Apparat dal vivo è uno di quei live che chiedono tempo, quasi imponendo una certa andatura, differente da quella solita. Non entra subito in circolo, non si concede immediatamente: prende quota lentamente e - in questo caso - solo nel finale riesce davvero a compiersi.

A pesare è soprattutto la gestione dell’inizio. L’apertura alle 21:15 con Bi Disc funziona a metà, ma è il vuoto successivo a lasciare perplessi: quindici minuti di pausa prima dell’ingresso sul palco che spezzano il flusso e raffreddano l’ambiente. In un live costruito sulla continuità emotiva, sarebbe stato naturale immaginare un passaggio di consegne più fluido, quasi narrativo (come accaduto l'anno scorso, alla Cavea, con Hiroko Hacci durante un set di Jamie xx), dove il cambio palco è diventato parte integrante dell’esperienza. Qui invece, anche se si tratta di tutt'altro genere, resta una cesura netta, difficile da riassorbire nei primi minuti.

E infatti l’avvio di Apparat fatica a trovare subito un centro. I brani si dispongono con eleganza, ma senza ancora mordere davvero. Poi, progressivamente, qualcosa si allinea. I pattern si dilatano e la dimensione si sposta altrove, diventando più immersiva e ipnotica. È in questa fase che emergono i momenti migliori. Gli archi, in particolare, sono decisivi: non semplici ornamenti, ma una forza propulsiva che ridefinisce i brani di A Hum of Maybe, l'ultimo lavoro di Sascha Ring. Dal vivo acquistano una densità e una potenza che in studio risultano più controllate, quasi compresse. An Echo Skips A Name è forse il punto più alto in questo senso, per equilibrio, tra costruzione e impatto emotivo. Quando il concerto finalmente decolla, lo fa senza più esitazioni. Il finale è compatto, capace di restituire una direzione chiara a tutto ciò che prima sembrava sospeso. Caronte, primo dei due bis, arriva come uno scioglimento: è lì che il live si apre davvero, trovando quella spinta che fino a quel momento era rimasta in potenza. Ma forse arriva troppo tardi.

Resta la sensazione di un concerto imperfetto nella struttura, ma riuscito nella sua traiettoria. Un live che parte in salita, si perde per un tratto, e poi, con decisione, trova la sua forma, portando lo spettatore esattamente dove voleva. Altrove.
Fotogallery del concerto all'Alcatraz di Milano a cura di Maria Laura Arturi.