Hail, rain or sunshine: 9 previsioni meteo in musica

by Greta

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Alzi la mano chi NON si è mai ritrovato a parlare del meteo perché rimasto senza argomenti di conversazione. Nessuno? Come immaginavo. Del resto è abbastanza comune, quando di colpo cade un silenzio imbarazzato, improvvisarsi meteorologi (ehm…più o meno) con perle come «fa caldo oggi, eh?», «stasera dovrebbe rinfrescare però!», «non ci sono più le mezze stagioni», «è l’inverno più freddo dal 1810, lo dicono le statistiche». Eccetera eccetera. Le classiche chiacchiere da ascensore. Ma non siamo gli unici a prendere spunto dal meteo. Come potete vedere anche diversi artisti parlano di fenomeni atmosferici nelle loro canzoni. E tra allegre canzoni estive, ballate sulla pioggia, vento, nebbia e neve possiamo creare le nostre previsioni del tempo a base di musica. Pronti? Si va in onda!

T-SHIRT WEATHER – CIRCA WAVES

I remember t-shirt weather
I remember some days
We were singing our lungs out
In the backseat together
And the seatbelts were burning our fingers
In the t-shirt weather
I remember sleeping to the early afternoon

Mentre scrivo siamo nel pieno della bella stagione, veniamo da due settimane di caldo torrido – altro che “tempo da T-shirt”, faceva caldo anche in costume – mi sembra doveroso partire con un questo pezzo. Eccovi una canzone che racconta la storia di un’estate passata probabilmente già da un po’ – c’è un accenno ai 17 anni, che «went far too quick», ma il frontman Kieran Shudall ha menzionato addirittura la sua “childhood” in un’intervista – e che riesce a farci ricordare la spensieratezza dell’essere giovani, evocando le immagini di quei giorni che non finiscono mai passati a cantare insieme. Si è consapevoli che questi tempi sono ormai lontani, e quasi non si può far altro che abbandonarsi alla nostalgia. Ma poi si pensa che, nonostante tutto, l’estate tornerà, «it’s going to be ok». Amo questa canzone. Certo, non dico che sia profonda, ma la trovo bellissima nella sua semplicità. Probabilmente sto invecchiando, proseguiamo.

SUN – TWO DOOR CINEMA CLUB

Over and over many setting suns
I have run, I have waited for the rain to come
When through that mist I see the shape of you
And I know, and I know that I’m in love with you

Rimaniamo in tema sole/caldo. Ma prima che possiate immaginare un’altra canzone che parla di estate e di vacanze in stile «per quest’anno non cambiare stessa spiaggia stesso mare», vi anticipo che in questo brano del 2012 il sole compare praticamente solo nel titolo. Qui si parla di lontananza e del desiderio di rivedere la persona amata. La canzone usa diverse immagini che fanno riferimento a fenomeni meteorologici, come la pioggia che cade e si perde nel mare e il vento che ti trasporta. Ma ecco che alla fine il sole compare. Anzi, sono tanti soli. Tanti tramonti. Attraverso i quali il nostro protagonista ha “corso” per raggiungere la persona che ama. Anche in questo caso, immagini piuttosto semplici ma efficaci.

THE WIND – THE FRAY

Oh my God, I think I’m lost at sea
And these silent waves are my company
And I lost the line between the sky and sea
And I’m wondering will the wind ever come for me, yeah

‘Cause I don’t know
I don’t know where I am
Can you tell me
Will I break or will I bend?
Will the wind ever come again?

Cambiamo decisamente tono, oltre che condizione climatica. Allontaniamoci dal sole, qui il protagonista è il vento. Si cambia registro perché questa canzone parla di un momento difficile, di un periodo cupo della vita. Per capirla meglio possiamo considerare che è autobiografica, dal momento che è stata composta dal chitarrista Joe King dopo un divorzio. King racconta di essersi sentito come gli esploratori che si trovavano in mezzo al mare – persi, isolati, con solo le onde come compagnia – ad aspettare l’arrivo del vento. Il narratore sa che il vento rappresenta la salvezza («My troubles are gone if the wind ever comes for me, yeah»), perché è l’unico elemento che può spingere la nave verso casa. Ma non può fare altro che chiedersi se questo vento tornerà mai. E se anche arrivasse, come reagirebbe il nostro esploratore? “Si piegherà o si spezzerà”? Ne uscirà più forte, o sarà del tutto sopraffatto?

VALIUM SKIES – THE VERVE

She got all I need
The air I breath
When it comes to my valium skies
She doesn’t mind if I cry

“Cielo molto nuvoloso o coperto nel pomeriggio con maggiori addensamenti in pianura”, come direbbero le previsioni. E questa è la condizione atmosferica – molto inglese – che domina questa canzone. Il “molto inglese” non è detto a caso: secondo il frontman Richard Ashcroft il termine “valium skies” descrive proprio quel cielo che si vede spesso nel nord dell’Inghilterra, in campagna, quando le nuvole grigie sono così basse che ti sembra di poterle toccare. L’immagine è molto vivida, decisamente realistica, anche se questa definizione nella canzone viene usata come metafora per parlare della depressione. Anche sulla copertina dell’album da cui è tratto questo brano, Forth (2008), ci sono delle nuvole.

I AM THE RAIN – PETE DOHERTY

I am the rain
Held in disdain
Lotions and potions just add to my fame
The rime that in spain
Fall on the plain

The truth is I’m ruthless
I can’t be contained

Abbiamo parlato di nuvole, ecco che arriva anche la pioggia. E tra riferimenti colti a My Fair Lady The rime that in spain/ Fall on the plain»), la canzone nomina gli altri fenomeni meteorologi che spesso accompagnano o si contrappongono alla pioggia. Le nostre vecchie conoscenze: vento («my friend the wind») e nuvole («my mother the cloud»). Ma anche – e tra un po’ ci arriviamo – la neve («my cousin the snow»). E compare il grande rivale della pioggia, il sole («my rival the sun»). Come vedete, questa è probabilmente la canzone più meteorologica che ho menzionato, in cui si nominano praticamente tutte le condizioni climatiche. E in tutto questo il narratore sceglie di identificarsi con la pioggia, spesso disprezzata, forse perché definita “ruthless”, e incontenibile. Curiosità sul vento “amico”, «my friend the wind»: nella canzone Shadows Fall di Carl Barat, amico di vecchia data di Pete Doherty nonché compagno di band nei Libertines, compaiono i versi «And one day we’ll meet again/ I’ll be wind/ You’ll be rain».

STORMY WEATHER – PIXIES

It is time
It is time
It is time
For stormy weather

E se la pioggia di prima aumentasse? “Possibili temporali all’inizio della settimana” (anche questo da leggersi con il tono del meteo reporter). Questo è il tempo che viene preannunciato anche in Stormy Weather. Che però ha come sole lyrics i versi che ho citato qui sopra, ripetuti più volte. Spazio all’interpretazione, quindi. Cosa si intende secondo voi con “stormy weather”? É anche questa una metafora, o i Pixies ci stanno solamente avvisando dell’arrivo di un temporale, quindi non fermatevi sotto gli alberi e attenti alle possibili grandinate? Nel dubbio, ascoltiamo.

THE FOG – BIFFY CLYRO

I’m gonna tumble to the centre of the square
There’s a triangle I wanted to see

The fog has cast a shadow homeward
We’re losing our direction
So forget the whole thing

Cari lettori, ecco a voi la condizione meteorologica più amata del nord Italia, la nebbia! E basta, non farò altri commenti su questo argomento, ma chiunque sia mai uscito in una sera d’autunno nella Pianura Padana mi capisce. Bene, adesso concentriamoci sulla canzone, tornando seri perché ancora una volta siamo davanti a un pezzo non esattamente allegro. Questo brano a detta della band si ispira alle colonne sonore dei film del regista John Hughes. In effetti, la strofa citata qui sopra – in cui la nebbia compare – ha qualcosa di cinematografico. Troviamo ancora il tema del sentirsi persi, in questo caso nella nebbia fitta, che non lascia vedere dove stiamo andando. The Fog è una canzone composta interamente al piano, e in fase di registrazione l’intenzione è stata quella di rendere anche il suono “nebbioso”. La parte finale è interessante: i Biffy Clyro sostengono di averla creata per dare l’impressione che qualcosa si stesse rompendo. In pratica la ascolti e pensi che la musica stia facendo deteriorare le casse. Secondo me l’intento è riuscito, sentite un po’.

THE LAST OF THE MELTING SNOW – THE LEISURE SOCIETY

And America
Seems an awful long way to go
As we hide ourselves
In the last of the melting snow

Devo ancora parlare del freddo, al momento – nota personale: per fortuna! – ancora lontano. Partiamo con la neve. E se le canzoni in cui si parla della neve sono spesso a tema natalizio – o comunque in qualche modo rimandano al periodo delle feste – quella che vi invito ad ascoltare è stata scritta la notte di Capodanno, ma è quanto di meno festoso si possa immaginare. La solitudine pervade questa canzone, insieme al senso di sconfitta. Non c’è più niente che si possa fare per migliorare la situazione, solo nascondersi nella neve che si sta sciogliendo. È stata scritta dopo una rottura, quindi i sentimenti descritti sono quelli che si provano alla fine di una storia d’amore – nel caso della canzone, durata nove anni. Ho infierito abbastanza, passiamo alla prossima.

COLD NIGHT – YOU ME AT SIX

It was a cold night, we laid with each other just to stay warm
Up all hours, not for the last time

[…]

It was a cold night, the talk of forever kept us warm
But even forever, doesn’t last that long
I say, say you’ll never, say you’ll never change

Proviamo con una canzone giusto un pochino meno triste, per quanto possa esserlo un pezzo con “cold” nel titolo. Qui si gioca sulla contrapposizione tra il clima rigido che c’è fuori e le promesse che il nostro protagonista scambia con la persona amata. Non sprizzerà allegria, quel «but even forever, doesn’t last that long» a me lascia qualche dubbio, ma un po’ di speranza che la storia questa volta finisca bene c’è. La canzone dice anche: «I knew the moment I met you/ I could never lose you». Dai!

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