10 nomi internazionali che rendono la stagione invernale dell’Ohibò una figata

by NoisyRoad Staff

L’Ohibò è uno spazio magico che si nasconde in uno dei quartieri meno frequentati dalla gioventù nel movimento milanese, ed eppure offre una delle stagioni musicali più interessanti in Italia e si candida a diventare un nuovo locale di culto. Mettetevi comodi sui divanetti, osservate strani figuri giocare a biliardo, ammassatevi a fumare in giardino, ascoltate le storie di chi lì ha conosciuto Roberto Dell’Era o Pierpaolo Capovilla, non dimenticatevi di chiedere se fanno ancora i toast col pesto, e sentitevi subito a casa. In un periodo e in una città di locali e aperitivi anonimi, serate tutte uguali e gruppi di cui poi non ci ricordiamo neanche i nomi, l’Ohibò si candida quindi ad essere la nuova realtà degli indie-boys dell’underground milanese, quest’anno con un cartellone internazionale d’eccezione. Vietato mancare!

 

18 settembre – Julien Baker
Classe 1995. Se avete  23 anni passate le giornate a guardare i piccioni che vengono sbranati dalle cornacchie mentre dovreste fare la tesi per finire la triennale, che tanto non finirete mai (perchè se non dura sette anni che triennale è?), pensate che c’è una giovane cantautrice americana che ha esattamente la vostra età, e sta girando il mondo con uno degli album più apprezzati del 2017 (e che è già il suo secondo). Suona come Lorde o i Daughter, il tutto in una veste minimalista con retrogusto pop anni 2000 (forse non a caso è sotto la Matador Records). Se siete malinconici ragazzini dalla vita disastrata e state cercando una scusa per non finire la tesi della triennale, non mancate al suo concerto all’Ohibò.

Evento: https://www.facebook.com/events/924286334405250/

11 ottobre – Molly Nilsson

Classe 1984, dalla Svezia con amore, chioma giallo limone, una voce soave e bassa, Molly Nilsson ricorda una sorta di Ian Curtis al femminile in salsa anni ’80, sarà per i giri di basso che accompagnano le sue canzoni o per i testi malinconici. Grandi synth e tastiere danno vita ad un pop dalle venature cupe ma allo stesso tempo leggero, che fa venire voglia di rispolverare il vecchio mangiacassette dei nostri genitori e inforcare i Rayban Wayfarer di Tom Cruise in Risky Business e che sicuramente non deluderà i palati romantici e nostalgici. Nella sua bio Facebook si legge “DIY till I die”, infatti ciò che la rende speciale è il fatto che produca completamente da sé i propri brani e i videoclip. Arriva in Italia per presentare il suo nuovo disco 2020, in uscita il 21 ottobre.

Evento: https://www.facebook.com/events/1543995585746370/

19 ottobre – Yellow Days

E’ nel 2016 che George van der Broek, che con la sua band prende il nome di Yellow Days, ha cominciato a stregare la grigia Manchester rilasciando, a soli 16 anni, il suo primo EP Harmless Melodies. Sono bastati pochi mesi per fargli guadagnare la nomea di “prodigio dell’indie soul” da parte di NME, DIY e chi più ne ha ne metta, il tutto a titolo meritatissimo: ancora oggi alcune delle sue primissime tracce fanno parte dello starter pack del dreamy indie moderno, come ad esempio Gap In The Clouds, finita addirittura nella colonna sonora di Atlanta, telefilm di Donald Glover in persona. Oggi, dopo aver rilasciato il suo debut album, Is Everything Okay In Your World?, George vanta livelli di successo, esperienza e merito come poche volte visti da un’artista semi-emergente. Da grande fan quali siamo, non fatevelo scappare dal vivo; se cercate uno show che vi ricordi Mac DeMarco, senza crowdsurf e con meno sigarette sul palco, Yellow Days vi regalerà un’esperienza che vi farà ricordare perchè il dream pop è così dannatemente bello (non a caso è nella nostra lista di concerti imperdibili quest’inverno).

Evento: https://www.facebook.com/events/1529934197118189/

30 ottobre – Roosevelt

La coolness approda all’Ohibò. Roosevel, stage name di Marius Lauber, è un produttore, autore e dj tedesco, fattosi notare da Pitchfork già nel 2013, grazie al suo EP d’esordio Elliot. Elettronica alla francese la definirei, sofisticata, modaiola, di classe, da lounge bar, caratterizzata dall’uso massiccio di qualsiasi tastiera vi possa venire in mente. Il giovane non si è fatto notare solo dal magazine americano, che lo piazzò tra le best track della settimana, ma anche da gruppi elettro-indie quali Hot Chip e Crystal Fighters che hanno deciso di portarselo in tour. Dopo aver raccolto acclamazioni a destra e a manca, un debut nel 2016, In Italia sbarca per presentare il nuovo lavoro Young Romance, che si prospetta essere pieno di luce e sole.

Evento: https://www.facebook.com/events/1049912948524437/

6 novembre – Stu Larsen & Natsuki Kurai
Stu ha lunghi capelli biondi ed è originario di un paesino australiano nel bel mezzo del nulla, da diversi anni a questa parte non ha una residenza fissa, ma gira il mondo accompagnato solo dalla propria chitarra (qui la nostra intervista). Natsuki viene dal Giappone, ha due bimbe piccole e suona l’armonica.  Si sono incontrati oramai otto anni fa a Tokyo e, nonostante non parlassero la stessa lingua, sono diventati immediatamente amici e hanno iniziato a suonare insieme. Da allora hanno collaborato alla realizzazione di due ep, uno nel 2013 e l’altro nel 2018. Se avete voglia di passare una serata in compagnia di qualcuno che vive davvero di e per la musica, di fare il giro del mondo rimanendo seduti a gambe incrociate sotto il palco, mentre ascoltate un po’ di sano folk e sorseggiate una birra ghiacciata beh, non dovreste perdervi questo concerto per nulla al mondo.

Evento: https://www.facebook.com/events/179107056252748/

11 novembre – Ought

Sullo sfondo di una Montreal scossa da una serie di proteste studentesche, quattro ragazzi decisero di concretizzare ufficialmente i loro jamming universitari in una band completa: nacquero così gli Ought, dall’ormai lontano 2011 elemento chiave della più recente ondata generazionale di post punk. Contraddistinti da una personalissima reattività artistica e spontaneità critica,  quest’ultima figlia del loro background d’origine ed elemento caratterizzante dei loro testi, fecero sì che i riflettori puntassero subito su di loro grazie al debutto More Than Any Other Day. Da allora, nel giro di pochi anni, hanno infaticabilmente rilasciato due EP, un secondo album e il più recente Room Inside The World, uscito nei primi mesi di questo 2018. Un must per tutti i fan di un rilassato e ricercato revival art/post punk, a metà strada tra Joy Division e White Lies.

Evento: https://www.facebook.com/events/225381011621635/

15 novembre – Tamino

Jeff Buckley. Ecco le prime parole che mi sono venute in mente ascoltando Tamino. Il cantante, metà egiziano, metà belga, è la rincarnazione del cantautore americano. A partire dal fascino: capello leggermente mosso, pelle ambrata, naso un po’ alla francese, cornice perfetta di una voce profonda, calma, che sembra provenire da un’altra epoca spesso accompagnata da ritmiche leggere e lasciate in sottofondo per far sì che la voce sia l’unica protagonista della scena. Tamino è uno di quegli artisti un po’ malinconici, un po’ intellettuali, un po’ rilassanti, l’alternativa più sofisticata agli ultimi lavori di  Tom Odell e Ben Howard. Visti i diversi sold out in Belgio e Olanda, il ventenne promette bene, non ci resta che attendere il debut previsto per metà ottobre.

Evento: https://www.facebook.com/events/1878602448873172/

28 november – Canshaker Pi

Si torna all’indie delle origini, quello fatto di prove nel garage di casa con i vicini che si lamentano del volume delle chitarre troppo alto e la grancassa della batteria che fa tremare le pareti. I Canshaker Pi sono un quartetto di Amsterdam che si incastra nella più ampia e recente scena del guitar indie inglese insieme ai colleghi Shame e Hotel Lux. Pochi accordi, melodie grezze e sporche, assoli, head banging che danno vita a quell’indie da pub londinese per pochi intimi caratterizzato dall’odore stantio di birra in secula seculorum, ma che difficilmente arriva live nel nostro paese perché troppo emergente, ancora non assodato. Di sicuro non deluderanno i palati anglofoni, quelli più rock e più consoni alle vecchie e semplici melodie voce-chitarra-batteria, volenterosi di pogare dal momento in cui il jack si incastra nell’amplificatore.

Evento: https://www.facebook.com/events/1796739693776341/

30 novembre – Josh T. Pearson

Baffetto da film di Tarantino. Completo bianco e cappello da cowboy, manca solo uno stuzzicadante in mezzo ai denti. Un personaggio, prima militante dei Lift To Experience con cui ha inciso un disco interamente ispirato alla Bibbia (ma che, davvero?), poi solista con in archivio due dischi, tra cui l’ultimo pubblicato quest’anno, The Straight Love. Un concentrato di canzoni folk e ballate in puro stile americano, accompagnate da una grande chitarra acustica e alle volte da un fischiettio, che però non suona mai datato e provinciale, ma danno ai pezzi uno stile tutto proprio, particolare, moderno e allegro. Per una serata in cui viaggiare con la mente nel profondo Sud degli Stati Uniti.

Evento: https://www.facebook.com/events/2615802678645505/

1 dicembre – Rat Boy (Jacopo)

State odiando già il freddo, pur essendo appena il primo di dicembre? Bene, perché questo concerto vi farà sudare. Rat Boy, il progetto musicale del ventiduenne inglese Jordan Cardy, approda per la prima volta in Italia, con tutta la sua energia e sfrontatezza. Con un fresco sound guitar indie che si fonde con l’hip hop, Rat Boy ha rilasciato il suo primo atteso album, SCUM, nell’agosto del 2017. Come se non bastasse, nello stesso anno ha fatto da opening act per il tour inglese invernale di Liam Gallagher, ed un suo pezzo è stato pure campionato da nientemeno che Kendrick Lamar. Quindi, no, non avete ragioni per cui mancare.

Evento: https://www.facebook.com/events/260471058051078/

Articolo scritto da: Maria Vittoria, Federica, Morgana, Davide, Jack e Jacopo.

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