l’indecisione all’azione e così spesso i sogni rimangono solo sogni. Dormiamo ad occhi aperti e non ci accorgiamo del tempo che passa e delle occasioni che svaniscono perché, anche se fa male, avere il rimorso di non aver fatto qualcosa è più facile da digerire rispetto alle delusioni che arrivano quando si prova davvero ad agire.

Nell’industria della musica succede esattamente la stessa cosa. E’ più facile chiudere le orecchie ed aprire i portafogli. Ci sono scaffali pieni di centinaia di album mai pubblicati perché secondo qualche boss un album senza hit è un album da archiviare. Quanto è difficile emergere se non si segue ciò che passa in radio. La musica oggi è monouso e non c’è tempo e coraggio di investire in qualcosa che richieda attenzione per essere ascoltata. E’ più facile rimanere nel sonno delle canzoni estive che stanno al passo con i tempi ma che non hanno lo spessore per cambiarli questi tempi.

C’è bisogno di capire che finché si dipende dagli altri, dai governi, dalle etichette, da qualcuno più in alto di noi, non succederà mai niente. Bisogna diventare indipendenti e fare le proprie regole. Qualcuno prima o poi ascolterà.

The 1975 – I Like It When You Sleep, For You Are So Beautiful Yet So Unaware Of It

Before you go (please don’t go) turn the big light off

Ho sempre pensato che per cercare di imparare l’accento di una lingua straniera sia necessario esagerare ed enfatizzare leggermente la pronuncia mentre si parla. E’ necessario essere un po’ pretenziosi.

I sogni talvolta sono pretenziosi, così lo è la musica. Sono come l’amore ai tempi del liceo, pieno di per sempre. L’idea stessa di seguire un sogno e cercare di concretizzare qualcosa che esiste soltanto nella nostra testa è la perfetta rappresentazione dell’essere pretenzioso, così come quella di cantare, suonare e condividere un messaggio che si reputa importante di fronte a della gente.

E’ così bello esagerare e credo sia necessario per tenerci svegli quando le cose si affievoliscono nelle nostre relazioni, nel nostro lavoro, nei nostri sogni.

Non è facile non essere controllati dalla paura oggi ed il mezzo perfetto per poter sdoganare la libertà è l’amore.

Amore per una persona, per tutte le persone, per la musica e per l’arte, per l’ambiente. L’importante è che sia genuino e pretenzioso, quasi barocco, e che non abbia paura di essere giudicato da chi ha paura di amare, perché amare è un gesto che richiede di dimenticarsi di se e di proiettarsi verso l’altro, verso chi è nel dormiveglia di oggi.

Concludendo, senza il sonno e l’insonnia non avremmo tanti capolavori da ascoltare. Finchè ci sarà musica ci sarà protesta, contro chi vuole controllare tutto mettendo tutti a dormire. Stanotte non ho dormito ma, tutto sommato, come si può dormire quando c’è così tanta musica da ascoltare.

(Se pensavate che questo articolo fosse una playlist di canzoni indie per aiutarvi a dormire siete nel posto sbagliato. Vi basta sapere che Moby ha pubblicato due album, long ambients 1 & 2, descrivendoli così: “my suggestion is not to approach this as music, but to approach it as a sleep aid or tool”. Se Moby non bastasse, qualsiasi lavoro di William Basinsky andrà bene.)

Grazie a tutti i ragazzi di NoisyRoad per l’aiuto tempestivo nel suggerimento delle canzoni.

David M. Campese

Cantautore. E' più facile trovare una chitarra che una bella ragazza sul mio letto.

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